Prologue: Estée Lauder

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"Lascia che ti dica che sono tentata di infilare uno dei tuoi pennelli di Morphe su per il culo di Paul, così in profondità da farglielo sentire ad ogni passo che fa".

Mi giro verso la mia coinquilina nonchè migliore amica, ferma con il pennello del rossetto rosso a mezz'aria, inarcando un sopracciglio nella sua direzione.

"Sei molto... Grafica, Claire. E sono solo le sette del mattino. Ho paura di sapere come sarai oggi pomeriggio" commento, guardandola versarsi una seconda tazza di caffè mentre borbotta qualcosa tra sè e sè, e approfitto del suo attimo di estasi dovuto alla caffeina per finire di applicare il rossetto, unendo e separando le labbra un paio di volte prima di sorridere, sentendomi finalmente me stessa.

"Oggi ho meno voglia di vedere la sua faccia da caprone del solito, Ylenia. Come faccio a sopportarlo fino alle sette?" Sospira Claire, appoggiandosi allo stipite del bagno e osservandomi mentre finisco di truccarmi, e con un sorriso mi giro verso di lei, guardandola ancora nel suo stato selvaggio.

"Come fai sempre, con una dose spropositata di caffeina e la solita dolcezza da camionista che ti contraddistingue" sorrido, chiudendo l'astuccio e portandolo con me in soggiorno, infilandolo poi nella valigia con il resto dei trucchi che uso per il lavoro.

"Oppure potrei usare il caffè per affogarlo" propone, ripensandoci dopo qualche secondo e scuotendo la testa: "no, non posso sprecare caffè per un ignorante del genere".

Tipico di Claire.

"Oppure potresti provare ad essere tollerante. Sai che Paul maltratta tutti gli apprendisti, ma quelli che superano i sei mesi di apprendistato sono poi i fotografi più richiesti" continuo, sciogliendo i capelli dallo chignon disordinato, guardandola alzare gli occhi al cielo prima di dileguarsi nel corridoio per andarsi a preparare.

Claire non è esattamente la persona più amorevole del mondo, così come io non sono la persona più umile: lei insopportabilmente sarcastica e io insopportabilmente primadonna, un'accoppiata che scoppia ma, in qualche modo, funziona.

All'inizio la convivenza non è stata facile, specie con la fine dei nostri corsi professionali, ma alla fine siamo riuscite a far quadrare tutto quanto, tanto che adesso passiamo la maggior parte delle giornate di lavoro insieme, io dietro le quinte e lei dietro a un obbiettivo.

Sospiro piano, finendo di controllare di aver messo tutto nella borsa dei trucchi, notando poi lo schermo del mio cellulare accendersi sul tavolo, il solito mittente del solito messaggio.

'Mi manchi'.

A Dylan sembro mancare tanto adesso, ma quando aveva la lingua in bocca alla sua co-protagonista non gli mancavo affatto.

Cancello il messaggio, come tutti gli altri che ricevo da parte sua, sentendo poi Claire tornare, e non appena alzo gli occhi la vedo saltellare per il corridoio mentre cerca di infilarsi uno stivaletto, la sua macchina fotografica e gli obiettivi nella borsa sulla spalla.

Non appena torna in piedi nota il mio sguardo su di lei, e immediatamente capisce cosa succede.

"Quel viscido ti ha di nuovo scritto? Devo tornare a casa sua a fare graffiti? Dimmi una parola e lo farò" afferma, facendomi sorridere appena.

A volte fa quasi paura quanto sia protettiva.

"No, non si merita questo privilegio. Sto pensando di cambiare numero e farla finita".

"Cambiare numero vuol dire dargliela vinta, Ylenia. Continuo a proporre di lanciare uova contro la sua Ferrari".

"Pensa ai bambini in Africa!".

"Pensa che si è fatto la sua collega nel letto in cui faceva sesso con te!".

Sospiro, dovendo ammettere che, purtroppo, Claire ha ragione, prendendo poi la giacca e facendole cenno di uscire dall'appartamento, cosa che fa una volta preso il thermos di caffè.

In My Calvin's || Luke HemmingsDove le storie prendono vita. Scoprilo ora