Capitolo 17

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Harry si svegliò al sole invernale che inondava la camera da letto di Louis. Sbatté le palpebre e si girò, sentendo il cuore che si stringeva in petto nel vedere l'uomo accanto a lui, nudo e addormentato. Stupendo.

I ricordi della notte gli si accavallarono nella mente come un caleidoscopio di sensazioni. Era stato un amante meraviglioso: tenero, premuroso, e tuttavia appassionato, perfino selvaggio nella sua enorme dolcezza. Si era sentito custodito e temerario allo stesso tempo, liberato eppure meravigliosamente al sicuro.

Ma... e oggi, e il futuro... cosa poteva accadere?

La risposta era... niente.

Quietamente scivolò fuori dal letto e andò a cercare i vestiti. Doveva andare a casa, prepararsi per il lavoro. Aveva trascorso troppo tempo lontano dall’ufficio e poteva immaginare il numero di emails e di chiamate che si sarebbe trovato davanti. Solo il pensiero di aver trascurato qualcosa di importante lo faceva rabbrividire. Lui viveva per il lavoro, era stata una sua scelta. Non poteva rischiare di vivere per qualcosa d’altro, aprire se stesso e farsi spezzare di nuovo il cuore...

Come se potesse avvertire i suoi pensieri, Louis aprì gli occhi, stirandosi lussuriosamente, e si sollevò su un gomito. <<Dove stai andando?>>
Harry si infilò svelto i vestiti. <<Devo andare a casa, prepararmi per il lavoro.>>
Il castano si protese sopra il gomito. <<Pensavo che il tuo lavoro al momento fosse prenderti cura di me.>>
Il riccio fece una smorfia. <<Considerati libero dalla cura allora.>>
<<Non ne sono sicuro.>> Pigramente, si sporse per afferrarlo. <<Torna a letto, Harry. Tutto il resto può aspettare.>>
La tirò sul letto, baciandogli le spalle mentre la mani percorrevano tentatrici il suo corpo.

E lui era tentato. Così tentato di balzare nel letto con lui e dimenticare ogni altra cosa, anche il suo cuore che era già a rischio di spezzarsi.

Con uno sforzo si divincolò e si alzò. <<Non posso, Louis. Devo lavorare. Il mio lavoro è molto importante per me. E, in ogni caso, abbiamo avuto il nostro unico giorno. La nostra unica notte.>> Lottò con i bottoni della giacca, le mani che tremavano, e Louis si alzò dal letto, gloriosamente nudo, per aiutarlo.

<<È questo che pensi?>> gli domandò dolcemente, il respiro che gli solleticava la nuca. <<Che è finita?>>
Il riccio chiuse gli occhi contro le lacrime. <<Non lo è?>>
Louis non rispose, il che era già una risposta. Ovviamente era finita. Naturalmente non sarebbero andati da nessuna parte.

Louis era un playboy, un principe, e lui era solo un segretario che era stato così stupido da farsi spezzare il cuore per la seconda volta da un uomo che pensava che non fosse adatto a lui.

Deglutendo, Harry si allontanò. <<Ci vediamo questa sera>> sussurrò. <<Al ballo.>>

<<Vieni con me, come mio...>>

<<No, Louis.>> il riccio scosse il capo, la sua compostezza così vicina a spezzarsi. <<Ci vedremo là, ma questo sarà tutto.>>

E senza un’altra parola, non fidandosi a parlare, se ne andò.

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