Chapter 32

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Sto controllando gli uomini del DISS due a due e tutti sembrano avere un certo timore di me, tanto da non guardarmi nemmeno in faccia quando passo e porgo la mano per accertarmi che siano veri agenti. Non ho nemmeno bisogno di dire loro di alzare le braccia quando li tasto per assicurarmi siano disarmati, come mi avvicino lo fanno. È talmente pazzesco e rigenerante che mi scappa un sorriso.
" Controllare i miei uomini la fa ridere agente Blaze?" domanda Liam strafottente Rogers appostandosi dietro di me.
" Che scuola ha frequentato, Liam?" marco il suo nome per fargli capire chi è che ha in mano la situazione e mi giro verso di lui attentendo una sua risposta.
Ma tutto ciò che fa è sorridere alla mia domanda e poi, dopo aver finito il suo mini teatrino, guardarmi finalmente negli occhi.
" Era una scuola privata, come mai? Non lo ha letto nel mio fascicolo?" mi stuzzica, ma la mia irascibilità è diminuita notevolmente rispetto alla mia piccola vacanza al DISS canadese.
" Non sono così interessata al suo fascicolo, piuttosto sono interessata se a scuola le abbiano insegnato la differenza tra ridere e sorridere" incrocio le braccia al petto e lo fisso con occhi pieni di sfida. Che lui ricambia ridendo nuovamente.
Certo, vedere le persone riderti in faccia non ti rigenera affatto. Forse la mia irascibilità non è diminuita poi così tanto a discapito di quanto pensassi...
" Sa una cosa signorina Blaze?" oh bene, ora siamo passati al signorina!
" Agente Blaze per gli estranei, grazie" gli dedico un sorriso più tirato di una corda da violino per poi girarmi e riprendere i miei controlli ai suoi uomini, ormai ne mancano solo quattro.
" Agente Blaze, come desidera. Comunque devo ammettere che lei mi piace e che, per sua informazione, non saremo più estranei" sussurra l'ultima parte nel mio orecchio.
Mi fermo di scatto ed alzo lo sguardo vedendo il capo uscire dalla stanza con mio nonno. Liam ha chiesto di aggregarsi a me nella missione così può tenere sotto controllo sia me che mio nonno. Chiaro, no?!
Mi giro verso di lui ritrovandomi a pochi centimetri dal suo naso. Da vicino devo ammettere che è un bel ragazzo, e non dimostra i suoi venticinque anni per nulla. Ha i capelli neri pece e gli occhi nocciola contornati da un cerchio verde al bordo. Ed il fisico vuole anche la sua parte, daltronde è un militare a tutti gli effetti.
" Senti, non so chi ti credi di essere, ma sappi che non sei nessuno per interferire nella mia missione quindi sei pregato di tirarti indietro finchè sei in tempo perchè non voglio avere responsabilità anche su un bambino cresciuto, chiaro?!" lo guardo in cagnesco e tutto ciò che ottengo è silenzio. Almeno finchè non smette di scrutarmi e di aprire bocca.
" Le hanno mai detto che i suoi occhi tendono a scurirsi quando è arrabbiata o sta per farlo?" il peggio di tutto ciò è che è anche serio, come se non avesse prestato la minima attenzione a ciò che gli ho appena detto. Così mi lascio scappare un sospiro di frustrazione prima che il capo e mio nonno ci raggiungano.
" Signorina Blaze, Liam Rogers ed i suoi uomini si sono proposti di aiutarla nella missione, quindi avrà da addestrare altri uomini insieme a quelli già accordati" mi informa il capo per poi lasciare me e Rogers a continuare a guardarci in cagnesco.
Come può essere una persona così fastidiosa non appena la conosci?! Certo non arriva ai livelli di Richard ma ci è molto vicino; e se non sta attento a lui non riserverò uno stupido foglietto con una sua foto mentre dorme, piuttosto un bel montante dritto sul suo mento che mi sta invitando da un po' a tirargli un colpo.
" Al primo problema tu ed i tuoi burattini siete fuori. Sono stata abbastanza chiara o te lo devo tradurre in un'altra lingua?" lo supero con una spallata seguita a ruota da mio nonno che ha deciso bene di non fiatare. Evidentemente sta antipatico anche a lui.
Non appena siamo abbastanza lontani però comincia a parlare.
" Ma chi è quel ragazzetto?!" chiede non avendo ancora capito con chi avremo a che fare per i prossimi giorni.
" È Liam Rogers, il direttore del DISS, venticinque anni con una carriera di tre anni di sergente dietro di sè prima di prendere il posto del padre come capo" spiego brevemente " ed è il prossimo che si beccherà un ceffone se non sta al suo posto"
" Beh, può sempre tornarci utile. In fin dei conti avere amici fuori dall'ambiente della CIA non è mai un male, anzi... Poi sia lui che i suoi uomini sono militari, possono insegnarci molto sull'addestramento" cerca di convincermi mio nonno
" Non ho una bell'esperienza con il DISS" ammetto
" Sì, ne sono al corrente" mi giro confusa verso di lui " Confesso di aver studiato il tuo fascicolo da cima a fondo, so tutto di te da quando sei piccola fino ad oggi. È tutto scritto" fa spallucce e si allontana diretto verso la macchinetta del caffè.
Fantastico, ora mio nonno non solo appoggia la scelta del capo ma sa anche che sono stata una piccola criminale fino a qualche anno fa.
                                                           * * *
Ho sprecato l'ultima mezz'ora a spiegare tutto ciò che avevo detto in precendenza ai miei, agli uomini di Liam ed ora ho la gola secca ed una stanchezza incommensurabile addosso. Ma, come se questa tortura non fosse già abbastanza, vedo il capo avvicinarsi con scritto 'PREOCCUPATO' a caratteri cubitali in faccia. Io probabilmente avrò una faccia tale che uno spaventapasseri dovrà farmi concorrenza.
" Agente Blaze, credo che lei debba fare qualcosa" gira intorno al punto, ed è inutile dire che se lo detesto quando sono rilassata finguramoci quando sono stanca. Perchè la gente ha paura di dire le cose come stanno?!
" Fare cosa? Non la capisco" ammetto confusa
" I computer non hanno problemi, ma chi ha baypassato il nostro sistema è la stessa talpa che ha dato a Fletcher l'accesso al nostro programma. Quindi credo che lei debba iniziare a chiamare Jason, non possiamo andare avanti così. Abbiamo una linea già perfettamente cryptata pronta per metterla in contatto con il signorino Smith" sento il cuore venirmi a mancare a causa delle sue parole.
Se io dico adesso a Jason di chiamare Fletcher probabilmente lui inizierà a sospettare sia successo qualcosa, e magari non è ancora pronto. Ma se non lo faccio Fletcher potrebbe farsi aiutare dalla talpa per fare ciò che vuole del nostro sistema e quindi addio alla CIA ed al mio piano perfetto. Devo prendere una decisione ed in fretta.
" Va bene, dove devo andare?"
" Mi segua" dice il capo e così faccio, convincendomi ad ogni passo che ciò che sto facendo è la cosa migliore per tutti " Comuque la avviso che sarà in vivavoce, come tutte le altre chiamate che farà con Smith fino alla fine della missione"
" Certo" annuisco, anche se non mi piace l'idea di essere ascoltata da tutti mentre parlo con un mio amico.
Il capo dà ordini di avviare la chiamata con Jason, e mentre parla sento la sua voce sempre più distante, quasi ovattata. Poggio le mani alla scrivania lasciando che sorreggano il peso del mio corpo. L'ansia inizia ad assalirmi ed il respiro a diventare sempre più affannato affiancato da una sudorazione eccessiva. Il mio corpo sta avendo una reazione incosciente a qualcosa di cui non ho il controllo: sto avendo un lieve attacco di panico. Non riesco a collegare la risposta del mio corpo a nessuno stimolo...
Poi mi si accende la lampadina: Jessica.
Vorrei aprire bocca e parlare, gridare al capo che non me ne può importare di meno se hackerano il sistema della CIA perchè mia sorella è in pericolo ed io non posso salvarla se chiamo Jason, non farei in tempo.
<< Kim! Kim?! Ci sei?!>> le mie orecchie iniziano a distinguere nuovamente i suoni << Sei arrivata?!>>
<< Jason!>> boccheggio un attimo in cerca di aria e mi riprendo dal mio stato di trance. Non appena sollevo lo sguardo noto quello di Sam e di mio nonno preoccupati ed in cerca di una risposta dai miei occhi che distolgo subito per non intimorirli.
<< Come stai? È tutto apposto? Dove sei?>>
<< Jason, ascoltami! Sei in vivavoce con tutta la CIA, stiamo usando un segnale cryptato perchè la talpa è riuscita ad hackerare il nostro sistema e quindi a far intrufolare Fletcher nei nostri computer>>
<< Okay, volete che venga lì?>> mi interrompe, e vorrei tanto dirgli di sì ma oltre ad intralciare il mio piano rischierei di compromettere la mia carriera e, soprattutto, di mettere in pericolo lui.
Prendo un respiro profondo.
<< No! Devi chiamare Fletcher>>
<< Cosa?! Ma...>>
<< Ti ho detto cos'è successo, non puoi più tirarti indietro, lo so che non era il giorno previsto ma i piani sono cambiati>>
Silenzio dall'altra parte della linea, così come qui dentro. Nessuno osa fiatare, nemmeno Liam Rogers ed il capo. Siamo tutti tesi e stressati: il risultato della missione è nelle mani di Jason, quindi se fallisce è finita per davvero e dovremmo aspettare un altro agente abbastanza coraggioso da affrontarlo. E fino adesso nessuno tra i nuovi sembrava avere il coraggio necessario per farlo.
<< Kim... Tua sorella? Jessica?>>
Guardo il pavimento sottostante, me l'aspettavo questa domanda. Era più che logica data la mia eccessiva preoccupazione per quella piccola creatura che potrebbe farmi morire se venisse anche solo sfiorata. Figuriamoci se io permetta che finisca nelle sadiche mani di Fletcher, che Dio solo sa cosa sarebbe in grado di farle.
Sposto il mio sguardo al soffitto, chiudo gli occhi e inspiro più ossigeno possibile per cercare di rilassare i miei muscoli flessi. Aspetto qualche secondo così e poi riapro le palpebre lasciando che le luci della stanza colpiscano le mie pupille facendomi così socchiudere gli occhi.
<< La prenderanno>> esordisco dopo non so quanto tempo senza parlare
<< Kim...>>
<< Solo un favore Jason>> lo interrompo io questa volta. Sembrerò masochista, ma non potrò nè vedere nè salutare mia sorella per quella che potrebbe essere l'ultima volta.  << Chiamaci dinuovo quando hai parlato con Fletcher e, dopo averci dato le informazioni necessarie,>> prendo un altro respiro << lascia la chiamata aperta>>
<< Kimberly non devi...>>
<< Jason, ne ho bisogno. Non negarmelo, te ne prego>> lo supplico con la voce che mi graffia le corde vocali ad ogni loro minimo movimento
<< D'accordo>> accetta dopo un sospiro
<< Grazie. Ora passamela perfavore>>
Attendo che Jason raggiunga mia sorella che probabilmente sta studiando o starà riposando con il pensiero che io oggi ritornerò a casa e potrà finalmente riabbracciarmi, proprio come le avevo promesso. Ma io non ci sarò. Per la prima volta non sarò lì per lei. E nessuno può capire cosa si prova: persino una pallottola od una pugnalata al cuore farebbe meno male.
<< KIM! Stai arrivando? Dove sei?>> chiede entusiasta la mia piccolina ed un sorriso di dolore si stampa sul mio viso e mi costringo a non far trasparire il mio malesse dalla voce.
<< Piccola Jess! Come stai? Che stai facendo?>> evito le sue domande per non dovermi sentire costretta a mentire. Omettere la verità è anche una delle cose che ho fatto raramente con lei, ma come faccio a dirle la verità ora come ora?
<< Bene, ti aspetto a braccia aperte. Io comunque sto facendo matematica e sinceramente mi sto un po' stancando>>
Caccio indietro le lacrime che pizzicano i miei occhi quasi a forzarmi a farle uscire, ma io devo controllarmi, non voglio che lei sospetti qualcosa.
<< Ah sì?! Che esercizi vi ha dato la maestra?>>
<< Un sacco di divisioni, ma proprio tante che tu non ne hai idea. Mi sta quasi venendo il mal di testa, come te quando fai quei disegni strani sul tuo quaderno di matematica. O meglio, quando provi a farli>> ride di gusto facendo ridacchiare anche me. Ma nulla ha potuto fermare una lacrima solitaria che non ho la forza di asciugare nonostante in questo momento possa essere visibile a tutti.
<< Eh già! Sono una vera frana in matematica>> ammetto notando Sam con la coda dell'occhio che soffre tanto quanto me in questo momento. Anche lui teneva molto a Jessica, anche se non ha avuto molte occasioni per conoscerla.
<< È vero!>> continua a ridere, ma stavolta non la seguo, piuttosto guardo mio nonno che annuisce nella mia direzione come se avesse capito che in questo istante ho bisogno di qualcuno che mi incoraggi a parlarle.
<< Senti Jess, devo dirti una cosa>>
<< Dimmi tutto>> me la immagino già riposizionarsi sulla sua sedia della scrivania come una piccola guerriera, con la schiena dritta e le mani sulle cosce con le orecchie ben aperte.
<< Devi promettermi che qualsiasi cosa accada tu devi sempre fidarti di Jason, sempre>> evidenzio << non devi mai dubitare di lui, mi hai capito? Mai! Me lo prometti?>>
<< Sì, certo! Ma perchè?>> domanda sbagliata Jessica, mia piccola
<< Volevo solo assicurarmene>> taglio corto << Ora devo chiudere, fai la brava e ricordati cosa ti ho detto>>
<< Sisi, a dopo Kim>> mi saluta sovreccitata e sorrido chiudendo la chiamata.
Spero per davvero che quella sottospecie umana di Fletcher non le faccia nulla. Non me lo perdonerei mai e, soprattutto, non glielo perdonerei mai.
MAI!!!

Hate To Love {COMPLETATO}Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora