Capitolo 16 - Part 2

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Il dio ci osserva, immobile come una statua. Non dice nulla, i suoi occhi ci fissano con sguardo vuoto, come se fosse finto. È identico alla figura nell'affresco della biblioteca, ma come potrebbe essere lui? Ne è rimasta solo l'anima, dopotutto. Eppure, sento il mio corpo irrigidirsi e una sensazione di terrore trasparire da lui. Poi mi ricordo e i miei muscoli si rilassano un poco, ma non del tutto:

«Questo non è reale» dichiaro, senza staccare gli occhi da Zaldron. Prendo un grosso respiro e mi faccio forza: «Siamo ancora nell'incubo. Giulia ce lo aveva detto che alla fine vedeva Zaldron.»

«Sì...» mormora Raffaele, per niente convinto e la testa ancora voltata verso quella del dio. A un certo punto, però, fa un passo indietro, il corpo scosso da brividi. «Ma non durava così tanto...»

L'ultima frase mi blocca il respiro. Torno a guardare Zaldron e sento la paura pervadere ogni fibra dei miei muscoli, ma nonostante ciò cerco di restare lucida. Da quanto lo stiamo fissando? Forse il tempo scorre in modo diverso qui, ma qualcosa mi dice che non è così, che c'è dell'altro... che non è normale. La figura imponente di lui non fa nulla, se non osservarci, sorridente, eppure non riesco a star tranquilla.

Arretro di qualche passo, barcollando in quel nero infinito. «Ti prego, Paolo, ti prego, Giulia, se ci sentite... tirateci fuori di qui» mormoro sforzandomi di tenere la voce ferma, seppur il groppo in gola diventi più difficile da ignorare.

Mi volto verso Raffa, l'unico perso insieme a me in questo inferno, ma lui non mi guarda. È concentrato su altro, ma non è questo ad allertarmi: il suo braccio fa per allungarsi verso la figura del dio, spinto da qualcosa nonostante il timore. Lo raggiungo e gli abbasso il braccio prima che faccia qualche cazzata.

«Ma sei fuori?!» sibilo voltandomi verso di lui. «Non sappiamo cosa può accadere!»

Raffa mi fulmina con lo sguardo. «L'hai detto tu che non è reale. Non può farci niente, anzi, magari mettiamo fine a tutto questo.» Quindi si libera dalla mia presa. Non riesco a replicare, eppure non mi convince del tutto. È vero, pensavo non fosse reale, ma pensavo anche che sarebbe finito un secondo dopo. E invece siamo ancora qui...

Osservo Raffaele allungare di nuovo lentamente il braccio, scostandomi un po' così da fargli spazio, e non distolgo lo sguardo finchè il suo indice non sfiora il petto di Zaldron.

Sollevato, Raf sorride. «Visto? Non è successo nien...» ma la sua voce viene interrotta di netto. Il corpo s'irrigidisce pericolosamente, gli occhi si spalancano innaturalmente e un gemito strozzato gli esce dalle labbra, prima di crollare a terra in posizione fetale.

Senza pensarci, mi getto subito al suo fianco. «Raffae...» anche il mio urlo viene fermato: un dolore atroce mi attraversa il corpo come una potente scarica elettrica, spingendomi nella stessa posizione di lui. Non riesco più a controllare i muscoli, che si contorcono contro l'oscurità, e la mia mente, annebbiata da una sofferenza tale da bloccarmi il respiro. Poi, qualcosa, una voce, si fa strada nella nebbia della mia testa.

«Oh, ciad o godis Irinis, uik i pajil» sibila in una lingua a me sconosciuta. Non è quella degli dèi, non è come quella dei testi della biblioteca, è diversa, è più... maligna.

La frase si ripete, sempre più rapidamente, come una macabra cantilena, e con sempre più voci, che sembrano prendersi gioco di noi, intrappolati in questo tormento senza via d'uscita.

Sopra di noi, Zaldron continua a osservarci, impassibile.

«Brutto figl...» geme Raf cercando di contrastare il dolore, poi noto una scintilla arancione brillare al suo fianco e, un attimo dopo, vedo una fiammata colpire il dio in pieno. La presa su di noi si allenta appena, lasciandoci respirare un po' di più, ma l'attacco di Raffaele è stato comunque inutile: le fiamme si dispargono intorno al volto intatto di Zaldron, come se lo avessero solo attraversato.

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