16. Solo un incubo

66 11 15
                                                  

Un anno dopo

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Un anno dopo

Aveva indagato a fondo sulla morte di Vittorio, nonostante non fosse stato facile raccogliere informazioni senza destare sospetti e avvicinare tutte le persone che avevano avuto contatti con lui in quel periodo. Tuttavia, dopo un anno il timore che potesse essere stato un avvertimento o una minaccia era andato scemando. Al contrario, il legame di Sofia con il mondo onirico si era intensificato col passare del tempo. Manteneva costante il contatto con lei per non perderla mai di vista, però i continui salti tra le due dimensioni lo stavano indebolendo.

Lei era di nuovo lì, immobile davanti al salice con lo sguardo perso e triste. Allungò una mano e la posò sul tronco. La sua principessa cercava un contatto fisico e la risposta a domande che non riusciva neppure a porsi, mentre lui poteva solo restare a guardarla a debita distanza.

Si appoggiò con la spalla al muro di cinta del cimitero, nascosto dietro l’angolo. Era stanco e anche lei se ne era accorta, fornirle una spiegazione credibile era sempre più difficile. Sofia non risentiva di quei salti e non sapeva spiegarsi come fosse possibile, sembrava che addirittura la rigenerassero.

Chiuse un attimo gli occhi e inspirò a fondo, ripensando a quanto fosse stata dura per lei superare la morte del padre. Eppure, ci era riuscita e aveva recuperato il suo splendido sorriso. Ciononostante, un’ombra era rimasta incatenata ai suoi occhi, un velo di malinconia che aizzava l’istinto di protezione in lui. Svuotò i polmoni soffiando fuori l’aria con lentezza, ma il respiro gli si troncò di netto. Spalancò le palpebre e si voltò con uno scatto fulmineo. Lo sguardo si puntò su un uomo che avanzava guardingo nella sua direzione. Lo superava in altezza di un paio di spanne, i capelli castano chiari erano raccolti in una treccia ordinata e gli incorniciavano il volto dai lineamenti decisi, su cui spiccavano le iridi di un rosso cupo. Il torace era nudo e lasciava in bella vista la muscolatura sovrasviluppata, ma ad attirare la sua attenzione fu il simbolo tracciato sul petto.

«Quanto tempo» esordì con voce bassa e roca, fermandosi a qualche passo da lui. «Credevamo fossi morto.»

«A quanto pare non è così.»

«Lo vedo» disse stampandosi in faccia un ghigno poco rassicurante. «Allora perché non sei rientrato?»

Christian rimase impassibile.

«Silenzioso come sempre, ma non importa. Hai ancora quella tua aria di superiorità, anche se sei solo un bastardo mezzosangue.»

«Sono un mezzosangue, non un bastardo» replicò atono.

«È uguale» latrò con una risatina.

«Inoltre, non conta più. Sei solo uno schifoso traditore.»

Per un istante perse la sua freddezza e voltò appena la testa, facendo saettare gli occhi in cerca di Sofia. Era ancora accanto al salice e non pareva essersi accorta di nulla.

Nero Corvo 🔒Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora