Il Ringraziamento (II parte)

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***AVVISO***

Ciao a tutti,

prima di lasciarvi alla lettura del capitolo, ci tenevo a dire due cose: la prima è ricordare che, per chi fosse interessato alla storia completa di Lexington Avenue (qui presente solo in parte), l'ebook è disponibile online su tutte le piattaforme, fra cui Amazon e Kobo. 

La seconda è che sto per pubblicare, in attesa del secondo volume della storia, un racconto gratuito dedicato a Leroy e Tristan durante la loro adolescenza. Lo metterò *integralmente* anche qui su Wattpad, domani. Perciò, se ancora non mi seguiste, fatelo ;) così riceverete l'avviso della pubblicazione del racconto. Nel frattempo vi lascio alla lettura del capitolo.

Buon proseguimento a tutti ;)

~M~

***

Nel pomeriggio assistettero a un'altra parte della sfilata del Macy, e, sulla strada di ritorno verso la vecchia Lex, visitarono il Villaggio dell'Inverno di Bryant Park: centoventi bancarelle, chioschi e stand dove scegliere i primi regali di Natale, e una pista di pattinaggio. Oliver lo aveva adocchiato nelle settimane precedenti, passandoci soltanto e sfruttando quell'occasione in compagnia dei ragazzi per esplorarlo meglio. Ignorava che anche quel posto, come le altre mete della giornata, fosse una deroga d'eccezione per lui.

«Nanerottolo, ehi» lo destò Dayton, scuotendolo. «Ci sei? A proposito di hockey, rugby o football, ma tipo, se qualche volta avessi dei biglietti, ci verresti a vedere una partita?»

Oliver assunse un'espressione sorpresa, e, con lui, anche Leroy e Tristan. Annuì piano, pensando che fosse una proposta sul momento destinata a essere dimenticata.

«Ottimo. Almeno so chi portare, visto che Roy non distinguerebbe uno sport dall'altro e mi divertirei più con sua madre, e Tris, beh... Tris penserebbe alle mazze sbagliate. Ora andiamo a finire la serata in un bel localetto e dritti a casa, mi sembri infreddolito» e lo tirò con sé, circondandogli le spalle con un braccio.

«Però stavolta niente di lusso, voglio pagare per me.»

«Oh, va bene!»

Tristan e Leroy si sorrisero e li seguirono, reprimendo i rispettivi pensieri. Si fecero seri.

«Capii subito perché insistevi a guardare le partite» rivelò Leroy, pensando al passato. «Ci tenevi a vederle eppure non sapevi mai un punteggio. Non avevi idea di come si posizionassero le squadre, chi vincesse e chi perdesse, l'andamento delle stagioni.»

Tristan rise. «Eh no, chi se ne fregava. E tu perché le seguivi, se non ti interessavano né lo sport né i maschi sudati?»

«Perché c'eri tu, volevi andarci tu. Ti facevo volentieri compagnia, anche quando si trattava di guardare quei cretini al liceo, incluso Jimmy Ray.»

«Oddio, Jimmy Ray» rise ancora Tristan, ricordando quei tempi. «Che figo che era.»

«Sì, proprio. Un coglione.»

«Lo era, ma era anche figo, chi se ne fregava che fosse pure coglione. Aveva un pacco pazzesco.»

Leroy sospirò, infastidito. «Ah, certo, era quello che contava.»

«Credo che stia facendo l'allenatore in qualche cittadina dell'Illinois... che sfigato.»

«Che importa? Ti piaceva. Ti piacerebbero anche oggi, lui e il suo pacco pazzesco.»

«No, ci scoperei e basta. Non lo cercherei di certo, il giorno dopo, come non cerco nessuno. Quelli vanno bene solo per una cosa.»

Leroy guardò davanti gli altri ragazzi. Dayton doveva aver detto qualcosa, perché Oliver gli stava dando una "gomitata punitiva", come ormai chiamavano quel gesto quando se lo scambiavano per zittire qualcuno. Desiderò raggiungerli e ridere con loro, in quel momento in cui sentiva invece la tristezza incalzare. Tristan diceva "solo per una cosa", eppure, per lui, quella cosa importava. Valeva. "Quella cosa" con Tristan a lui sembrava tutto, e pensare che persone senza importanza l'avessero goduta lo aveva tenuto sveglio infinite notti. Si era sentito brutto e noioso, ai tempi del liceo, quando Tris aveva guardato tutti gli altri ragazzi riempiendoli di complimenti e appartandosi con loro. Lui non praticava sport, non ne aveva tempo né grande interesse, preferendo le materie e le attività concettuali; era stato magro e privo delle forme che piacevano a Tris, ma, in quegli anni, aveva iniziato ad allenarsi in atletica perché lo notasse. Senza successo, a quanto era parso. «Devono essere ancora sudati, fighi e pompati, per piacerti?» domandò.

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