Falso allarme

1.1K 107 1

«E Tristan porta mai nessuno?» s'informò Oliver.

«No, ma lui per scelta. Nemmeno vede le stesse persone più di una-due volte.»

«Certo che siete davvero diversi, mi sbaglio? Non vi conosco a sufficienza, ma ho quest'impressione.»

Leroy annuì con aria divertita. «Non è un'impressione, è vero. Lo siamo sempre stati. Al liceo io ero lo studioso e lui il pigro; lui sempre in giro e con mille storie, io per conto mio e spesso a casa, biblioteca o a fare qualche lavoretto. Ho solo mia madre e la nostra vita è sempre stata modesta. Sono andato al college grazie a una borsa di studio, ma rispetto a Tris non ho avuto grandi agevolazioni.»

«Lui è di buona famiglia?» domandò, poggiando con interesse il mento su una mano. Si scopriva curioso di sapere di tutti loro.

«Ottima. Suo padre è un giudice di corte suprema.»

«Caspita» sorrise, ammirato. «Davvero? Allora ha la legge nel sangue.» Notò l'espressione orgogliosa di Leroy, come se si stesse parlando di lui. Ne fu colpito.

«Tris è in gamba. È sveglio e di carattere. Ha uno stile più aggressivo del mio, ma è tagliato per farlo. Non vorrei mai trovarmelo contro, anche se un giorno potrebbe succedere. Suo padre vuole che passi alla Procura perché, sebbene all'inizio si facciano meno soldi, si comincia così per diventare giudici, di solito. Per ora Tris riesce a temporeggiare. Per restare nella pratica privata ha scelto diritto societario, così fa soldi e almeno su quello il padre è contento. Ma non so quanto durerà.»

Oliver lo osservò qualche momento, notando il piacere con cui Leroy parlava di Tristan. «È bello che siate così uniti nonostante la vostra diversità.»

«Credo sia proprio quella a tenerci insieme.» Sollevò gli occhi in cerca di Tristan nel mezzo della folla, individuandolo in compagnia di un altro uomo con cui stava parlando fin troppo da vicino. «Tris è energico, vitale, sanguigno. S'infuoca facilmente ed è uno sregolato; io... no» concluse, come se bastasse quella piccola parola a definire tutto se stesso, mettendolo in relazione con quel che era Tristan.

Oliver non gli rispose, intento a elaborare quelle parole e, soprattutto, quegli sguardi.

«Ciao» salutò una voce, facendoli girare. Una ragazza dai tratti asiatici sorrideva a Leroy. «Non so se tu sia in compagnia e che genere preferisca, ma mi chiedevo se un ballo ti andrebbe di farlo lo stesso.»

Oliver non ne fu sorpreso. Lo Stonewall era una vera e propria meta per molta gente, eterosessuali inclusi. Il desiderio di fare nuove esperienze imperava dovunque, e il locale storico dei movimenti LGBT non faceva eccezione.

«Certo» confermò Leroy. Lanciò un'occhiata al compagno come per scusarsi, e si alzò per seguire la ragazza in pista.

Oliver li sentì solo presentarsi, prima che i rumori di sala ne coprissero le voci. Non aveva ancora capito esattamente le preferenze di Leroy. Immaginava che fossero simili a quelle dei suoi inquilini, ma non lo aveva mai visto in compagnia specifica né l'aveva sentito parlare espressamente di un genere preferito. Di una cosa era certo: qualunque tendenza avesse, Leroy avrebbe accettato l'invito comunque, per pura galanteria.

Studiò ognuno di loro a distanza, assorbito nella rispettiva compagnia. Era abituato da sempre a tenersi ai margini delle situazioni e guardare gli altri, dai parchi gioco dell'infanzia – dove osservava i bambini insieme mentre lui preferiva la solitudine dell'altalena – alle feste di liceo, quando tutti ballavano in coppie o stavano in gruppo e lui si teneva alla parete. Aveva imparato, con gli anni, a conoscere a distanza la gente e trarne compagnia per sola presenza, senza interazione. Stavolta non avrebbe fatto eccezione. Pur vivendo con loro, sentiva che non avrebbe perso quell'abitudine.

Lexington AvenueDove le storie prendono vita. Scoprilo ora