Capitolo 25 - Claudio e... Claudia

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"Avere una figlia è senz'altro la migliore garanzia contro la noia" (Pam Brown)

E' lunedi mattina, riposata e senza più occhiaie da Jet Leg, salgo le scale dell'Istituto di Medicina Legale di Roma con calma. Tengo Claudia per mano e il suo chiacchiericcio tiene compagnia ai miei pensieri e mi trattiene dal fare voli pindarici e dalle mie fantasie.
Lei rappresenta il mio «io» terreno. Lei è la mia concretezza. Grazie a lei, e a Leo, non sono più la ragazzina ingenua che ispirava tenerezza a Claudio, la sciocchina che lui si è portata a letto in un congresso a Taormina tanti anni fa, ormai quasi dieci.
Grazie a Leo sono la donna che è stata capace di crescere una figlia da sola in un paese straniero, che ha avuto una brillante carriera solo per merito delle proprie capacità, sono una donna che crede fortemente in se stessa. Sono anche una donna braccata da un killer e che, tuttavia, non ha paura, non troppa almeno.

Con la coda dell'occhio intravvedo Luke e Sophie seduti sulle scale che si tengono per mano, ci stanno tenendo d'occhio, tra le altre cose... La scusa di farsi passare per il fidanzato di Sophie ha fatto si che Luke mi possa seguire e proteggere allo scoperto. Il fatto poi che quei due non riescano a stare distanti più di pochi minuti l'uno dall'altra e che si mangino con gli occhi ogni volta che i loro sguardi si incontrano,... è un side effect inaspettato ma positivo.

Mi chiedo se alla fine Luke riuscirà a concludere qualcosa di concreto. Non lo facevo così timido, quando corteggiava me a Boston era molto più intraprendente. Ritengo che Sophie lo abbia colpito e affondato e non sappia come prenderla.

E' davvero cotto perso, speriamo che non perda l'attenzione per i dettagli e per le nostre necessità di protezione.

"Mum, ma mi ascolti?" mi strattona la mano Claudia
"Ah... ecco, scusa tesoro, mamma stava pensando a tutte le cose importanti a cui devono sempre pensare le mamme sai? Ed era un pochino distratta. Cosa stavi dicendo?"
"Uff, Mum, ha ragione uncle Leo quando dice che a volte sembra che vivi sulle nuvole. Ti ho chiesto se stiamo andando a passare un po' di tempo con le zie Lara e Silvia e lo zio Paolone"

Eh si, perché per lei Lara, Silvia e Paolone sono diventati zii tanto quanto Marco e Yuki.
Li conosce solo attraverso Skype e li ha visti per la prima volta di persona a Fiumicino, ma era troppo stanca povero tesoro e non si ricorda bene l'incontro.
Loro tre, anzi cinque, sono stati il più forte legame concreto con il mio vecchio «io».

"Ora andiamo a trovare zia Lara al lavoro, mentre zia Silvia e zio Paolone forse li vedremo ai giardini nel pomeriggio, insieme ai cuginetti. Ricordati che sono tutti più piccoli di te quindi dovrai essere molto gentile"
"Mamma?"
"Dimmi amore che vuoi sapere ancora?"
"...ma papà quando lo conosco?" Dice con una vocina quieta, con un sottofondo di speranza.
"Ah. Sì. Papà. Beh. Ehm.... Forse... proviamo a vedere se è nel suo ufficio dopo avere salutato zia Lara, va bene?" improvviso.

Non avevo ancora deciso come esattamente fare incontrare padre e figlia, anche se il fatto che mi sia fatta portare dal taxi in Istituto mi porta a pensare che inconsciamente pensavo che questo incontro sarebbe avvenuto lì e oggi. Anzi, forse ci speravo proprio. Un ambiente, come dire, neutrale, con tante persone che avrebbero potuto essere il cuscino per l'assorbimento dei miei sentimenti e delle mie reazioni.

"EVVIVA!!!" esclama con un saltello felice, e capisco di avere fatto la scelta giusta.

Entro in Istituto cercando di passare inosservata... e i miei piani vengono immediatamente stravolti.
Qualcuno deve avere fatto una soffiata, guardo accigliata Lara che sorride e mi soffia un bacio, perché tutti, dico tutti, i frequentatori dell'Istituto, sono nell'atrio sotto uno striscione appeso alla balaustra, striscione che recita «BENTORNATA SACROFANO». Dall'ultimo portantino a Lara ormai vicedirettore iniziano ad applaudire.

Alice Allevi, Medico Legale. Boston, MA [#Wattys2019]Leggi questa storia gratuitamente!