A caccia di regali

1.1K 115 2


Tristan si alzò per ultimo, essendo rincasato tardi. Sentiva già movimento in giro per casa e immaginò che fosse Dayton, il solo così attivo di prima mattina. Odiava le persone attive appena alzate, specialmente se gli parlavano, e lui aveva la sfortuna di vivere con una di loro.

«Tris, eccoti» lo assalì Dayton, rinforzando quel fastidio. «Siedi, presto, che devo dirti una cosa» e gli fece cenno di raggiungerlo al tavolo. Dall'altra parte c'era Leroy, che lo guardava.

«Chi ti dice che voglia sentirla?» borbottò Tristan, avvicinandosi con gli occhi semichiusi e spettinato. Si sarebbe servito da solo, se Leroy non lo avesse anticipato versandogli il caffè in una tazza e macchiandolo col latte per lui. Gli lanciò un'occhiata sospetta, ma Leroy glielo preparava sempre. Anche quando litigavano.

«Sto uscendo con Nat» annunciò felice Dayton, ignorando gli sguardi fra i due.

«E io che la facevo più intelligente.»

«È molto intelligente. E ci divertiamo, sai?»

«È un modo di dire che ho vinto la scommessa? Allora sì che mi interessa. Fuori i miei soldi.»

«No, ancora no. Ma ieri abbiamo fatto un giro, ci siamo scambiati i numeri, e credo ci sia possibilità di frequentarsi sul serio.»

Tristan sbuffò. «Bene. Hai finito? Mi sono alzato da sessanta secondi e me le hai già rotte.»

«Ma perché nessuno mi vuole ascoltare? Meno male che ho Roy.»

«Dov'è il marmocchio?»

«A sbrigare cose per l'università» lo informò Leroy. «Pensavamo di fare un giro tutti insieme, nel pomeriggio. Sai, per i regali natalizi. Fra due settimane ci siamo.»

«Oddio, vorrei morire e risorgere nell'Anno Nuovo.»

Dayton rise e gli diede una pacca sulla spalla. «Dai che ci divertiamo! Vieni, no? Almeno lo tiriamo su.»

«Perché?»

«Ha avuto un piccolo attacco disforico, ieri» spiegò Leroy. «Niente di grave, ma insomma, meglio distrarlo un po'.»

«Un piccolo attacco cosa?» chiese Dayton, battendo le ciglia con perplessità. «Di che ha paura? Ragni? Insetti?»

Tristan gli diede una spinta. «Non fobico, idiota, disforico. Mai sentito parlare di disforia?»

«Ah, sì, sì. Ma scusate, non è normale che lo sia? Disforico, dico. I trans soffrono di disforia o non sarebbero trans.»

«La disforia non è quello» precisò Leroy, svuotando la lavastoviglie e spostando i piatti nei mobili. «Non è il fatto di sentirsi nel corpo sbagliato, ma è l'umore basso e nervoso che può causare. Non tutti i trans sono disforici o non lo sono sempre, alcuni stanno bene psicologicamente. Lo sono quando soffrono per questa cosa. È quella, la disforia.»

«Ah. Okay, penso di aver capito. Allora portiamolo fuori, non lo voglio disforico» sorrise. «Farà bene anche a te, Tris. Di recente sei sempre incazzato, forse devi provare qualche nuova esperienza erotica. Oppure trovarti un partner che ti soddisfi per bene invece di fartene diversi e incapaci» e lanciò un'occhiata a Leroy, che sembrava indifferente alla conversazione. Invidiò la sua capacità dissimulatrice. «Va beh, io vado sotto la doccia.» Lasciò la sala fischiettando, seguito dagli occhi dei suoi amici.

«Quello stronzo è felice come una pasqua» borbottò Tristan. «Almeno vincerò la scommessa.»

«Tris.»

Lui sollevò gli occhi su Leroy, in un tacito consenso a proseguire.

«Vieni, vero?»

«Perché no. È un modo per spender soldi, e poi qualcosa devo comprarlo anche io.»

Lexington AvenueDove le storie prendono vita. Scoprilo ora