Ci saremo

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Quando Natalia andò a trovare Oliver, non c'era nessuno in casa a parte lui. Presero un tè e dei biscotti in sala, prima di andare in camera sua dove restare indisturbati nel caso in cui tornasse qualcuno dei ragazzi. E lì, come incoraggiato e protetto dall'intimità della propria stanza, lui le riportò l'accaduto. Non si trattenne molto sui dettagli, ma le raccontò in generale della serata: l'invito degli altri che cercavano di coinvolgerlo, i suoi sospetti sempre più forti su Leroy e Tristan, l'essere rimasto solo al tavolo ancora una volta, e infine l'arrivo di Mark e del suo amico. Aveva fatto male e al contempo piacere ripensare all'intervento dei ragazzi in sua difesa. Ora che ne parlava con qualcun altro, ad alta voce, ne prendeva ancora più coscienza e si convinceva che era davvero successo, che non lo aveva sognato.

«Aspetta, sei sorpreso che ti abbiano aiutato?» dedusse Natalia. «Non pensavi lo avrebbero fatto?»

«Sì, cioè no. Nel senso, non so che mi sarei aspettato. Forse che avrebbero fatto o detto qualcosa, ma intervenire proprio così magari no. Day è stato una furia, li ha quasi presi a botte» raccontò, ancora incredulo. «È che non pensavo avrebbero tanto sostenuto le mie parti. Non so dirlo, loro sono carini, ma mi aspettavo che ne sarebbero rimasti fuori.»

«Forse sottovaluti la gente, e questi ragazzi in particolare. Secondo me ti stai integrando senza nemmeno accorgertene.»

Lui poggiò il mento sulle ginocchia flesse. «Non so, però non me l'aspettavo. Sono stati momenti orribili, ma il loro intervento li ha riscattati.»

«Non tutto il male vien per nuocere, come vedi. Forse devono capitare cose un po' spiacevoli perché si mostrino quelle buone. A me i ragazzi sembrano in gamba, anche se Dayton un po' meno. Mi stupisce che sia stato in prima linea.»

«Anche a me. È stato carino, e non ci crederai, ma li ha corretti quando mi hanno dato della donna.»

Natalia scosse la testa. «Che stronzi. Mi spiace. Avrebbe fatto bene a pestarli.»

«Era sul punto, ma Leroy è intervenuto e siamo tornati tutti a casa. Sai, non pensavo che sarei durato molto qui dentro, quando ci arrivai. Insomma, non c'erano grandi presupposti e il solo amichevole era Leroy. Credevo che non ci saremmo piaciuti o che, al massimo, ognuno sarebbe stato per i fatti propri, ma così non è stato. Con Tristan non parlo tanto, ma non posso dire che sia una cosa verso di me. Ho l'impressione che lui non stringa rapporti in generale, che sia una persona molto chiusa e selettiva.»

«Col tempo farete progressi. Mi sembra che, nel giro di poche settimane, ce ne siano stati parecchi.»

«Già. È strano avere amici, insomma, non ne ho mai avuti molti. Ed è ancora più strano adesso, che sappiano e mi accettino come sono. Io non ci speravo» confessò.

«E facevi male, te l'ho detto. Quanto pessimismo. Un passo alla volta, le cose andranno per il verso giusto, ma tu abbassa le difese e dai più fiducia agli altri. Agli altri che meritano, s'intende.»

«Ci provo ogni giorno.»

Natalia notò il suo sguardo abbassarsi. Aspettò che le dicesse quel che, evidentemente, aveva ancora dentro. Poteva solo immaginare cos'avesse provato – la paura, l'umiliazione, il senso di abbandono. Non riusciva a figurarsi quella scena.

«Ho sempre voluto la considerazione dei ragazzi» ammise Oliver. «Da quando ero piccolo. Ho voluto essere parte di loro, come loro, avere una cerchia. Eppure, al tempo stesso, quando fanno branco, provo una paura che non provo in nessun altro momento. Le cose che ho sempre amato di più sono anche quelle che maggiormente mi spaventano. Io ho sempre immaginato un gruppo di uomini in cui inserirmi, del quale sentirmi parte, ma alcuni sanno essere spietati e fare cose alle quali non voglio nemmeno pensare. Quando li vedo per strada, non riesco a non chiedermi da un lato come sarebbe conoscerli e farne parte, ma, dall'altro, anche se potrebbero farmi qualcosa.»

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