La premessa peggiore

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Quello che metteva Oliver a disagio era il fatto che, quando non aveva corsi universitari, a casa c'era proprio Dayton. Tristan e Leroy, avendo un lavoro d'ufficio, uscivano al mattino e rincasavano la sera; quello di Dayton era dagli orari irregolari, e spesso svolgeva alcune mansioni al laptop. Questo lo mise di fronte alla scomoda consapevolezza che sarebbe stato a contatto soprattutto con la persona alla quale meno piaceva.

Alla prima occasione in cui si trattennero insieme nella sala comune per più di qualche minuto, Dayton, con sua sorpresa, prese l'iniziativa.

«Okay, scusa. Non mi sono comportato benissimo» disse, di getto, senza giri di parole né discorsi introduttivi. Era seduto in poltrona col portatile, mentre Oliver si preparava un pranzo leggero.

Questi lo guardò. «Scuse accettate.»

«Sì, insomma, sono andato dritto al punto. Non sono uomo da molti preliminari» sembrò giustificarsi. «Ci tenevo a dirtelo.»

«Che non ami i preliminari?»

«No, che so di aver sba...»

«Scherzo» sorrise pacatamente Oliver. «Va bene. Grazie.»

Calò il silenzio per qualche altro minuto, giusto il tempo perché Oliver apparecchiasse e si sedesse. Poi, come se avesse aspettato che stesse comodo, Dayton riaprì bocca. «Posso farti una domanda?»

A Oliver passò l'appetito in un istante. Quella era la premessa peggiore che potesse esserci a una conversazione con qualcuno che sapeva. Cercava di sdrammatizzare quel momento e renderlo quasi divertente provando a indovinare ogni volta quale sarebbe stata la domanda: il suo "vero" nome, come faceva sesso, se fosse lesbica – tutte orribili. Forse l'ultima più di ogni altra, confondendo l'identità di genere con l'orientamento sessuale e, cosa peggiore di tutte, implicando che fosse una ragazza.

«Perché non ti operi? Lo farai?» chiese Dayton, senza ombra di imbarazzo. Sembrava che si sentisse legittimato a porgli quelle domande, come se stesse chiedendo i suoi gusti culinari o se avesse un cane.

Oliver lasciò un attimo la forchetta e lo guardò. «Non voglio imbottirmi di ormoni tutta la vita né farmi incidere. E non voglio gonfiarmi» e si guardò un polso. «Non sono molto alto. Non starei bene con massa addosso. Insomma, non mi piacerei» concluse, sperando bastasse. Non voleva parlare di quegli argomenti, meno che mai con uno sconosciuto.

«Quindi non pensi di farlo?»

«Per ora no, e non credo cambierò idea.»

«Perché non hai cercato casa con altri trans?»

«Non era una domanda?»

Dayton ebbe conferma del fatto che quelle domande erano sgradite. Lo aveva intuito dal tono con cui riceveva le risposte. Prima che ritirasse l'ultima, Oliver gli rispose lo stesso.

«Perché non sono per la ghettizzazione, e non credere ci sia tanta solidarietà. Io sono di serie b: chi transiziona* giudica chi non lo fa. Lo considera un insicuro, uno che non è certo di cosa è.»

«Tu lo sei?»

«No. Non accusano i bisessuali della stessa cosa, di essere degli indecisi?»

Dayton corrugò la fronte. «Come sai che lo sono? Scommetto Tristan e la sua boccaccia. A furia di usarla gli si è allargata e non riesce a tenerla chiusa.»

«Non ci ho nemmeno mai parlato con Tristan, e dubito accadrà.» No, Tristan non era interessato a diventare suo amico, lo aveva detto anche a Dayton: "Non devi farci amicizia". Quella frase gli aveva fatto male. «È stato Leroy, per evitare che facessi gaffe in caso di visite per te.»

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