Spaccato a metà

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«Ehi, ehi, calma.» Mark alzò le mani in segno di resa. «Stavamo solo facendo due chiacchiere.»

«Non erano due chiacchiere, non si fanno due chiacchiere mettendo le mani addosso alla gente!» ringhiò.

Oliver si era tirato su, sorpreso da quell'intervento. E felice.

L'amico di Mark, per Oliver ancora senza nome, si alzò e si sistemò la giacca. «Vaffanculo, Dayton, che cazzo vuoi? È tua amica? Te la scopi?»

«È mio amico, coglione, e i miei amici non si toccano. Gira alla larga o ti cambio la faccia, vuoi vedere come te la cambio?»

«Non minacci nessuno, stronzo, vaffanculo» e lo spinse, ricevendo subito la stessa risposta che, viste la stazza e la rabbia di Dayton, arrivò due volte più forte.

Il trambusto attirò del tutto l'attenzione di Leroy, che si allontanò Tristan di dosso, ormai accasciatosi fra le sue braccia. «Che succede? Vieni, Tris» e lo tirò con sé.

«Ma dove? Ma no, stavamo ballando» protestò, seguendolo a passo instabile. Fu poggiato presso il tavolo di fronte al loro ma, pur confuso, iniziò a cogliere qualcosa di quanto stava accadendo.

Leroy si mise fra Dayton e i contendenti, mentre qualcuno attorno guardava, senza osare intervenire. «Ehi, che fate?»

«Oh, ma che onore» rise Mark. «Nientedimeno, Leroy. Che fai da queste parti, ti sei perso? Già che ci sei, calma il tuo amico, mi sa che è un po' agitato.»

Dayton lo fulminò con gli occhi. «Ci vuole una faccia come il culo per dar fastidio alla gente e permettersi pure di parlare. Stavano rompendo le palle a Oliver,» lo informò, «con tanto di mani addosso.»

«Non io» precisò subito Mark. «A me piacciono i maschi, quelli veri, non pessime imitazioni. Ma nemmeno, qui neppure c'è imitazione. Basta sentirla parlare.»

«Credo ve ne dobbiate andare» riprese Leroy, trattenendo Dayton dal tornare alle mani. «E subito, o vi giuro che non la passate liscia. Vi troverete una bella querela fra la posta dei prossimi giorni, decidete voi.»

«Il tuo capo sa che vieni qui tra i froci a bere e far sesso, Leroy? Chissà se gli farebbe piacere.»

«Non vengo qui a far sesso e, pur che lo facessi, a lui non fregherebbe niente. È abbastanza intelligente da non mescolare la mia vita privata con la mia resa professionale. E permettiti di nuovo di minacciarmi e ti garantisco che la querela per aggressione non sarà che il minimo.»

«Ora mi minacci tu?»

«Sì» e gli andò di fronte. «Scommetto quel che vuoi che troverei materiale in abbondanza per farti passare l'anima dei guai. Magari per uso di droghe, o guida in stato di ebbrezza. Non sai quanti amici in polizia ci si faccia, col mio lavoro.»

Mark si sistemò la giacca guardandolo con disprezzo. «Chiudiamola qui, tanto non ne vale la pena. Branco di sfigati.» Fece un cenno al suo accompagnatore, che, prima di seguirlo, riservò a Dayton un'occhiataccia. Nessuno dei due aveva più considerato Oliver, con suo sollievo. Le attenzioni ricevute erano state sufficienti.

«Che stronzi, avrei dovuto ammazzarli» borbottò Dayton.

«Lasciali perdere, non vale la pena abbassarsi a quel livello. Oli, tutto bene?» s'informò Leroy, scoprendo che Tristan gli si era già avvicinato, per quanto stordito.

«Sto bene, grazie. E grazie dell'aiuto.»

«Direi di andarcene a casa, per oggi è stato abbastanza.» Si voltò quindi verso Dayton. «Se volete restare, tu e Tris, io riaccompagno Oli.»

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