Doppio inganno

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A Oliver non parve vero. Aveva visto altri due appartamenti, uno un po' fuori mano, nell'Upper Manhattan, e l'altro abitato da suoi coetanei, palesatisi subito come amanti di festini e sregolatezze. Erano decisamente diversi da lui, ma si sarebbe adeguato a chiunque pur di trovare una casa e iniziare la sua vita newyorchese. Era sulla strada di ritorno verso l'albergo quando Leroy lo chiamò per confermare che la stanza era sua. La notizia lo esaltò, ma Oliver s'impose di rispondere con un tono quanto più calmo possibile. «Davvero?»

«Davvero. Puoi venire quando vuoi, anche domattina. C'è Dayton.»

«Allora ci vediamo domani. Firmo da te il contratto?»

«Ci penso io, sì.»

«Grazie, Leroy. Salutami gli altri. A domani» e mise giù, sorridendo allo schermo come se fosse il diretto responsabile di quella notizia. Scoppiava di felicità. Avviò subito un'altra chiamata, incapace di aspettare. «Kim? Ehi, ho trovato casa, ho già avuto conferma, ci credi?»

Lei sbadigliò, riprendendosi quasi subito. Sembrava essere reduce da un riposo pomeridiano. «Ma per quale? Qualcuna che hai visto oggi?»

«Sì, e anche la più bella. La camera è davvero grande e luminosa. Ha l'arredamento di base, ma c'è spazio per aggiungere mensole e cambiare la scrivania per metterne una più ampia. Mi sembra incredibile, i ragazzi me l'hanno confermata.»

«È fantastico, quindi è fatta! Aspetta, però, dimmi meglio di quelli che ci sono dentro. Adesso che sappiamo con chi vivrai, voglio che me li descrivi per bene.»

«D'accordo» e sollevò spontaneamente gli occhi, nell'atto di ricordare. «Leroy è quello con cui ho avuto contatto telefonico prima e dopo aver visto la casa. Alto, gli arrivo alle spalle, capelli biondo cenere e molto in ordine. Viso pulito, affabile. Nessuna sorpresa che faccia l'avvocato, come Bernard. Sto conoscendo solo avvocati gentili.»

A Kim scappò un fischio. «Però, l'avvocato?»

«Sì. Con Tristan, mi sembra che si chiami l'altro. Non lo ricordo bene, a malapena si è presentato. Stava steso sul divano e non si è mosso. L'ho visto meglio solo prima di uscire: capelli castani, occhi blu, viso glabro. Carino, ma dall'aria molto strafottente.»

«Se nemmeno si è alzato, direi che non si trattava solo di aria. Va beh, uno meno simpatico ci deve stare per forza. E poi?»

«E poi... Dayton. Era Dayton? Anche lui alto, ma di carnagione scura, moro, capelli fino alla nuca e barba. Si occupa di eventi e intrattenimento. Ancora stento a crederlo, ho trovato casa quasi subito e nell'appartamento migliore che abbia visitato» esultò di nuovo.

«Aspetta che lo sappia mamma, sarà felice. Appena rientra ti faccio richiamare.»

«D'accordo.» Gli sarebbe piaciuto parlarne anche con suo padre, descrivergli la bellezza dell'appartamento, gli spazi, come fantasticava già di decorarlo, magari farglielo perfino vedere, un giorno. Ma cacciò immediatamente quel pensiero. «Allora torno in albergo e sistemo le cose, così domani porto tutto lì.»

«Ce la fai da solo?»

«Sì, ho solo qualche valigia, chiamo un taxi.»

«Perché non chiedi una mano a Natalia? Sono sicura che te la darà volentieri.»

«Non voglio crearle problemi e poi posso farcela da solo. Sono solo un paio di valigie, niente di che. Ho fatto di peggio.»

Kim sospirò profondamente, un misto di sollievo e tenerezza. «Sono davvero contenta. Vedrai che le cose andranno bene. Dov'è che si trova questo appartamento, comunque? In che zona?»

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