X-"Mamma?"

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"Chi sta nel buio ha la facoltà di poter far finta di vivere alla luce"

Nora si alzò di fretta, tenne Cherry in modo che non cadesse e cominciò a salire le scale in fretta. O almeno credeva.
Appena si girò per salire, vide con estrema incredulità che le scale erano appena triplicate. Non poteva mollare, era stanca, ma non poteva. Cominciò a correre.
I scalini scorrevano uno dietro l'altro sotto i suoi piedi, ma l'arrivo, quel maledetto pianerottolo, sembrava troppo lontano.
Nora correva, saltava, di scalino in scalino. Cherry che stava sotto il suo braccio veniva sballottato leggermente da tutta quella frenesia, ma sembrava non volersi ancora svegliare. Finché non inciampò.
Nora fece un volo di almeno scalini, sbattendo pesantemente il corpo sulla scala. Cherry volò un po' più lontano. Pregò che non si fosse fatto niente e si rialzò. Fece una smorfia di dolore, sentiva la botta nel petto, e respirava a fatica.
Più in sotto un manichino, diverso dagli altri, arrancava velocemente sulla scale gattonando. Nessuno degli altri avrebbe osato fare la Scala, ma lei,  lei poteva. Doveva raggiungerla, ora che l'urlo di quel mostro era finito, Nora non doveva assolutamente incontrarlo.
Cercava di raggiungerla il più in fretta che poteva, non si fermava un istante, sapeva solo che bisognava salire. Le sue membra di legno scricchiolavano a ogni passo, non aveva giunture per cui si muoveva a scatti, rapidi e veloci, prima un dito, poi la mano e infine il corpo.
Nora si girò, sapeva che mancava poco e l'avrebbe raggiunta, avrebbe voluto alzarsi, ma il corpo le faceva troppo male, non riusciva nemmeno a muovere la gamba sinistra. Guardava inesorabilmente la sua fine senza poter fare più nulla.
Il manichino, quando fu abbastanza vicino alla ragazza, rallentò e la fissò.
I suoi occhi verdi osservavano con timore il suo pallido viso di plastica, senza volto e senza espressione. Nora respirava lentamente, non era calma, ma manteneva il sangue freddo, la stessa calma che provava un condannato a morte di fronte al patibolo.
La mano di legno del manichino si alzò e si avvicinò verso la giovane. Non era per prenderla, non era per farle del male. La mano infatti toccò quasi con grazia la sua guancia e l'accarezzò. Nora, intimorita e riluttante, si ritirò quasi subito dal contatto, con sorpresa sia sua che del manichino.
Perché Nora non la riconosceva? Perché non voleva che la accarezzasse?
Il manichino si allontanò di un paio di scalini e rimase sempre fermo di fronte a lei.
Nora era incredula, quel manichino l'aveva appena accarezzata.
Rimasero a fissarsi per minuti, o forse secondi, era impossibile dirlo in quel posto. Finché Nora non riuscì ad alzarsi malamente ed, il perché non lo sapeva nemmeno lei, si avvicinò al manichino e lo toccò. Il legno era ruvido, freddo e la mano di Nora scivolava tranquillamente sulla sua guancia.
Quel manichino di fronte a quel gesto, se avesse potuto, avrebbe pianto, avrebbe abbracciato quella ragazza, le avrebbe fatto capire la verità.
Anche Nora, però, percepiva qualcosa, infatti nella sua guancia qualcosa le scivolava lentamente, fino a cadere con un leggero tonfo sul gradino. Stava piangendo.
Non capiva il perché di tale reazione, si staccò di nuovo dal contatto, ma questa volta con leggerezza, e cercò di scacciare le lacrime dal suo viso.
La ragazza stava piangendo, forse aveva capito, forse solamente il suo cuore aveva capito. Si era ritirata di nuovo, ma sapeva che lo aveva fatto in modo diverso, non per paura. Si avvicinò a lei e con uno scatto delle sue giunture legnose, prese una di quelle lacrime dalla sua guancia paffuta e se la lasciò cadere sul suo viso senza volto. La lacrima vi disegnò una piccola linea bagnata e poi cadde sul pavimento unendosi alle altre.
Nora vide quella scena, vide il suo viso venir rigato dalla lacrima. E capii, i sentimenti del manichino, anche lui stava piangendo, insieme a lei.
-Mia piccola Nora, che stai facendo?-
Nora si girò di scatto, Cherry era dietro di lei, leggermente intontito, si era ripreso. Avrebbe voluto abbracciarlo e sapere se stava bene, ma qualcun'altro non era felice della sua intromissione.
Il manichino squadrò leggermente il gatto, inizialmente non lo riconobbe, ma poi si è ricordata a chi appartenevano quelle zampe pelose, quel pelo nero, e quegli occhi lucenti. Quel gatto le aveva rovinato la vita.
Il manichino si alzò in tutta la sua imponenza, riempendo l'intera scala, senza lasciare alcuna via di fuga e cominciò a urlare. Era un urlo soffocato, come se non potesse esprimersi completamente, ma comunque spaventò Nora e Cherry. Nora indietreggiò rispetto al manichino, mentre Cherry le si parò davanti, -Mia piccola Nora, meglio scappare!-.
Nora però era in trance, non riusciva a capire cosa fosse successo, perché quel manichino aveva cambiato comportamento così all'improvviso.
-Nora!-. Si risvegliò, Cherry era davanti a lei, la fissava con i suoi occhi gialli, esprimendo una banale curiosità. Ma qualcosa non andava.
Il manichino alzò la mano destra e con un piccolo schiocco, la fece schiantare per terra, proprio sopra Cherry.
Nora vide la scena in tempo e riuscì a salvare il gatto in tempo. La mano del manichino aveva sfondato lo scalino, lasciando un buco. -Via!- urlò il felino e Nora non se lo fece ripetere, corse più veloce che poteva. Il corpo le faceva ancora male, ma strinse i denti e andò avanti.
Lei era impazzita, non riusciva più a ragionare. Andava avanti, distruggendo ogni cosa, e urlando, o almeno cercava di farsi sentire, ma la ragazza non la sentiva, non percepiva le sue parole.
Nora correva, aveva il fiatone, il corpo le faceva male dappertutto, ma finalmente riuscì a raggiungere quel maledetto pianerottolo. Ora si trovava in un lungo corridoio, sembrava quasi quello di un hotel, con diverse porte da entrambi i lati, più un enorme portone alla fine. Il manichino era sempre più vicino, doveva tentare il tutto per tutto. Cominciò a correre fino a raggiungere la fine del corridoio, quel portone era la loro ultima speranza.
Vide la ragazza raggiungere il corridoio del primo piano, tentava di chiamarla, ma lei non sentiva, scappava solamente, insieme a quel gatto, lo stesso che le aveva rubato il suo posto, il suo posto nel suo cuore.
Il portone era chiuso. Nora stava quasi per piangere, mentre Cherry...
Dove era Cherry?
Nora si girò intorno, del gatto nessuna traccia. Infatti era da quando erano arrivati al pianerottolo che non lo aveva più visto. Si lasciò andare completamente, sfinita, non aveva più nessuno, stava per morire.
Le gambe cedettero.
Nora svenne e si ritrovò nel buio.

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