Chapter 33

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Mi dirigo a passo spedito nel piano inferiore scendendo le scale ed evitando lo sguardo di chiunque sia presente in questa benedetta caserma. Mi guardano tutti con pietà, ma non è ciò di cui ho bisogno in questo momento.
Arrivata in sala allenamenti giro di scatto e chiudo la porta alle mie spalle.
Poggio le spalle contro la porta ed apro gli occhi che subito mettono a fuoco il bagno in cui mi sono chiusa.
Le lacrime iniziano a scendere come gocce di pioggia, se non come grandine.
Non fermo i singhiozzi, lascio che il loro rumore penetri nelle mie orecchie e mi spezzi ancora di più il cuore già fatto a pezzi al solo pensiero di non poter proteggere la mia piccola Jessica.
Dicono che solitamente siano i gemelli omozigoti a sentire i dolori l'uno dell'altra o a percepire le emozioni dell'altro nonostante siano a miglia e miglia di distanza. Evidentemente prima di confermarlo non hanno incontrato me e mia sorella. Se lei muore, io muoio appresso a lei. Non riuscirei ad immaginare la mia vita senza di lei, è come se lei fosse un mio organo vitale: se me lo togliessero il resto del corpo cesserebbe di esistere.
Avevano ragione tutti...
Ma io sono testarda e non ho prestato ascolto a nessun avvertimento e ragione...
Ora la persona a me più cara è in pericolo ed io non posso fare nulla per impedirlo...
Chiudo gli occhi lasciando che altre lacrime solchino il mio viso e poi prendo un respiro profondo.
Grido con tutta la forza che ho in corpo lasciando che il suono rimbombi contro le pareti e ritorni a me più forte di prima.
Grido ancora, e ancora...
Il pensiero di Jessica impaurita davanti a Fletcher mi sta lentamente lacerando nel profondo. Non c'è dolore minimamente paragonabile al mio in questo momento.
Eppure mi avevano avvisata...
Anche se volessi non so se farei in tempo ad andare a casa e prenderla. Non sarebbe nemmeno una mossa astuta da parte mia perchè manderebbe in fumo il mio piano. Fletcher è crudele e spietato, ma non stupido. Capirebbe che dietro la chiamata di Jason ci sia io, altrimenti come potrei trovarmi in caserma e nello stesso momento essere venuta a prendere mia sorella?
Non riesco a fermare il fiume di lacrime che fuoriescono dai miei occhi, letteralmente come un fiume in piena. Credo che tutte le lacrime che non ho versato in questi ultimi otto anni le stia versando adesso, tutte in una volta.
Qualcuno bussa alla porta con delicatezza, ma non rispondo. Non voglio vedere nessuno i questo momento, figuriamoci sentire le sue parole pietose. Non sarebbero in grado di consolarmi. Non sanno cosa io stia provando in questo momento, nessuno lo sa.
" Kimberly, sono io" riconosco la voce di mio nonno " Piccola mia, so che sei lì. Non chiuderti in te stessa, non servirebbe a nulla" aspetta senza ricevere una risposta da parte mia " Fidati che ne so qualcosa" sorrido tra le braccia incrociate sulle ginocchia che avevo portato al petto.
Tiro su col naso, mi alzo in piedi con l'ausilio dei miei palmi ed apro la porta. Ci guardiamo per qualche secondo e poi mi butto tra le sue braccia scoppiando nuovamente a piangere.
Mi accarezza teneramente i capelli e mi stringe forte a sè come a volermi proteggere dalla nube di dolore che incombe su di me, come ad allontanarmi il più possibile dal mio uragano di emozioni. Ma ormai è troppo tardi...
" Non potrei spportare che le faccia qualcosa" dico cercando di regolare il mio respiro mentre mio nonno mi culla tra le sue braccia proprio come fece l'ultima volta che lo vidi, come quando avevo dieci anni.
" Non glielo permetterai" afferma sicuro di quanto stia dicendo
" Non esserne così sicuro, non vorrei deludere le tue speranze" ammetto sconfitta.
Non riuscirei a vivere con il pensiero della delusione di mio nonno riguardo al mio fallimento che grava su di me. Sarebbe troppo. Non riuscirebbe a capacitarsi di come Fletcher abbia messo al tappeto sia lui che me. Per non parlare del fatto che probabilmente non riuscirebbe a guardarmi in faccia se Jessica morisse. Non mi perdonerebbe mai per non avergli nemmeno dato il tempo di conoscere la sua nipotina.
Si allontana da me il poco che basta per guardarmi negli occhi con uno sguardo pieno di rimprovero ed allo stesso tempo compassione e comprensione. Io abbasso il mio sguardo incapace di sostenere il suo.
" Guardami" ordina fermo facendomi scattare anche se con difficoltà " Non pensare mai più una cosa simile! Gliela vuoi dare vinta?" scuoto la testa negando " Beh, mi spiace dirti che invece ci sta riuscendo per bene. Ti sta uccidendo mentalmente, lui è questo che vuole e tu glielo stai lasciando fare senza il minimo sforzo. Dov'è la Kimberly che qualche ora fa lo ha affrontato a testa alta?"
Ha ragione, ancora una volta ha ragione. Fletcher sta abusando della mia stabilità mentale e non posso permettere che ciò accada.
" Ricordi cosa ti dicevo sempre da piccola?" annuisco percependo il mio sguardo addolcirsi ed illuminarsi al solo ricordo.
" Dra Aldrig Tillbaka" come dimenticarlo?!
" Bravissima, ricordi cosa significa?" mi sorride dolcemente portando una ciocca di capelli dietro il mio orecchio
" L'hai tradotto dal latino 'Numquam Retro Descendit', e significa 'Mai Tirarsi Indietro'" rispondo accennando ad un sorriso quando sento le sue grandi e forti mani circondarmi il viso con premura
" Esatto. Vedi noi siamo un po' come delle ancore: un'ancora non viene mai tirata su senza che il tempo stabilito sia arrivato, deve..."
" Deve adempiere al suo compito fino alla fine, ossia tenere saldamente ferma la nave indipendentemente da tempeste o altri ostacoli" termino io al posto suo
" Te lo ricordi ancora bene, eh?" sorride mio nonno compiaciuto
" Non è mai uscito dalla mia testa" ammetto
" Dimostrati l'ancora di tutti noi, soprattutto l'ancora di tua sorella. Vedi, ogni marinaio si fidava dell'ancora lanciata in mare. Non aveva paura di niente sapendo che l'ancora avrebbe tenuto la nave ferma in quel punto senza lasciarla affonadre. Fa che tua sorella dopo ciò ti consideri come la sua ancora, la sua ancora di salvezza" mi spiega facendomi vedere l'ancora sotto un ulteriore punto di vista.
Mi convinco sempre di più del fatto che mio nonno sia un elemento fondamentale della mia esistenza assieme alla mia piccola Jessica. E DEVE rimanere così, non permetterò a niente e nessuno di farle del male, tantomeno a quel verme di Fletcher che merita di marcire in galera, e non per pochi anni.
" Hai ragione" gli stringo gli avambracci " Grazie" gli sorrido e lui ricambia lasciandomi un bacio sulla fronte, come faceva anni fa.
Continuiamo ad abbracciarci per qualche minuto ancora senza affievolire la presa.
La disperazione è alle stelle, ma la determinazione e la rabbia sono più in alto ancora.
Fletcher sarà fatto fuori, eccome se lo sarà!
* * *
Poco dopo quella conversazione rinvigorente, io e mio nonno siamo tornati al piano di sopra per rimetterci in contatto con Jason che ci ha fornito tutte le informazioni sulla sua chiamata con Fletcher.
Hanno stabilito che lo verranno a prendere a casa nostra, lasceranno il loro furgone a pochi metri fall'abitazione. Si sono assicurati che no dicesse niente a nessuno, ovviamente invano, e poi gli hanno confermato che passeranno alle 19:30 in punto.
Come pattuito precedentemente, Jason lascia la chiamata aperta di modo tale che io possa sentire tutto ciò che succede dentro casa. Chissà magari riusciamo anche ad identificare qualche voce.
<< Jason, hai il cellulare in tasca?>> mi assicuro che non si faccia scoprire
<< Sì, Kim. Alle 19:25 toglierò il vivavoce e metterò il mio cellulare in tasca, poi quando me lo chiederanno tu chiudi la chiamata ed io consegno il cellulare>> mi spiega il suo piano
<< Ottimo, ci assicureremo di togliere ogni possibile chiamata sospettosa. Se ne occuperanno i nostri informatici. Tu per ora dai loro tutti i dati che occorrono per entrare nel tuo telefono>> lo esorto, sperando vivamente che facciano in tempo ad eliminare qualsiasi cosa prima che passi nelle mani di Fletcher.
<< Dovranno leggere anche i messaggi?>> percepisco l'imbarazzo nella voce di Jason. Alzo gli occhi al cielo un po' divertita ma anche un po' imbarazzata per lui.
Mi giro verso i nostri informatici che mi guardano chi curioso chi diffidente da Jason, come se con questa domanda avesse paura potessero scoprire qualcosa che ci ha nascosto.
Ma io ho capito a cosa si riferisce...
" Mi raccomando, non aprite la chat con Rachel Wright" li guardo seria in volto " È la ragazza, e la vita privata è bene che rimanga così" li avverto
Poi ritorno a camminare avanti ed indietro davanti alla scrivania sulla quale vi è il computer con la quale sono in contatto con Jason.
<< Per quanto riguarda quelle con gli altri, mi spiace ma verrano lette tutte quante>> mi rivolgo al ragazzo dall'altra parte della linea
<< Anche quella con Richard?>> al solo sentire quel nome sospiro innervosita fermandomi di colpo e girando la testa verso lo schermo, come se fosse Jason in persona
<< Cosa non ti è chiaro della parola TUTTE, Jason?!>> riprendo a camminare avanti ed indietro come fossi una psicopatica torturandomi l'unghia del pollice con i denti.
<< Non vorrei leggessero cose... insomma... mi hai capito, no?>> chiede nuovamente imbarazzato
<< No, Jason, no. Sono stata addestrata a difendermi, non a leggere nel pensiero o ad essere telepatica>> sbuffo
Sento lui fare lo stesso, gli sembrerò una ragazza ingrata che non apprezza che lui stia mettendo a rischio la sua stessa vita per aiutarmi dato come lo sto trattando.
<< Kim, non credo lì vogliano sapere i dettagli tra te e Richard>> ammette poi
Mi fermo dinuovo sul posto ed arrossisco come se non ci fosse un domani. Davvero quel demente ha parlato di me con Jason?! È così imbarazzante!
<< Cosa vuoi che leggano? Che ci siamo baciati e che lui continuava a preferire quella gallina strozzata a me?!>> minimizzo
Sento gli sguardi di tutti addosso, tra tutte le figuracce fatte in vita mia credo che questa sia di gran lunga la peggiore.
Per non parlare della mia privacy andata a farsi friggere...
<< Sì, mi ha raccontato dei baci eccetera, ma lui ti vuole per davvero>>
<< Non dire sciocchezze, non avrebbe fatto quel che ha fatto se mi avesse voluto veramente>>
<< Se tu non fossi stata impulsiva ed avessi ascoltato lui e noi che abbiamo visto la scena, non la penseresti così>>
<< Concentrati sulla missione Jason, non ti devi distrarre!!!>> lo riprendo sentendolo sospirare dall'altra parte, immaginandolo scuotere la testa pieno di delusione come è suo solito fare quando qualcosa non gli piace.
Il tempo di girarmi per riprendere la mia camminata da psicotica e vedo in fila mio nonno, Sam ed il capo guardarmi come a volerne sapere di più. Se non li conoscessi direi che abbia fatto qualcosa per cui io vada rimproverata, ma so che in questo momento mi stanno guardando come fossero tre padri pronti a spaccare la faccia a chi ha fatto soffrire la loro povera figlia.
Beh, hanno preso la ragazza sbagliata...
Faccio loro segno di non preoccuparsi, ma continuano a guardarmi come a volere spiegazioni e poi il permesso per farlo fuori. Tutti e tre con le braccia incrociate poi sembrano dei veri e propri soldati.
Alzo gli occhi al cielo e mi giro dall'altra parte per vedere qualcuno guardarmi curioso.
" Insomma, qui c'è in gioco la vita di Jason e voi perdete tempo a guardarmi?! Sù, lavorate" li riprendo battendo le mani per incitarli a muoversi e così fanno.
Avrò mai la privacy che mi spetta?! Prima scopro che mio nonno ha letto tutto il mio fascicolo che si sono occupati a riempire con tutta la mia vita, ed ora Jason ha spiattellato a tutti di me e Richard.
Dò un'occhiata veloce all'orario e mi viene un colpo non appena realizzo ciò che ho visto.
Sono le 19:27, quindi Jason dovrebbe aver tolto il vivavoce e tra tre minuti arriveranno gli uomini di Fletcher.
<< Jason>> lo richiamo per verificare se abbia tolto o meno il vivavoce e così ha fatto.
" Bene, avrete ancora poco tempo per eliminare ciò che dovete prima che Flethcer tolga il cellulare a Jason, quindi fate in fretta e senza lasciare tracce" incoraggio gli informatici che sono tutti all'opera " Gli altri che stanno senza fare nulla, cercate di identificare più voci possibile" ordino
I tre minuti sono passati più veloci di quanto mi aspettassi e, puntuali come un orologio svizzero, arrivano gli uomini di Fletcher che Jason fa entrare.
" CONTROLLATE TUTTA LA CASA" ordina una voce maschile molto profonda
Mi giro verso coloro che cercano di identificare le voci nella speranza che siano riusciti a trovare già qualche corrispondenza. Passano pochi secondi, sento dei rumori in casa: a giudicare dal suono, stanno ribaltando mobili e quant'altro per trovare chissà cosa.
Qualcuno alza la testa attirando la mia attenzione: ha qualcosa.
" Keith Lawton" Sam inizia a cercare informazioni su quest'ultimo.
Stanno mettendo casa sottosopra, e non mi preoccupo finchè non salgono le scale ed arriva alle mie orecchie un suono più che familiare...
" Jason, che succede?!" chiede con la sua vocina innocente, poi sento il respiro morirle in gola.
" PRENDETELA!" ordina la stessa voce di prima
" No!" sussurro preoccupata sentendo il cuore battere all'impazzata.
Mio nonno mi stringe una spalla come a ricordarmi ciò che mi ha detto prima e avvisarmi che lui è lì, vicino a me.
Sento i passi degli uomini muoversi verso Jessica e poi la sento...
Grida con tutto il fiato che ha, è spaventata a morte, continua a gridare lacerandomi il cuore.
Qulche lacrima inizia a scendermi.
Perdonami piccola Jess...
La sento gridare il mio nome, come a chiedere aiuto...
Non mi sono mai sentita tanto impotente come adesso in vita mia. Stringo le mani attorno al bordo della scrivania cercando di non crollare sotto tutti i punti di vista.
Continua a gridare il mio nome, adesso piangendo...
Piango anche io, silenziosamente, ma le lacrime ci sono, eccome se ci sono.
" Sta zitta!" le intima uno degli uomini che l'ha presa
Sento il rumore provocato dalla sua mano contro la guancia della mia povera e fragile Jess. Stringo ancora di più la scrivania, non badando affatto al dolore che sento alle mani a furia di stringerle.
Tutto ciò che provo ora è rabbia mista a dolore.
Poi sento le porte del furgone chiudersi, il che significa che Jason e Jess sono dentro.
" Mi consegni il cellulare signor Smith" un'altra voce.
Anche questa come le altre due viene identificata e chiudo la chiamata, come stabilito in precendenza.
Sto qualche secondo in piedi prima di crollare con le ginocchia a terra piangendo senza far rumore. Nessuno si accorge di me se non mio nonno.
Mi scuote cercando di rialzarmi: sono affranta, lacrime rigano il mio viso senza sosta, ma non emetto alcun suono. Sono come incantata fissando un punto a casa davanti a me.
Poi sento un rumore minimamente percepibile: un pezzo del mio cuore si è spezzato...

Hate To Love {COMPLETATO}Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora