Arrivederci Italia

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Quel giorno Giovanna andò a svegliare sua figlia alle sei. La colazione era in tavola, le valigie pronte, fuori il cielo iniziava ad illuminarsi sempre di più. Le strade erano deserte, fredde e umide, le persiane degli alloggi erano ancora chiuse così come i negozi. Un leggero venticello creava delle piccole onde nel fiume, accarezzando le chiome degli alberi.

Mary, sveglia in verità già da un po', si alzò senza lande ed andò alle docce, mettendoci più tempo possibile.

Mentre l'acqua scorreva continuava a ripetere

- Va tutto bene, si risolverà tutto in un mese massimo, ritornerò qua con una scusa. Avrò i soldi, Angelo sarà andato via...- non pote fare a meno di piangere.

Quando ritornò in casa sua erano tutte a tavola che l'aspettavano, certo ora vi aspetterete una scena strappalacrime, tutti in ginocchio per non farla andare via cane compreso. Invece, per dispetto di voi altre, erano tutte molto calme, accennarono per fino ad un sorriso quando Mary le salutò con un buongiorno. Mangiarono in silenzio e mentre si lavavano i denti e si pettinarono parlarono del più e del meno, sparlando su cose di cui non sapevano nulla,ritardando il brutto momento degli addii.

Il mattino passò tra gli ultimi preparativi e l'attesa insopportabili. Per pranzo si accontentarono d'un panino mangiato a malavoglia. Mary parlò al telefono con suo fratello quasi tutto il mattino, ma alle fine l'ora di partire venne. Verso le 15 erano tutte pronte, Ornella aiutata da Alda caricò le borse in macchina mentre Giovanna osservava la figlia vendere il motorino con casco compreso ad un ragazzo più grande per mille euro.

Finita la vendita e presi i soldi, Mary, Hob, Giovanna, Ornella ed Alda salirono in macchina e con un non di certo poco udibile rombo partirono. Ovviamente, Mary non poteva farsi portare direttamente alle ditte e con la scusa che andare in aereo porto con loro sarebbe stato troppo doloroso le aveva convinte di lasciarla in una piazza vicina all'aereo vicina all'alloggio di Carlos.

Ci arrivarono verso le 16:20, quando non era ancora troppo affollata perché era ancora orario di lavoro. Parcheggiarono e scesero con tale lentezza da far ridere. Mary a disagio interruppe il nastro a rallentatore e saltò giù dalla macchina con le valigie in mano. E che valigie! Due borse e uno zainetto e poi nel mondo c'è chi si porta casa dietro.

Hob la imitò e si mise ad annusare curioso le borse,non capendo il perché di tutta quella tristezza che avevano le sue umane. Quando Giovanna,Ornella ed Alda scesero le chiesero

- Vuoi che ti accompagniamo?-

- Vi ho già detto di no. Fatelo per me.- Alda non ne potè più, scoppiò in lacrime.

- Mary! Perché te ne vai?- esclamò

- Alda!- la sgridò Ornella, solo per mettersi piangere anche lei. Giovanna invece non pianse. Andò dritta da sua figlia e l'abbracciò con tutte le sue forze. Mary mollò le valigie e ricambiò

- Ti voglio tanto bene mamma.- le sussurrò nell'orecchio

- Te ne voglio tanto anch'io Mary. Riguardati mi raccomando.- senza lasciarle le braccia si scostò da lei

- Qualunque cosa accada ricorda,Mary. Nessun, uomo, donna, animale, alieno, ibrido,clone... -

-Mammaaaaaaaaa-

- Drago, stregone che sia è superiore a te. Nessuno e dico, nessuno può metterti in ridicolo o calpestarti, tu sei unica. E meriti il meglio, insegui il tuo sogno e se qualcosa non va io, Ornella, Alda, Giuseppe e anche Hob siamo qui per te. È un grande passo avanti questo, ma se qualcosa non va non c'è problema. Capita a tutti di sbagliare o fallire. Prendi il primo volo e ritorni qua. Ok?-

Affari da Assassini L'ombra del preteLeggi questa storia gratuitamente!