XIV-Disturbia

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Alice camminò avanti e indietro, scrutando uno a uno i quattro individui e dondolando il coltello davanti a loro. Nora intanto la osservava, lei non sapeva da dove e come avesse capito chi potesse essere il colpevole, ma ormai si era abituata alla stranezza che la circondava.
Alice si fermò, impugnò saldamente il coltello, prese un profondo respiro e -sei tu l'assassino!-. Puntò l'arma contro il sospettato, il quale non fece alcuna reazione, anzi rimase impassibile, mentre gli altri si voltarono tutti all'unisono a osservarlo, scrutarlo attentamente. -Era abbastanza ovvio in realtà- disse - ho ascoltato le vostre conversazioni parola per parola, e sono subita giunta ad una probabile conclusione utilizzando la logica. Infatti ponendo come vera la tua frase, tutte le altre perdevano di valore.- Alice fece un enorme sorriso -e come si suol dire "l'eccezione che conferma la regola" tutto conduce a quella determinata persona. Poi la mia collega, Noruccia, ha trovato l'arma del delitto- e indicò con lo sguardo il coltello che aveva in mano -con scritte queste iniziali- e girò il manico del coltello, dove, pulendolo leggermente dalle incrostazioni di sangue, si poteva leggere, scritte in caratteri cubitali: "A. G.". In quel momento, un tuono illuminò la stanza, e Nora ebbe finalmente l'illuminazione: una delle ultime cose che aveva notato nella stanza, era la presenza di quattro quadri, ben nascosti nell'ombra, e su uno di essi, quelle stesse iniziali. Ora era tutto chiaro, quell'elmo non poteva che creare ulteriori certezze, era stato lui.
Finito tutte le spiegazioni, la stanza, che sembrava, in qualche modo, averla sentita, cambiò: ora era completamente buia, eccezione fatta per un'unica lampada che illuminava solamente il cavaliere. Egli si prostrò in ginocchio davanti ad Alice, abbassando lo sguardo e fissando solo il pavimento. Sembrava fin troppo chiaro cosa doveva essere fatto, era la stessa stanza a chiederlo "UCCIDILO!".
La ragazza rimase impassibile, con il coltello in mano, osservava il povero uomo dinanzi a lei, le bastava un solo gesto per avanzare, in fondo era tutto solo un gioco. Aveva capito cosa bisognava fare: come è sempre stato fino ad ora, un gioco dove le condizioni sono molto severe. Lo era con quel lupo, lo era con i manichini, con molti altri ancora. Nessuno aveva osato toccarla, era lei stessa a non permetterlo, lei non avrebbe mai perso.
Alzò la mano che impugnava il coltello e con un gesto fulmineo, una sottile linea rossa apparve sulla gola dell'individuo, che cadde senza neanche un lamento. Alice era in estasi, poteva sentire i filamenti di carne e muscoli, tagliati uno a uno dalla lama, slacciarsi per poi non ricongiungersi mai più.
Nora osservò la scena senza poter fare niente, cercò di avvicinarsi ad Alice, ma qualcosa nell'ombra le teneva bloccata. Appena la vide alzare il coltello, una sensazione mista di orrore e paura la colpirono nel petto, chiuse gli occhi, poi un scintillio e niente, non c'era più niente.
La stanza si illuminò come prima, anche se in una strana tonalità più rossastra e ciò che era rimasto tra quelle mura, ciò che vide le raggelò il sangue. Dove era il cavaliere era rimasto solo un grumo di sangue, e degli altri tre individui solo la testa, immersa in una pozza di sangue. Tutti avevano la bocca spalancata in una sorta di smorfia, gli occhi vitrei che sembravano fissarla.
No aspetta.
Non fissavano lei.
Alice era ancora lì, ferma davanti al grumo di sangue con il coltello in mano. Aveva gli occhi spalancati e il suo sorriso, però più marcato, forzato e incredibilmente inquietante. Non si muoveva.
Nora  le si avvicinò lentamente. Misurava bene ogni passo e più si avvicinava, più la sensazione di voltarsi e scappare era più forte. Ma passo dopo passo, si avvicinava sempre di più. Finché non riuscì a toccarla sulla spalla.
Alice si voltò lentamente verso la fanciulla, quando i loro occhi si incrociarono, la sua espressione cambiò -Noruccia- sussurrò.
Nora non poté che tirare un sospiro di sollievo.
Intanto dietro di loro un suono di campanello e il quadro del cavaliere, si aprì, rivelando una maniglia.
-La porta, Noruccia, dobbiamo andare- e Alice parti verso la maniglia.
Nora non la seguì, se lo sentiva, era tutto troppo facile.
Infatti appena Alice toccò la maniglia, la chiazza di sangue cominciò a bollire. Ogni bolla di sangue scoppiettava, e lasciava una specie di fumo rossastro che piano piano inondava la stanza e un fischio tremendo risuonava nella sua testa, impedendole di pensare.
La fanciulla arretrò tentando di mettere più distanza possibile tra lei e quella chiazza prima che fosse troppo tardi. Alice d'altra parte osservava inorridita -Presto, Noruccia, vieni!-.
Quando tutta la chiazza venne consumata in fumo, quest'ultimo cominciò a solidificarsi, prendendo una forma ben definita. Prima i piedi, poi il corpo, le mani e infine la testa. Ciò che le si formò davanti era il cavaliere. Cupo, senza espressione, senza vita, ma percepiva una immensa rabbia. Non aveva occhi, sotto l'elmo si intravedeva solo il buio, mentre la bocca era essiccata, increspata, sembrava come se fosse morto e lasciato lì da anni. Le fissava con la spada sguainata. 
La musica, l'atmosfera che c'era in quella stanza cambiò di colpo. Ora era più pesante, la stessa atmosfera a cui Nora ormai si stava abituando, ma che le fermava il cuore, la bloccava, le prendeva la mente e ci giocava. Una sensazione che la tormentava, di cui non riusciva a liberarsi e che sempre le era davanti, la ostacolava. Nora cadde a terra in ginocchio, con le mani teneva la testa. Non riusciva più a muoversi.
Alice vide Nora cadere a terra. Non ci  pensò due volte: si lanciò verso di lei prendendola per un braccio. -Andiamo, Noruccia, dobbiamo uscire di qui!-.
-Assassina!- un urlo, era il cavaliere. Si lanciò verso di loro, la spada luccicava di uno strano colore rosso. Alice riconosceva la sete di sangue, e non aveva intenzione di lasciare che ottenesse la sua vendetta. Con un sforzo alzò Nora e se la mise sulle spalle e si diresse verso la maniglia. -Prova a prendermi, idiota!- e con una linguaccia, saltò verso la maniglia. Il cavaliere per poco non sfiorò Nora, Alice prese le maniglia con una mano e la stanza e tutto ciò che vi era dentro, sparì per sempre.

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