First step

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CAPITOLO 1

" Caro diario,

quando sarò una ragazzina voglio diventare bellissima, magra, senza cellulite.
Quando sarò una teenager voglio avere un ragazzo bello quanto me, romantico. A San Valentino vorrò sentire il campanello di casa mia suonare e vorrò ricevere un mazzo di fiori e chissà...magari anche dei cioccolatini.Amo il cioccolato,ma non quello fondente.
Quando sarò più grande voglio avere tanti amici. Voglio che tutti i miei compagni di classe mi vogliano bene.
Quando sarò una signorina voglio prendere solo ottimi voti per un futuro migliore.
Quando sarò più matura voglio andare d'accordo con la mia famiglia."

Mi sto incamminando verso la mia classe, la seconda.
Non ha una sezione, è una scuola privata e ha solo un'aula per ogni classe.
Non sopporto l'idea di far pagare a mia madre ogni mese una certa somma solo per me.
Non riesco a ringraziarla per questo, ma le sono grata in fondo.
Quando entro dentro quella "adorata" stanza, la lezione è già iniziata, quindi sono in ritardo.

"Alex hai la giustificazione per il tuo ritardo?"

Perché cavolo mi da del tu? Lei oltre al mio nome, cognome e risultati scolastici, non sa nulla su di me.

"No prof."

"Lo porti domani"

"Ok"

Fanculo.

Mi siedo al mio solito posto, vicino a Austin, Austin Blood.
Non fa solo paura il suo cognome,ma anche lui, fa parte del gruppo che mi ha causato di tutto e di più, mi fanno schifo.
Il resto della classe è abbastanza“Normale”, ma non ho legato con nessuno di loro.
Non mi va di avere qualsiasi tipo di rapporto con i miei coetanei, almeno non di questo edificio.

"Caro diario,
sono cresciuta e non sono perfetta.
Sono grassa.
Peso sui 60 chili.
Sono abbastanza bassa.
Non ho un ragazzo.
Non ho amici.
Non vado così bene a scuola.
Non vado d'accordo con la mia famiglia."

"Mamma sono a casa"

Nessuna risposta.

Controllo per tutta la casa e di lei non c'è traccia...non mi ha neanche inviato un messaggio per dirmi che se ne andava.
“Neanche il pranzo mi hai preparato, cazzo!" Urlo irritata.
Bene. Un pasto in meno non fa male, non a me, sicuramente.

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Il parco non è pieno, anzi è abbastanza vuoto...meglio, ho la possibilità di riflettere in santa pace...
Mi piace pensare da sola, é rilassante.

"Caro specchio ieri ho cercato di uccidermi,  Alex”

Alzo leggermente la maglia e noto sulla mia pancia i segni.

La mia lotta.

La mia guerra.

La mia battaglia.

Il mio dolore.

La mia sofferenza.

A risvegliarmi dai miei pensieri è un piede che schiaccia la mia scarpa.
Non riesco ancora a visualizzare chi è, che cade in avanti sopra di me.
“Scusa" sussurra.
Rivolgo lo  sguardo verso di lui. Eh sì.. è un ragazzo.
“Ti sei fatta male?"

Occhi color smeraldo.

"Allora?"

Capelli Ricci.

"Ehila"

Denti perfetti.

Sopracciglia leggermente folte ai lati.

"Mi rispondi?" si sta arrabbiando.

Voce bassa e roca.

"Vabbe ciao" urla.

Sta per alzarsi, ma gli afferro la mano.

"Non mi sono fatta niente. Tranquillo." sorrido appena.

"Ah, quindi parli.Pensavo fossi muta" ride.

"Perché ridi?Se fossi stata muta cosa avresti fatto?"

Mi guarda con confusione.

"Niente"

Sì mette in piedi e allunga il braccio verso di me.

"Non ho mai detto di volermi alzare"

"Almeno, non grazie al tuo aiuto"continuo.

Appena faccio uno sforzo per far si che i miei muscoli mi rialzino, cado nuovamente a terra. Non ho abbastanza energie, non dopo quello che mi sono procurata.

Ci riprovo un paio di volte, ma proprio non ce la faccio.

"Cavolo" sussurro.

"Dai fatti aiutare" sorride dolcemente.

"O-ok" balbetto.

Afferra il mio polso e mi solleva senza fatica.

Lo guardo sbalordita.

"Che c'è?"

"Hai alzato un enorme peso con neanche un briciolo di difficoltà"

Sì fa serio.

"Non parlare di te in questo modo"

"Come ti chiami?" aggiunge curvando le sue labbra.

"Perché lo vuoi sapere?"

"Non rispondere alla mia domanda con un'Altra domanda."

"Alex, Alex Tomlinson"

"Davvero?" spalanca gli occhi.

"No per finta" Rido leggermente.

"Che bel sorriso"

Il cuore accelera i suoi battiti. Perché?

"Hai un fratello per caso?"

"No perché?"

"Perché il mio migliore amico ha il tuo stesso cognome"

"Ah sì? e come si chiama?"

"Louis, Louis Tomlinson"

Annuisco debolmente.

"Ora devo andare ci vediamo"

Sta per cambiare direzione per andare ad una meta a me sconosciuta, ma si ferma e ritorna indietro.

Ne approfitto per chiedergli il nome.

Si avvicina al mio orecchio e con voce ancor più bassa di prima dice:"Harry Styles. Ascolta, non farti più del male” e se ne va.

Cerco di capire a quale fatto si sta riferendo, ma non mi viene niente in mente se non i tagli.
Come ha fatto a notarli? Probabilmente quando mi ha aiutato poco fa.

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