CAPITOLO 13

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Il silenzioso viaggio di ritorno viene interrotto dal mio telefono, che squilla per l'arrivo di qualche notifica. Sciolgo la presa dalla mano di Brennan, sempre concentrato sulla strada. Abigail mi ha mandato dieci messaggi, tutti dallo stesso contenuto: “ci vediamo all'entrata dell'hotel, devi raccontarmi tutto”. Durante la mezz'ora che mi separa dall'incontro con Abby sono agitatissima, in parte perchè vorrei che questo bacio rimanesse solo nostro e in parte perchè sostanzialmente non c'è nulla da raccontare, è successo e basta.
«Beviamoci un bel drink prima.» mi dice lei facendo roteare attorno al dito le chiavi della Mini Cooper di Cole. Spalanca la portiera e si inserisce al posto del guidatore, mentre io raggiungo il sedile del passeggero. «Sai già dove andare?» domando sbadigliando e gettando qualche occhiata intorno. «Ehi! Ti voglio attiva!» urla per sovrastare la musica che risuona a tutto volume nell'auto. «Comunque Cole mi ha consigliato di andare al Sandbar, ci metteremo al massimo dieci minuti.» continua poi, indicando il traffico. «Okay, ma sei sicura che ci lascino entrare? Non abbiamo l'età per bere.» chiedo ancora accigliata. «Tieni, me l'ha procurato un compagno dell'università.» cala la mano nella borsa e mi porge un documento falso. Leggo ad alta voce ciò che c'è scritto «Jade Scott. 21 anni. Capelli castani. Occhi verdi. Studentessa. E...oddio che foto orribile!» strillo all'improvviso saltando sul sedile e coprendomi gli occhi con la mano. «Perdonami Bea, era l'unica che avevo e che dicesse “fatemi entrare, ho l'età per bere”.» imita il mio accento metà americano e metà italiano sghignazzando. «Sono Jade.» la correggo entrando nella parte. «Madison Reed, piacere di conoscerti Jade.» mi dice porgendomi la mano, una volta accostata la macchina vicino al marciapiede. Fuori al locale c'è chi sorseggia una birra e chi sbuffa il fumo aspirato. L'insegna rossa è una delle poche fonti di illuminazione di questo isolato. Per un attimo chiudo gli occhi, lascio che la brezza mi solletichi la pelle e che il rumore del traffico e del chiacchiericcio s'imprimano nella mia mente, come ricordo di questa splendida giornata. Indosso la felpa grigia di Brennan, che prima lui mi ha fatto portare con tanta premura, e varco la soglia affiancata dalla mia fantastica amica. Quando sento qualcosa di morbido sotto i miei piedi mi rendo conto della motivazione per la quale il locale si chiama “Sandbar”. Infatti, il pavimento è ricoperto di sabbia ovunque. È davvero un posto carino. «Mi piace.» riferisco ad Abby. «Mmh, si. Diverso dal solito.» ribatte con poca convinzione. Ci accomodiamo sulle sedie in legno gialle e nere disposte attorno al grande bancone e attendiamo che qualcuno venga a servirci. «Ti è piaciuto il concerto?» cerco di ingannare l'attesa. «Da panico! Soprattutto quando i due ragazzi dietro di me si sono baciati, erano carinissimi.» mi lancia un'occhiata eloquente. «Allora ragazze cosa vi preparo?» il ragazzo dietro il banco mi salva in calcio d'angolo, di sottecchi gli sorrido grata e lui sembra incuriosito. «Per me un margarita.» mi affretto a dire per evitare eventuali spiegazioni. «Anche per me, dai.» aggiunge Abigail. «Posso controllare i vostri documenti?» domanda ancora John, sbircio la targhetta attaccata alla maglietta blu di servizio, appoggiandosi sui gomiti al bancone e flettendo i muscoli. Consegniamo i documenti con più naturalezza possibile e lui inarca un sopracciglio, sorridendo e scuotendo la testa. «Non vi caccio solo perchè mi sembrate due ragazze simpatiche.» sostiene poi, facendo ad entrambe l'occhiolino e andando a preparare i nostri cocktail. È un tipo affascinante, a modo suo. L'età per bere lui l'ha superata sicuro. La barba ispida gli ricopre la mascella squadrata ed il mento. I capelli scuri gli ricadono sulla fronte e indossa un paio di occhiali neri tondeggianti, forse più per tendenza che per reale bisogno. «Ehi! Hai finito di squadrare per bene il cameriere?» mi rimprovera Abby battendo un pugno sul bancone di legno. «Non è vero che lo stavo guardando e comunque sono ancora single, posso guardare chi voglio.» provo a difendermi beccata con le mani nel sacco. «Ho visto ciò che è successo e quindi non ti farò domande, più che altro cosa avete intenzione di fare? Ne avete già discusso?» mi chiede facendomi porre quesiti a cui ancora non ho trovato risposte. «Sinceramente non abbiamo avuto ancora modo di affrontare il discorso e non so cosa faremo.» replico con franchezza, alzando le spalle.
Quando usciamo dal locale non so che ore siano, poiché al terzo drink avevo già perso la lucidità e ne ho bevuti molti di più di tre. Alla macchina ci arrivo barcollando sorretta da Abigail. La testa mi scoppia e mi dico che chiudere un po' le palpebre non mi farà male, spero solo che questo trapano mi conceda una pausa.
«Ehi.» saluto, tirandomi sui gomiti e cercando di non muovere troppo la testa, ancora pronta ad esplodere. Sono nel letto della nostra stanza d'albergo e Brennan è appoggiato allo stipite della porta del bagno. In vita ha avvolto un asciugamano bianco ed è intento a scrollarsi l'acqua dai capelli. La visione di una tale bellezza appena sveglia mi fa pensare che la vita non sia proprio così brutta. Eccolo lì che mi guarda a braccia conserte scuotendo la testa, i suoi pettorali tesi. Un attimo dopo è sparito dietro la porta, chiudendosela alle spalle. Ricompare vestito e mi ordina «prendila» passandomi l'aspirina con atteggiamento distaccato, troppo lontano. «Che hai?» l'aspirina potrà aspettare, c'è qualcosa che non va. «Fai anche finta di non saperlo? Con me non attacca.» risponde con tono sprezzante. «Non so di cosa tu stia parlando.» cerco di capire il perchè del suo malumore. «Ma fai sul serio?» prosegue, scambiandomi per un'idiota senza cervello e assumendo un'espressione sbigottita. «Continuo a non capire!» ribatto infastidita dal suo atteggiamento. «Okay, ci vediamo.» apre la porta e fa per uscire quando lo agguanto per la maglietta e sbatto la porta. «'Fanculo.» mi dice divincolandosi dalla mia presa. «A te.» restiamo per un minuto buono in silenzio, fissando il pavimento. «Spiegami.» lo supplico avvicinandomi e intercettando il suo sguardo.  «Ieri eri ubriaca e quando mia sorella ti ha accompagnata qui ti reggevi a stento in piedi, dicevi cose senza senso e biascicavi le parole. Prima che ti addormentassi sul pavimento ti ho aiutata a spogliarti. A letto mi hai abbracciato e mi hai detto testuali parole: “Brennan sei il migliore amico che io abbia mai avuto”. Di colpo poi ti sei addormentata.» racconta, concentrandosi su tutto tranne che su di me. Dalla sua voce trapelano solo delusione ed amarezza. Ciò che dice è una pugnalata al cuore, rimango spiazzata. «Cazzo.» è l'unica cosa che riesco a dire. «Voglio sapere se è ciò che pensi davvero.» ora mi scruta attentamente, cercando di trovare la risposta nei miei occhi. «No, non lo penso davvero.» rispondo sinceramente, cercando di risollevarlo. «Spiegati meglio, ho bisogno di certezze.» sembra fiducioso, il suo dolore si attenua. «Non so cosa succederà e che piega prenderà la situazione, né tanto meno posso prometterti il mondo. Una cosa, però, la so per certa: non smetterai mai di essermi amico, anche se il nostro rapporto dovesse evolversi. Mi sei stato accanto in momenti in cui gli altri avrebbero mollato la presa e per questo non potrò mai ringraziarti abbastanza. Non voglio perderti di nuovo.» la mia voce è tremolante, è qualcosa di troppo importante, qualcosa di troppo intenso da dire. Mi stringe a sé e mi sento al sicuro, meno vulnerabile. Il suo petto si alza e si abbassa sotto il mio orecchio; il cuore gli batte all'impazzata. Prende ad accarezzarmi i capelli, sussurrandomi dolci parole all'orecchio. «Non andrò da nessuna parte, rimarrò fin quando me lo permetterai, non temere.» Rimaniamo abbracciati per quella che mi sembra un'eternità, ma comunque un tempo troppo breve. Non mi stancherò mai di questo stato di protezione, che solo il suo corpo può trasmettermi. «Come va la testa? Ti è passata la sbronza?» mi chiede, accertandosi delle mie condizioni. «Non proprio, spero che l'aspirina faccia effetto presto.» gli rispondo massaggiandomi le tempie con gli indici. «Da quant'è che non mangi?» apre la tenda gialla e la luce solare illumina la stanza. «Ehi.» protesto, battendo in ritirata sotto le coperte. Le butta all'aria ed io mi rannicchio in posizione fetale. «Hai finito di fare i capricci?» domanda fissandomi dall'altro capo della stanza ed inarcando un sopracciglio, come ad indicare la mia scarsa serietà. «Passami gli occhiali, sono nella mia borsa.» gli ordino con tono fermo.
«No, devi alzarti.» non si muove di un centimetro.
«E tu devi smetterla di fare l'adulto responsabile.» attraverso la stanza sbuffando e passando in rassegna la valigia. «Ma io sono l'adulto qui.» si gongola, ammiccando.
«Ci passiamo solo un anno.» ribatto polemica.
Mentre siamo nell'ascensore per raggiungere il bar a bordo piscina, Brennan mi bacia sul collo e un minuto dopo sorride fiero. Avverto un leggero bruciore sulla pelle. «Brennan cosa mi hai fatto?» chiedo, temendo la sua risposta, ma sorpresa da quel piacevole gesto. «Niente, sta' tranquilla.» dice, sogghignando sotto i baffi. Con il suo braccio attorno al mio collo, usciamo nella zona piscina. Abigail ci saluta da lontano scuotendo la mano. È sdraiata su un lettino con il suo succinto bikini nero. «Ma Cole non le dice niente? Insomma, io non farei mai girare la mia ragazza così. Che si coprisse un poco!» attacca lui con le sue paranoie da fratello maggiore. «A proposito dov'è finito lui?» mi guardo intorno e non lo trovo da nessuna parte. «Avranno litigato.» giunge a conclusioni affrettate Brennan, espirando rumorosamente. Mi accuccio vicino alla sdraio della mia amica e tiro gli occhiali sopra la fronte. «Perchè sei qui da sola? Dov'è lui?» la interrogo accigliandomi. Il sorriso, con cui ha salutato me e Brennan prima, svanisce e il suo volto si rabbuia all'istante. «Non ho voglia di parlarne.» risponde guardando il fratello. Le impressioni di Brennan, seppur affrettate, sembrano essere giuste. «Okay, vado al bar.» dice lui allontanandosi e ravviandosi nervosamente i capelli neri. Potrei giurare di averlo visto ammiccare alla barista, ma non ne sono così sicura. «É tornato a Boca, abbiamo litigato.» mi svela tirando su con il naso, ha gli occhi lucidi. «Di nuovo? Cos'è successo questa volta?» le prendo la mano e le lascio il tempo necessario a trovare le parole per descrivermi la situazione. «Ho trovato due messaggi di Camryn sul suo telefono. Non l'ho guardato di proposito, ma era sul comodino e il display s'illuminava. Mi è caduto l'occhio, non era intenzionale, lo giuro.» le trema la voce, gli occhi vitrei. «Ti credo, ma lui no, vero?» chiedo, intuendo già la risposta. Scuote la testa e si mette a sedere, rivolgendo a me le sue attenzioni. «Cosa c'era scritto nei messaggi?»
«Mi manchi e non vedo l'ora di rivederti. Immagino che sarà corso tra le sue braccia. La odio quella troia. Con tutto il campus a disposizione si deve scopare giusto il mio fidanzato?» si prende il volto tra le mani e le stringe a pugno. «Ne sei sicura di questa cosa? Insomma neanche io la sopporto, ma se non hai prove certe come fai a parlare?» cerco di essere un po' ottimista, anche se non c'è molto in cui sperare. «Basta fare un giro del campus e chiedere un po' qua e là per capire che va a letto con tutti, persino con mio fratello.» replica torva, decisamente più realista di me e io incasso il duro colpo. «Hai ragione, però lui come si è giustificato?»
«Ha detto che sono amici da tempo, peggiore non poteva inventarsela.» la tristezza lascia il posto alla rabbia. «Detesto vederti così.» le confesso, abbracciandola calorosamente, con la speranza che possa un po' alleviare ciò che sta provando. Poco dopo inclino il collo all'indietro per raccogliere i capelli in una crocchia. Abby ridacchia e le lancio un'occhiata interrogativa. «Questo bel succhiotto mi dice che la tua non è stata una notte tanto tranquilla.» mi spiega, poggiando l'indice sulla mia pelle. «Non c'è stata nessuna notte e tuo fratello può considerarsi morto!» rispondo infuriata. Brennan guarda nella nostra direzione e gli sorrido con innocenza, mentre Abigail lo richiama con un gesto della mano. Sorseggiando il suo milkshake si avvicina a noi con aria felice. «Siete inquietanti, qualunque cosa abbiate in mente vi prego di avere pietà.» dice, alzando una mano in segno di resa. La mia amica mi osserva, in attesa della mia prossima mossa. Mi metto in piedi e raggiungo Brennan. «Chiudi gli occhi.» bisbiglio maliziosa. «Ehm...okay.» obbedisce balbettando. Poggio la mano sulla sua mascella ruvida e poco dopo lo colpisco. «Ahia!» esclama saltando all'indietro. Gli sorrido beffarda e mi sdraio sul lettino affianco ad Abby, che se la ride di gusto. «Sei un coglione!» insulta il fratello e mi dà il cinque. «E voi, due stronze pianificatrici!» ribatte offeso e confuso. «Perchè?» s'informa poi, fregandosi la guancia. «Hai anche il coraggio di chiedermelo?» inarco un sopracciglio, colpita dalle sue parole. L'espressione confusa continua a presenziare sul suo bel volto, gli si formano delle rughe sulla fronte. «Mi fai un succhiotto e poi flirti senza ritegno con la barista. Ci sei o ci fai?» gli illustro la situazione e strabuzza gli occhi. «Che ti importa? Tanto io sono solo tuo amico.» accartoccia con forza il bicchiere del milkshake, lo butta nel cestino vicino al bar e rientra in hotel. «Voi due siete pazzi. Sembra che ci troviate gusto nel litigare.» osserva Abigail, arricciando il naso. «Non riesco a stargli dietro, non so come abbia fatto a pensare che potesse funzionare.» le dico esasperata, pensavo di aver risolto le cose tra noi questa mattina nella stanza. «Potesse funzionare cosa?» si alza in piedi e mi trascina di malavoglia in spiaggia. «Non lo so, qualsiasi cosa ci fosse tra noi.»

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