A DIME FOR A CRIME

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Quando il fattorino bussò alla porta, Anna stava ancora facendo la doccia. Il ragazzo dovette bussare a lungo prima che la donna lo sentisse e andasse ad aprirgli. Con il berretto leggermente spostato sul lato sinistro della testa, il ragazzo, la osservava immusonito porgendole una busta bianca su cui stava scritto il suo nome, a lettere minuscole.

Lei la prese senza dire una parola e gli mise nella mano aperta, una banconota da dieci dollari. Il ragazzo non sorrise né accennò a ringraziarla, si mise in tasca i soldi e sparì nell'ascensore.

"Ci serve il tuo aiuto sul set. Chiama un taxi e fatti portare al 8976 di Mullow Street all'angolo con la nona".

Anna storse il naso fissando la grafia regolare sul biglietto. Non le facevano piacere i cambiamenti, era una persona ansiosa e tendeva al controllo, ma il biglietto non le dava modo di replicare. Sapeva che Steven non sarebbe stato raggiungibile. Quindi inghiottì un paio di Xanax e si infilò i primi indumenti che le capitarono tra le mani.

Il taxi la stava aspettando davanti all'albergo. Era Una Mercedes, le piacevano le Mercedes erano affidabili e spaziose. Entrò e diede l'indirizzo al guidatore.

«sicura dell'indirizzo?» le chiese l'uomo.

«sicura.» rispose lei guardandolo nello specchietto retrovisore.

L'uomo partì senza dire nient'altro.

Lo Xanax stava facendo effetto, i muscoli si rilassarono e gli occhi si fecero leggermente pesanti. Non era sonno, era più uno stato di leggera trans che l'accompagnava, nella visione del mondo circostante che, dal finestrino dell'auto, scorreva come in un film.

Le case e gli alberi si fecero sempre più rari e alla fine sparirono del tutto, lasciando il posto ad un cumulo rosseggiante di mattoni e polvere che un tempo doveva essere stato una costruzione.

«Siamo arrivati, signora» disse il tassista.

Anna sbatté le palpebre e guardò il panorama desolato.

«Sicuro che sia questo il posto?» domandò allora senza smettere di guardare fuori del finestrino.

«È l'indirizzo che mi ha dato lei.»

Anna rimase un attimo in silenzio, continuando a guardare fuori. Poi si risolse a pensare che quello era proprio uno dei posti orribili che Steven avrebbe scelto per le sue riprese. Allora infilò una mano nella borsetta e ne estrasse una banconota da cinquanta, la porse all'uomo e scese.

«Aspetti, devo darle il resto» la chiamò l'uomo sporgendosi dall'abitacolo.

«Lo tenga!» gli urlò lei senza nemmeno voltarsi.

L'auto sparì con un lieve stridio di gomme.

I sandali che aveva indossato non erano davvero adatti al luogo in cui si trovava. I detriti rendevano il terreno accidentato e di difficile percorrenza. Sbuffò per il caldo, fermandosi a guardare la brutta costruzione semi-crollata.

«Steven, questa me la paghi!» disse arricciando il labbro superiore. Finalmente, in fondo allo stretto vicolo che si era creato tra una caduta rovinosa e un cedimento della struttura, notò una porta di legno scuro.  Si avvicinò superando i mattoni e le assi di traverso e, finalmente, arrivò davanti all'entrata.

Anna poggiò la mano sulla maniglia e senza il minimo sforzo aprì la porta. Sulla soglia la accolse un alito ghiacciato e odoroso di muffa. "Andiamo bene", pensò, cercando di scrutare nel buio.

«Steven!» chiamò dall'apertura.

Silenzio.

«Non penserai che entri qui dentro da sola, vero?» L'unica risposta che ottenne fu un lieve sussurro che tornò indietro dall'ombra, in una eco umida.

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