Un piccolo dettaglio

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«Grazie, allora ci sentiamo presto.» Leroy richiuse la porta e guardò gli altri. Fece loro un cenno con l'indice per invitarli a tacere finché l'aspirante inquilino non avesse lasciato il piano, per essere certi che non udisse i loro commenti. «Per me sette.»

«Sei» votò con disinteresse Tristan, steso sul divano con una sigaretta e un braccio sotto la testa.

«Dai quel voto a tutti.»

«Perché per tutti vale, è un sei politico. Mi è indifferente chi entra, basta che paghi la sua quota.»

Leroy guardò allora Dayton, in cerca di un parere più utile.

«Ti prego, come fai a dargli sette? Non parla, squittisce. Io dico quattro.»

«Day, non essere stronzo.»

«Sul serio. È insopportabile quando parla. E poi arriccia il naso a ogni cosa fuori posto, credo lo strozzerei dopo ventiquattr'ore. Forse meno.»

Leroy portò le mani ai fianchi. «Non te ne va bene uno.»

«Stiamo votando, no? Prima o poi qualcuno piacerà a tutti e tre.»

«Sentite, a me non frega niente» rammentò loro Tristan, alzandosi. «Fate voi. Purché paghi l'affitto, per me potete metterci anche Trump. Ora me ne vado a dormire perché sono stanco.»

«Abbiamo l'ultima visita» gli fece presente Leroy. «Resisti un altro po'.»

«Ma decidete voi, siete sufficienti.»

Lo sguardo di Leroy fu abbastanza severo da farlo desistere.

«Che palle» si lamentò Tristan, tornando a sedersi. «Io avrei detto sì al primo.»

Dayton inarcò un sopracciglio. «Chi, quello che non vedeva uno shampoo dalla Guerra di Secessione?»

«Non ci devi scopare, devi solo conviverci.»

«...disse quello che si scopava anche i muri.»

«Dateci un taglio» li fermò Leroy. «Vediamo il prossimo e poi scegliamo fra questi. Non posso perdere tanto tempo a fare le selezioni, ho del lavoro di cui occuparmi.»

«Le farò io, avvocato» lo punzecchiò Dayton. «Ma voglio un inquilino decente.»

Allora il citofono suonò di nuovo, e capirono che era giunto l'ultimo visitatore. Leroy lanciò un'occhiata di raccomandazione ai compagni e andò a rispondere, fornendo indicazioni più precise per raggiungere l'appartamento. Attese sulla porta, mentre Tristan terminava la sigaretta e si stendeva di nuovo sul divano, disinteressato. Quando l'aspirante inquilino uscì dall'ascensore e gli andò incontro, Leroy sciolse l'espressione in un sorriso di benvenuto. «Ciao» lo salutò, stringendogli la mano. «Sono Leroy.»

«Ciao. Oliver» e ricambiò la stretta. Arrivava alle sue spalle, ed era decisamente più esile di tutti loro. Si presentava in ordine, con i capelli castani all'indietro – eccezion fatta per la lunga frangia laterale che gli ricadeva su parte del viso – e lo sguardo vivido.

«Io sono Dayton» si presentò l'altro sulla porta, studiandolo con circospezione.

Tristan, invece, nemmeno si alzò dal divano. «Tristan, piacere» disse, col tono annoiato di chi aveva ripetuto quella formula troppe volte in poco tempo.

«Piacere, Oliver» ripeté ancora una volta l'ospite, cercando di vedere meglio la persona distesa in salotto che l'aveva salutato.

In quel momento, Leroy provò un certo imbarazzo per i modi di Tristan. «Quanti anni hai?» gli chiese invece. Lo sapeva già, ma era un modo per inaugurare una prima conoscenza di gruppo.

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