Capitolo1- una famiglia felice

79 16 3


Tanti anni fa, nella lontana Parigi del 1830, viveva una nobile famiglia, conosciuta in tutta la sua terra come una delle famiglie più potenti che si conoscesse.
Nonostante la fama, e la potenza, il duca di Bordeaux, nipote di Carlo X, conosciuto col nome di Enrico V era un uomo buono e magnanimo.
Marito di Lady Mary,  dolcissima col popolo , sempre disposta a dar loro una mano d'aiuto, ogni qual volta se ne presentasse l'occasione.
SI conobbero durante una festa organizzata a palazzo, qualche anno prima, nel 1825 celebrazione della prima illuminazione a gas, a place Vendome, dai corrispettivi genitori.
Dal loro primo incontro non si lasciarono più, fu amore a prima vista.

Si amarono moltissimo;
sempre insieme, nelle gioie e nelle difficoltà.
Duca Enrico era appassionato di medicina, pertanto di tanto in tanto si cimentava nella lettura di tomi medici per approfondire la sua cultura personale.
Aveva sempre amato le scienze mediche , fin da piccolo l'aveva considerata come una missione, per aiutare i più deboli ed indifesi.
Specialmente nella parigi del 1830, la medicina era di natura pragmatica,  finalizzata alla cura delle ferite di guerra, che vi erano state in quegli anni a causa della rivoluzione Francese, e delle tre giornate di luglio che si svolsero proprio in quell'anno.
Addirittura nel 1792, ossia nel fior degli anni della rivoluzione, le scuole di medicina furono chiuse, per poi essere riaperte tre anni dopo, al solo scopo di curare e dedicare l'attenzione prevalentemente ai feriti.
Tutto ciò lo colpiva moltissimo, come se lo riguardasse in primo piano, la sua nazione aveva sofferto tanto durante quei anni credenti.
Troppi feriti, troppe giovani vittime.
Ma la medicina era la scienza che aveva contribuito a salvare tante vite.
Enrico non era medico, ma grazie alla sua curiosità ed alla sua immensa voglia di scoprire tutto ciò che riguardasse quel campo cosi magico ed attraente, riusci' a sviluppare delle discrete doti.
Era infatti considerato come il medico del quartiere, oltre che normale Duca.
Ogni nuova tecnologia in ambito medico lo appassionava.
Aveva letto che proprio l'anno prima era stato introdotto in Francia, l'uso del microscopio.
Circa dieci anni prima invece, nel 1819 grazie allo studioso Laennec era stato inventato il primo stetoscopio, fondamentale per la normale ispezione del paziente.
Egli infatti si era subito premurato nel procurarsene uno.
Enrico utilizzó la sua passione per aiutare il popolo.
Ogni qual volta si presentasse la necessita di cure mediche, lui partiva ed andava in aiuto di chi lo richiedesse.
Lady Mary amava leggere di tanto in tanto col marito, ma purtroppo un tempo le donne non erano ben accette nel campo della medicina, perciò usò tale passione per soli scopi ludici.

I due sovrani erano felici, il regno era perfetto, tutto sembrava perfetto, ed a rendere l'aria ancora più gioiosa si aggiunse la nascita della prima figlia, Sabina.
Una bambina bellissima, dai lineamenti delicati. Labbra rosse come ciliegie;
viso più bello del sole.
Aveva occhi scuri e capelli biondi, tale e quale a sua mamma, ma con la bocca del padre.
Tutti a palazzo ne erano entusiasti.
La prima erede, una nuova gioia per la coppia più buona del regno.
Il tempo iniziò a volare in fretta, il primo dentino, la prima parola, il primo passettino, il primo compleanno.
Sabina ogni giorno che passava cresceva in saggezza, e bellezza.
Un giorno, mentre giocava col papà, all'età di tre anni, gli aprì la borsa da lavoro, ed infilò la testa al suo interno...
Gli disse rivolgendosi felice, dopo aver tirato da lì lo stetoscopio del padre
-un giorno papà, sarò come te-
-certo tesoro mio, sarai una bellissima duchessa- disse Enrico sorridendo, e prendendola in braccio mentre stringeva ancora lo stetoscopio nelle piccole manine
-no papà, non voglio essere una duchessa, voglio aiutare le persone, proprio come fai tu-
Ad Enrico scese una lacrima per la felicità, vedere la figlia cosi felice, e soddisfatta del padre lo fece sentire come se qualsiasi altra cosa non fosse importante, a cosa serve essere sovrani, avere il potere, la fama, la benevolenza dei sudditi, se poi non hai dei piccoli affetti, che come Sabina ti guardano con quegli occhi luminosi e felici, e ti sorridono come se fossi il suo eroe.
Enrico strinse Sabina e rispose
-sarai un bravissimo medico, ne sono certo-

Enrico era raggiante di gioia per le parole della figlia, una bimba così piccola ma allo stesso tempo così profonda.
I bambini sono gli esseri più puri e semplici che potremmo incontrare, e quel momento lo rese ancora più gioioso, poiché lo fece riflettere sulla gente del popolo.
La rivoluzione aveva portato tante ferite tra la gente, tante morti, devastazioni, e tutto solo per il desiderio del potere, suo zio Carlo era talmente ossessionato dal potere, che nulla lo fermava, neanche la morte ingiusta ed inutile di tutta quella gente.
Almeno grazie alla passione per le arti mediche che aveva coltivato fin dalla giovane etá, aveva avuto la possibilità di dare un piccolo contribuito per alleviare le sofferenze di tanta povera gente che non meritava di soffrire ingiustamente.

Il gioco dell'AlchimistaLeggi questa storia gratuitamente!