Slada e il luccichio del Male

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«Il prossimo banchetto sarà in tuo onore» Lucius, sdraiato sul triclinio pareva annoiato come se stesse parlando del tempo.

Slada sentì ondeggiare il pavimento sotto di lei e le sembrò che tessere del mosaico volessero penetrarle nella carne, aveva appena udito la sua condanna a una morte orribile e dolorosa.

La faccia rubiconda dell'uomo fu attraversata da una ruga di preoccupazione «Cos'hai schiava? Sembri pallida... Faustina! Portala via e preparala!» aggiunse rivolto a qualcuno che, sapeva, essere in attesa dietro la porta della sala.

La luce del tramonto proiettava ombre dorate sugli affreschi della sala: fauni e ninfe intenti a danzare e suonare. Slada lanciò un'ultima occhiata al sole al tramonto: sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe visto il disco di Einungis virare al rosso e sparire dietro le spalle della Terra per riposare. Le mani ossute dell'anziana l'afferrarono per le spalle riscuotendola da pensieri e preghiere confuse al suo dio.

«Fai in modo che sia perfetta per la festa: non voglio figuracce» sul volto dell'uomo ogni traccia di allegria era svanita. Il corpo tarchiato e grassoccio, a stento contenuto dalla tunica color porpora, appariva irrigidito e teso. Slada notò una chiazza scura proprio sotto al mento dovuta a qualche goccia di vino caduta dal calice col quale ora l'uomo indicava la porta. Faustina la trascinò via.

«Hai bisogno di qualche frustata ragazza? Ti farebbero bene» Faustina, dalla tunica bianca con le strisce porpora a sottolineare il suo grado tra i servi di Lucius, la spinse oltre la porta «Muoviti!»

Attraversarono il peristilio dirette all'atrio, dove un paio di servi erano al lavoro per completare le decorazioni del "recinto sacro" dove sarebbe morta, poi Slada fu spinta dentro una stanza arredata con un letto e una sedia.

«Resterai qui fino alla festa, Cornelia ti porterà da mangiare e provvederà alle tue necessità, ma gli è proibito condurti fuori da qui. Poi ti darò altri ordini»

Rimasta sola Slada passò una mano sul collare che, da quando era entrata nella casa di Lucius, era diventato la sua maledizione. Un sottile anello dorato, leggerissimo e ornato da una gemma rossa. Pareva fragile, semplice da togliere. Le era stato ordinato di tenerlo. Il collare la costringeva ad una cieca obbedienza da parte di chiunque le avesse dato un ordine perché così aveva deciso Lucius. Era molto ricco e poteva permettersi molti di quei costosi gioielli.

Tutti i servi ne indossavano uno. Resistere costava dolore: il collare pareva tramutarsi in fuoco liquido che poco a poco entrava nella carne. O si obbediva o il dolore aumentava, semplice, brutale ed efficace.

Si stese sul letto. Se avesse tentato anche solo avvicinarsi alla porta sarebbe stata colta da una fitta lancinante attorno al collo finché non fosse tornata indietro. Si domandò se il resto della sua famiglia fosse ancora in vita: la fattoria dove viveva era stata attaccata da razziatori maorni, da allora non ne sapeva più nulla. I banditi li avevano sorpresi mentre erano seduti in cucina per il pasto serale. Suo padre era stato colpito per primo, tutti erano stati tramortiti. Lei si era risvegliata nella cabina di una nave, incatenata ad altre nove ragazze provenienti dalle fattorie dei dintorni. Il viaggio era durato pochi giorni, era stata trascinata insieme alle altre, spogliata e venduta ad un asta come se fosse stata vacca al mercato del bestiame. L'aveva comprata l'elfa Anomis, anche lei schiava di Lucius e sua concubina, per mille semiter. Slada comprendeva bene il maorni: la sua fattoria distava poche miglia dal confine. La cifra pagata per avere lei superava di tre volte quella battuta per altre schiave. Aveva tentato inutilmente di liberarsi dalla catena con cui l'elfa l'aveva legata e trascinata attraverso vie di Reub come un cane al guinzaglio.

«Con quei capelli biondi sembri identica a mia figlia» le aveva detto, la voce gelida e inespressiva come tutti quelli della sua razza.

A casa di Lucius le era stato imposto il collare e a quel punto la fuga era diventata impossibile. L'incantesimo incastonato nella gemma era efficacissimo. Poco dopo il suo arrivo aveva avuto modo di scoprire cos'era un banchetto.

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