XIII-Ultimo

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"Allora dovremmo creare la nostra luce, in cui poter vivere e amare come persone normali"

-Allora credo che noi potremmo diventare ottime amiche!- Alice continuava a parlare mentre attraversavano il corridoio. Nora non ne poteva più, era da dieci minuti buoni che andava avanti senza fermarsi, era già difficile sopportarla così, non osava pensare come sarebbe stato se fossero amiche. Erano uscite dalla stanza in cui si era svegliata, e ora si trovavano al secondo piano. Alice l'aveva trovata svenuta vicino al portone del primo piano e l'aveva portata in uno dei pochi luoghi sicuri della Casa. Sembra che però accanto a lei non ci fosse stato alcun gatto nero nei paraggi "Gatto nero? Non credo ci fosse nessun'altra oltre a te, nemmeno manichini!" Questo le aveva detto quando Nora le aveva chiesto di Cherry e cosa fosse successo.
Alice fin da subito si è dimostrata molto cordiale e gentile verso Nora e Nora stessa provava una strana attrazione verso la ragazza. In qualche modo i suoi profondi occhi blu e quei morbidi capelli dorati la attraevano. Quando le camminava davanti, aveva notato, lasciava uno strano odore di pesca.
-Il secondo piano è molto interessante, mi diverto sempre un mondo quando mi perdo qui!- Alice esclamò questa frase con una strana euforia, quasi eccitata nel dirlo -Il secondo piano è composto da varie stanze, ad ogni stanza si accede ad un altra, e bisogna riuscire a memorizzare bene l'ordine o ci si rischia di non uscirne più! Quindi attaccata a me, Noruccia!-.
Uscite dalla stanza in cui si era risvegliata si erano trovate in uno strano salottino, arredato con un rotondo tavolino in legno, con sopra un centrotavola bianco che divideva la superficie delicata del tavolo dal pesante fondo di un vaso pieno di rose viola, poi c'era una poltrona dal tessuto violaceo, abbastanza ammuffita, e un quadro. In quest'ultimo vi era dipinto un signore che sembrava essere sulla cinquantina, aveva uno stile impeccabile e sembrava osservare Nora con quei suoi occhi verde luccicanti, sembravano così vivi...
-Io ho sempre adorato le rose!- disse Alice che intanto si era avvicinata al vaso e stava annusando con aria allegra il loro profumo. Nora invece sentiva un leggero disagio, avrebbe solo voluto nascondersi da qualche parte e non uscirà mai più, se solo Cherry fosse lì accanto a lei, ma era sola.
Davanti a loro c'era solo una porta in legno, aveva dei strani disegni, era molto curata e sembrava, a differenza del resto della stanza, che venisse pulita ogni giorno. -Una porta! Sarà la nostra unica via d'uscita, Noruccia!- e si diresse verso la porta, la ragazza impaurita la seguì. Alice avvicinò la mano alla maniglia e la girò. Ciò che accadde era oltre la sua immaginazione, ad aprirsi non fu la porta, ma la stanza. Appena la maniglia venne girata, tutto ciò che era intorno a loro, pavimento, pareti comprese, turbinò per cambiare completamente. Nora sentì le vertigini, attorno a loro c'era solo il vuoto, come nel buio, se faceva un passo, poteva cadere. Durò un attimo intorno a loro tutto si riformò, ora erano in un'altra stanza.

Non sembrava cambiata parecchio, il divano e il tavolo con il vaso erano allo stesso posto, mancavano solamente il quadro, il tappetto e la porta, che era completamente scomparsa, inoltre non erano sole. Per Nora era la prima volta che incontrava persone vive all'interno della casa, ad eccezione di Alice, e tutti quei pochi incontri che ha avuto, le dicevano di mantenere sempre alta la guardia. Dietro di loro, esattamente in riga fissando la parete, c'erano quattro persone. Un cavaliere, un maggiordomo, una contessa e un conte. Non muovevano un muscolo, fissavano costantemente il vuoto davanti a loro. Nora spinta dalla curiosità e da Alice, che avanzava come se tutto fosse un allegro gioco, si avvicinò a quegli individui. Appena fece un passo, ci furono un paio di cose che la sorpresero: la prima è che tutto ad un tratto, facendo sobbalzare sia Nora che Alice, i quattro cominciarono a parlare nervosamente tra di loro, come se stessero discutendo di qualcosa e la seconda era la presenza di macchie di sangue nei loro vestiti e nelle loro mani e di un cadavere smembrato a terra di fronte a loro, nascosto inizialmente dal divano. Alice, nel frattempo, osservava con irresistibile curiosità le quattro persone e quasi ammirava con adorazione il cadavere, tentando ogni tanto di spulciarlo per osservare una sua improbabile reazione.

-E' inutile che mentite! Ho visto te e quella teiera con la spada nel scena del delitto!

-Non dire cavolate, mia cara! Io non c'entro nulla, anzi ho visto proprio il cavaliere infilzarlo con la sua spada!-

-Ma se è stato quel tuo maggiordomo! Aveva tutto il diritto di ucciderlo, visto che voleva la sua fortuna! Il mio elmo lo conferma!-

-Io sono innocente, stavo preparando la cena mentre è accaduto il fatto!-

Nonostante l'animata discussione, le quattro persone rimanevano ferme al loro posto, scambiandosi ogni tanto degli sguardi e osservando il cadavere. Nora si avvicinò al corpo, quasi con timore che si potesse svegliare da un momento all'altro. Era stato smembrato completamento, la cassa toracica era completamente aperta, lasciando intravedere l'interno, i polmoni, il fegato e la milza erano stati asportati e giacevano qualche metro più in là, mentre la testa era stata completamente tagliata e nella stanza non ve ne era traccia. Trattenne un conato di vomito e si voltò subito, tentando di dimenticare completamente la scena. -Sembra che tocchi a noi risolvere la scena!- Alice si avvicinò a Nora, aveva appena ispezionato il cadavere e lo si notava dalle mani sporche di sangue, - Leggi!-. Porse un foglio, completamente imbrattato, vi era scritto in caratteri cubitali "TROVATELO". Nora la squadrò con aria interrogativa, mentre Alice allargò un sorriso e imitando un improbabile detective -Quali indizi abbiamo, Noratson?- e saltellando cominciò a sentire i discorsi degli indagati. D'altro canto lei la fissò impassibile e con una certa sensazione di disagio. Tentando di stare al gioco, cominciò a ispezionare la stanza. Osservò il tavolo e il vaso che sembravano non avere niente di particolare, se non un grosso strato di polvere. Poi si avvicinò al divano, lo toccò con un dito che non entrò nella copertura, ma era molto più duro di quanto sembrava. Cominciò a seguirne il contorno ondulato, finchè non notò uno squarcio nel retro. Era un taglio largo quanto lo schienale e fuoriusciva una quantità immane di stoffa. La tentazione era forte seppur, nella sua mente apparisse come la cosa più pericolosa da fare, ma allungò la mano e la infilò nello squarcio. Piano piano penetrò sempre di più, stranamente non incontrò ostacoli, parti di struttura o altro, era come se il divano contenesse al suo interno un buco nero. Infatti ormai aveva quasi tutto il braccio all'interno del divano, Nora percepiva solo una strana inquietudine, voleva tirare immediatamente fuori la mano, ma la curiosità era troppo forte. Intanto avanzava, mancava poco e con la spalla avrebbe toccato lo schienale, e lo sentì, qualcosa di freddo, duro e dalla forma molto semplice. Sembrava un oggetto, aveva un manico e terminava a punta. Nora lo afferrò. Appena tutte e cinque le dita toccarono saldamente ciò che sembrava essere il manico, uno strano pizzico e sensazione di solletico le pervase l'intera mano, sembrava come se qualcosa le camminasse sulla superficie. Nora capì immediatamente, tirò fuori l'intero braccio con una spinta immane, anche spingendo lo schienale con l'altra mano. Anche la sensazione di prurito e solletico aumentava in proporzione, finchè con un ultimo sforzo, la mano uscì completamente lanciando l'oggetto che cadde tintinnando a pochi centimetri di distanza. La mano era completamente coperta da cimici, formiche, millepiedi e insetti vari. Nora fece un salto e agitò la mano con più forza che poteva, riuscendo fortunatamente a scrollarsi di dosso i fastidiosi animaletti, i quali appena toccarono terra, scomparvero in piccole nuvole di fumo. Prese un respiro di sollievo e con le gambe tremanti si avvicinò all'oggetto misterioso. Era un coltello, zuppo di sangue, l'arma del delitto.

Alice si avvicinò alla ragazza, -Che hai trovato?- le chiese e Nora glielo porse. Osservò il coltello con cura, passando il dito nella lama. Poi dopo pochi secondi di pausa, allargò uno dei suoi sorrisi e -Noruccia, ho trovato l'assassino!-

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