Il Ringraziamento (parte I)

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Fu solo per Oliver che, nel giorno del Ringraziamento, andarono alla Parata del Macy. Desiderava vederla, e i ragazzi avevano dato per scontato di portarcelo senza nemmeno il bisogno di accordarsi in merito. Lui era pronto di primo mattino, eccitato, e studiava di nuovo la mappa del percorso che la celebrazione avrebbe compiuto, mentre Leroy chiamava gli altri.

«Quella sciocca parata dura tutto il giorno» si lamentò Tristan, ancora a letto. «Possiamo andarci con comodo.»

«Andiamo, Oli non c'è mai stato. Vuole godersi gli spettacoli e girare per Manhattan in festa. Ci divertiremo.»

«Possiamo divertirci con comodo, non per forza dalle nove del mattino.»

«Fate come volete. Io e lui andiamo, al massimo ci raggiungete.»

Tristan si arrese, intenzionato a non lasciarli soli. «E va bene, va bene. Che palle, però» borbottò, dirigendosi sotto la doccia.

Dayton, a differenza di Tristan, si svegliava di buonumore, loquace e già pieno di energie; e si lasciò contagiare ulteriormente dall'entusiasmo di Oliver. Lo trovò in sala, in attesa, e vederlo fremente come un bambino che aspetta di andare al Luna Park lo rallegrò del tutto. «Non vedi l'ora, eh?» lo punzecchiò.

«Le nostre parate sono piccole e semplici» raccontò, alzando le spalle. «Il massimo che sfila è una jeep dell'esercito con un pupazzo sopra.»

«Sarei curioso di vedere.»

«Meglio di no, credimi.»

«Se mi rispondi così è d'obbligo» rise, versandosi il caffè e apprestandosi a far colazione.

Oliver non badò al fatto che Dayton prendesse davvero il telefono con l'intenzione di fare ricerche in merito. Fu assorbito dal ricordo di qualche occasione passata, a Morgantown, quando si tenevano le parate cittadine e lui ci andava con sua sorella.

«Ehi, Kim!»

«C'è Jake» constatò Kim sottovoce, dandogli una gomitata. «Raggiungiamolo.» Lo tirò da un braccio verso il marciapiede dove Jake e alcuni suoi amici sedevano per assistere alla parata del Giorno dell'Indipendenza. Ricordava la brezza estiva sulla pelle, e lo sforzo che aveva fatto per trovare vestiti che potessero coprirlo a sufficienza senza fargli patire troppo il caldo.

«Ciao, Jake» salutò Kim, avvicinatasi.

«Anche voi a gustarvi la grandiosa parata del Giorno dell'Indipendenza, le cui maggiori attrazioni sono i bambini delle scuole elementari che ballano o i camion dei pompieri con le luci accese?»

Kim rise. «Beh, i bambini sono carini. Scusate, ci sono alcuni amici» improvvisò, per lasciare Oliver con lui. «Torno subito» e gli fece l'occhiolino, prima di dirigersi verso un gruppo di conoscenti che aveva avvistato.

Jake gli sorrise, e lui ricambiò senza proferire parola. Sarebbe rimasto lì in piedi a guardare la parata e aspettare il ritorno di sua sorella.

«Ti piace?» chiese Jake.

«È carina. Vivace.»

Jake rise, scuotendo la testa. Sembrava divertito dalle parole che aveva usato Oliver. «Si salva la sfilata delle auto d'epoca. Passano bei gioiellini.»

«Morgantown è piccola, è questo che può permettersi.»

«Ciao, finocchio!» urlò Nathan, davanti a tutti, passando in macchina coi suoi amici.

«Ciao, tesoro» ricambiò Jake agitando una mano e con voce volutamente effeminata. Quelli risero sprezzanti, ma attorno a loro la gente sembrò invece divertita.

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