21. Il pianto del Drago

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Heréin era immobile davanti allo specchio d’acqua, che si ergeva sul lago davanti all’albero sacro. Fissava l’immagine di Sofia seduta per terra ai piedi del letto, con le ginocchia strette al petto e il viso nascosto tra esse. I singhiozzi si erano placati, ma era certo stesse ancora piangendo e sentiva il cuore attanagliato in una morsa dolorosa. Aveva teso il braccio, fermando le dita un attimo prima di sfiorare la superficie che gli permetteva di vedere nel mondo della sua stella. Avrebbe voluto abbracciarla, consolarla, tuttavia gli era impossibile e il contatto che aveva evitato all’ultimo l’avrebbe soltanto spaventata, creando una distorsione nella sua realtà. Non riusciva a calcolare con esattezza il tempo trascorso sulla Terra, però era certo che lei stesse piangendo da molto, da troppo, e ciò lo inquietava. Aveva fatto di tutto per risparmiarle sofferenze e ora si ritrovava a dover assistere impotente. Vederla in quello stato di prostrazione diveniva sempre più insopportabile, eppure non avevano avuto scelta.

Un rumore, un fruscio appena percepibile e vide comparire al suo fianco Kéraj. Lo squadrò, notando che si era cambiato e indossava la divisa tipica dei Drago Sangue. Pantaloni e casacca di un rosso scuro gli conferivano un aspetto molto più imponente e inquietante, dato il fisico meno affine a quella stirpe. Non poteva passare inosservato il legame coi Lupi Airgid, se non fosse stato per gli occhi, che ora puntavano a loro volta il portale-specchio.

«Piantala di fissarmi, Nero Corvo.»

La voce di Kéraj pareva provenire dal fondo di una grotta, roca e atona. Distolse lo sguardo e lo riportò su Sofia. Avrebbe trovato la situazione paradossale e ironica al tempo stesso, se non fosse stato per lei.

«Ha funzionato» esordì, dopo qualche istante di silenzio. «A quanto pare avevi ragione e ha prevalso il suo lato umano.»

«Come sta?»

«Male» dovette ammettere davanti all’evidenza, sforzandosi di apparire impassibile.

Lanciò un’occhiata all’interlocutore e notò la mascella serrata.

«Il dolore le impedirà di attraversare i mondi.»

«Per questo ci hai messo tanto ad arrivare?» gli chiese con tono sommesso, ma non vi fu alcuna reazione. «Inoltre ti sei cambiato anche i vestiti.»

Kéraj sospirò.

«Non tornerò più sulla Terra, non aveva senso portarmi dietro cose inutili.»

«Ti ammiro» si lasciò sfuggire un po’ rigido.

Kéraj si voltò con lentezza e nelle iridi glaciali rivide se stesso, lo stesso dolore che lo aveva segnato, ma anche qualcosa di ancor più profondo che lo stava logorando.

«Non è il momento delle prese per il culo» gli disse a denti stretti, con una ruga pronunciata sulla fronte.

«Sono sincero. Quello che hai fatto… io non credo ci sarei riuscito.»

Il Drago Sangue riportò l’attenzione sulla donna.

«Lei è più importante» ammise, chiudendo gli occhi un attimo. «E sì, è per quello che ho tardato.» Passò la mano sul visto, coprendolo e stropicciandolo, deglutendo più volte. «Non riuscivo a fare il salto, continuavo a pensare a lei, volevo tornare indietro. Adesso piantala di fare domande, non siamo amici. Non ho amici.»

Heréin cominciò a capire perché uno dei Generali più noti e spietati avesse finito con l’amare la vita da umano. A quanto pareva, la sua stella riusciva davvero a fare miracoli impensabili. Tuttavia, si interrogò su come sarebbe stata la vita per Kéraj da quel momento in poi, il ritorno a un mondo che lo aveva sempre osteggiato ed emarginato, nel quale si era guadagnato fama e odio per poter avere un posto. Anche lui era un mezzosangue, ciononostante, per i Nero Corvo non era mai stato un problema, non vi era mai stata alcuna ferrea legge sulla purezza della stirpe e ciò non aveva minato il loro potere.

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