XII-Alone Lost In Certain Eternity

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Nora non sapeva da quanto stava lì, sospesa nel vuoto dei suoi pensieri, aveva sentito il suo nome nell'eco dei sogni, una ragazza con un gatto, e un evento traumatico, tutto ciò le ricordava qualcosa. Voleva muoversi da lì, ma non ci riusciva, la sensazione era molto diversa da quella nella foresta. Era come se non fosse nel suo corpo o fosse in qualche modo legata. Cercò con tutte le sue forze di muovere anche solo un braccio ma invano. Poi però qualcosa catturò la sua attenzione. Si nascondeva nell'oscurità, la osservava, esattamente come l'ultima volta, però questa volta era la volta buona.
"Nora .."
Era il suo nome, la stava chiamando. Lei era come rapita non poteva fare altro che osservare il buio, ipnotizzata. Quell'essere la conosceva, la voleva, la cercava disperatamente da troppo tempo. All'improvviso sentì un soffio di vento che le scompigliò leggermente i capelli.
"No, non sei tu..."
Cosa voleva dire quella frase, lei era Nora, lo era sempre stata fin dall'inizio, era il primo nome che si era ricordata. Voleva forse dire che...
Non ebbe il tempo di finire la frase che un enorme sorriso le si formò davanti nell'oscurità. I denti erano enormi, forse più grandi del doppio di lei stessa. Poi quel sorriso si aprì lentamente in tutta la sua maestosità. Poi uno schiocco. Lei venne divorata senza neanche aver avuto la possibilità di inalare l'ultimo respiro.
Nora si svegliò di soprassalto. Aveva le mani piene di sudore e tremava. Cercò di calmarsi, respirando lentamente. Non aveva idea di cosa era appena successo, ma per fortuna ora era al sicuro, o per lo meno lo sperava. Si trovava distesa in un letto. Le coperte la avvolgevano completamente fino al collo, la testa era appoggiata su un piccolo cuscino bianco molto soffice. Il letto era di legno, con una ringhiera alla testa e alla coda del letto. Cercò di sforzarsi di ricordare come fosse finita lì, ma ricordava solamente il manichino enorme che la inseguiva impazzito e Cherry che era sparito.
A quell'ultimo pensiero una fitta le colpì il cuore e si alzò di scatto, scostò le coperte e analizzò la stanza in cui si trovava. Era molto piccola, accanto al letto c'era un comodino e una sedia, che toccò e sentì ancora calda, qualcuno era rimasto seduto lì di recente, il comodino, invece, era pieno di stracci, tra cui alcuni bagnati, e una bacinella d'acqua. Un po' più in là,verso il centro della stanza, c'era un tavolo in legno massiccio di forma rotonda. Alla sinistra del letto c'era uno specchio appeso al muro, con una cornice dorata consumata dal tempo e, insieme allo specchio in sé, molto logora. Si alzò dal letto e si mise in piedi. Le gambe le tremavano leggermente, faceva fatica a rimanere alzata, così si sedette sulla sedia. Notò che lo specchio rifletteva i suoi capelli rossi, incasinati e pieni di ricci. Si mise di fronte allo specchio e per la prima volta Nora notò il suo aspetto.  Aveva due splendidi occhi verdi, con leggere sfumature azzurrognole, il naso a patata era leggermente coperto da lentiggini, le guance paffute e rosee, e una folta chioma di capelli rossi che le cadeva su tutta la schiena. Non avrebbe mai pensato di essere così, aveva un aspetto sia adulto che fanciullesco. Le faceva uno strano effetto guardarsi allo specchio, toccare i propri lineamenti, avere coscienza di sé, come se per la prima volta avesse un corpo vero e distinguibile.
-Ah! Ti sei svegliata!-
Nora si girò di scatto. Davanti alla porta d'entrata della stanza stava in piedi una ragazza sorridente. Era alta più o meno quanto lei, con dei lineamenti leggermente più marcati, e le conferivano un aria più adulta. Aveva dei bellissimi capelli biondi, molto lisci che le cascavano dietro le spalle.m, degli occhi azzurri molto profondi che sembravano penetrarle dentro, mente lei sembrava perdersi in quella immensità celeste. Non sapeva perché ma quella ragazza sembrava in qualche modo attirarla.
-Ero preoccupatissima! Da quando ti ho trovata svenuta in quel corridoio, non ti sei più svegliata!- la ragazza continuava a guardarla sorridente 
-Ora sono contentissima! Ho una nuova amica!-. A questa affermazione Nora rimase leggermente confusa, da quando lei aveva detto che erano amiche? È in fondo non sapeva nemmeno il suo nome.
La ragazza misteriosa trotterellò avvicinandosi a lei, rivolgendole un sorriso ampio in tutti i suoi smaglianti trentadue denti. -Sei carinissima, lo sai? Il tuo nome è Nora, vero?-
Nora rimase quasi paralizzata, non aveva la pallida idea di come facesse a saperlo. Lei se ne accorse, infatti aggiunse -È il nome che continuavi a ripetere mente dormivi!-. Si calmò leggermente, non riusciva a fidarsi completamente di quella ragazza, come con Cherry, ma se voleva uscire di qua, aveva bisogno di qualcuno.
-Immagino che anche tu ti sia persa in questo posto! Sto cercando pure io l'uscita, ti va di accompagnarmi? In due sarà molto più facile!- e allargò un altro dei suoi sorrisi. Nora non poteva fare altro per e annuì. -Bene, Noruccia! Andiamo all'avventura!- e corse verso la porta con un braccio alzato in segno di entusiasmo. Era una ragazza particolare, Nora poteva aspettarsi qualunque cosa. I suoi pensieri vennero interrotti, quando la ragazza si fermò pochi centimetri prima della porta e fece dietro front.
-Che stupida! Non ti ho ancora detto come mi chiamo!- allungò una mano verso Nora -Puoi chiamarmi Alice!-. Nora prese la mano, "Alice" non avrebbe mai dimenticato quel nome.

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