Capitolo 3

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Lunedì, una leggera ansia mi agita lo stomaco mentre parcheggio davanti alla grande casa di Chase.

Quando entro, non avverto nessun rumore. Strano. Di solito lo trovo davanti alla porta ad aspettarmi, o comunque esce dal suo studio e si affaccia dalle scale per salutarmi.

Oddio, forse è arrabbiato con me. Evidentemente non sono così fortunata come crede Jason.

Be', può essere arrabbiato quanto gli pare, non mi interessa.

Facendo più rumore possibile, comincio a spolverare, poi mi metto a cucinare. Il tutto senza musica, ovviamente. Non sia mai che si ripeta la scena di venerdì!

Alle nove in punto, Chase compare sotto la porta della cucina, un sorrisetto beffardo che gli increspa le labbra. Che ha da sorridere?

«Niente musica oggi, Riggs?», esordisce mentre si siede su uno dei tre sgabelli posti sotto il bancone dell'isola. Sta cercando di fare il simpatico?

«No. Sa com'è, ballo già abbastanza nel fine settimana, il lunedì non è esattamente il mio giorno».

«Allora magari dovrebbe uscire di meno e riposarsi di più», commenta. Mi sta sul serio criticando per come uso il mio tempo?

«Non lo faccio mica per svago sa? È il mio lavoro, anzi, uno dei miei lavori, e lei non ha il diritto di giudicarmi per questo. Lei sicuramente non ha di questi problemi, ma io devo preoccuparmi di guadagnare abbastanza soldi per vivere», sbotto, sbattendo il suo piatto sul piano davanti a lui. Non ha alcun diritto di fare supposizioni sulla mia vita. Non tutti hanno la fortuna di avere una montagna di soldi da un giorno all'altro, come lui. Non era certo nei miei piani finire a fare la cameriera in un hotel e, occasionalmente, nelle case altrui, e la barista/ballerina in un locale.

Lo guardo in cagnesco, e lui fa altrettanto. Cerco di sostenere il suo sguardo, ma pian piano sento la rabbia sbollire, mentre la sua pare crescere. Gli ho di nuovo risposto male, e lui non sembra molto contento di questo. Sospiro, lasciando cadere lo sguardo.

«Mi scusi. Non avrei dovuto risponderle in questo modo, né stasera né venerdì», dico, tornando a guardarlo negli occhi.

«Forse io non ho il diritto di giudicarla, ma nemmeno lei ha il diritto di giudicare me, Miss Riggs. Lei non sa niente di me. E non tollero che si rivolga a me in questo modo. Chiaro?».

Annuisco piano, inchiodata dai suoi occhi verdi pieni di disappunto.

«Dov'è il mio abito?», chiede poi, spostando la sua attenzione sul cibo. Sbatto le palpebre, tentando di connettere quei due neuroni che non sono rimasti bruciati dal suo sguardo.

«Quale abito?».

«Quello che le ho dato venerdì, Riggs», dice lentamente, fermando la forchetta a mezz'aria.

Merda. Finalmente, mi ritorna in mente la busta portabiti ancora adagiata nel bagagliaio della mia auto.

«Oh. Ecco... io...», balbetto, nel tentativo di spiegargli che mi sono completamente dimenticata di portare il suo abito in lavanderia senza farlo arrabbiare di nuovo. I muscoli tesi del suo collo e la mascella contratta mi dicono che non ho avuto successo.

Stay with me (Stay #1)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora