Camilla vorrebbe potergli dire che li capisce, ma sa che non è così.

Perciò, timidamente, si limita ad annuire. «Va bene. Certo che è strano: non parlarne con nessuno per così tanti anni, nemmeno con uno psicologo...»

«Ne ho parlato con quella delle medie, a dodici anni.» Raffaele scuote la testa, lo sguardo fisso nel vuoto e una smorfia di disgusto a piegargli le labbra carnose. «Inutile dire che non mi ha minimamente cagato, ma dopotutto non c'era da stupirsi, quell'idiota ci aveva già ben inquadrati: per lei eravamo ancora dei bambini che non sapevano quello che dicevano. Da lì ho deciso di mollare con gli psicologi, ma anche se avessi voluto, mio padre non me l'avrebbe mai pagato: era già lui il malato di casa.»

«In che senso era malato? Se posso ch...»

«Alcol» risponde tutto d'un fiato lui. «Alcol, puttane e cocaina, principalmente. I medici l'hanno definito "depresso" ed era vero, ma anche lui... non ha fatto nulla per riprendersi dal dolore.»

«Ah» è l'unica cosa che Camilla riesce a dire, pentendosene immediatamente. Tuttavia, il ragazzo non sembra prendersela. Scrolla le spalle e riafferra il telefono lasciato sul letto, come se non fosse successo niente, mentre un silenzio imbarazzato avvolge la stanza. 

«Io ne parlavo col mio migliore amico Michele, invece» aggiunge Giulia con disinteresse, giusto per rispondere alla domanda di Camilla. A quel punto, uno sbuffo spezza la tensione e quest'ultima si volta verso Lisa, la quale alza lo sguardo al cielo per un secondo.

Scuote la testa e la riabbassa, verso il libro di fronte a lei. «A forza di lamentarci, però, non andremo mai avanti con la ricerca. Dovremmo tornare a leggere, magari ci è sfuggito qualcosa.»

«A questo punto non credo che la risposta sia nei libri» replica duramente l'altra ragazza, lanciando uno sguardo di puro disprezzo verso il volume al suo fianco. Camilla non dice nulla: quella frase colpisce dritto nello stomanco e, ancora una volta, il senso d'inutilità le invade il cuore e le occlude il respiro. Sente i suoi occhi pizzicare e, con l'indice, si sistema più vicino gli occhiali, come se il vetro delle lenti potesse bloccare le lacrime.

Raffaele annuisce, assorto. «Già.» Poi le sue sopracciglia si corrugano e una scintilla pare illuminare le sue iridi color ambra. «Aspetta... Giù, riesci a ricordare il tuo ultimo incubo? La versione più recente, dico.»

Giulia sospira. «Ci posso provare.» Chiude gli occhi e inizia a concentrarsi. Davanti a quella richiesta, Camilla rimane confusa e si volta di nuovo verso Lisa per chiederle spiegazioni:

«Credevo non volesse parlarne» mormora, temendo di distrarre l'altra ragazza con la sua voce. Un sorriso divertito compare sul volto di Lisa.

«Dipende da chi glielo chiede» risponde, per poi lanciare uno sguardo complice a Raffa, il quale sembra non aver sentito – o forse la sta solo ignorando.

Il corpo di Giulia s'irrigidisce, corruga le sopracciglia e, pian piano, sul suo volto si dipinge un'espressione d'intenso dolore. Serra la mascella, strizza le palpebre, ma questo non sembra bastare: un secondo dopo, i suoi occhi si spalancano di colpo e il terrore li attraversa come un lampo.

Il resto dei presenti la osserva, in silenzio, in attesa di risposte, ma qualcosa sembra occluderle la gola e bloccarle la voce. Una timida lacrima le solca la guancia destra e Giulia abbassa di nuovo lo sguardo.

Scuote rapidamente la testa. «No... scusate, non...» non termina la frase. Si porta una mano al viso e sposta le gambe verso il bordo del letto, per poi scendere e correre verso l'uscita, sbattendosi dietro la porta.

Camilla fissa basita quest'ultima, dopo aver seguito l'intera scena con lo sguardo, come se dovesse riaprirsi da un momento all'altro. Ha saputo che l'incubo di Giulia è particolarmente spaventoso, ma non avrebbe mai creduto che lo fosse tanto da riuscire a tormentarla anche al solo ricordo.

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