Capitolo 11

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-Davvero tu non...- le parole non riuscivano ad uscire -...ricordi?...-
Non mi accorsi nemmeno delle lacrime che stavano solcando il mio viso.
Mi avvicinai a lui scongiurandolo con lo sguardo.

-non piangere...- disse lui con il suo solito tono calmo.
A quel punto mi toccai le guance accorgendomi che aveva ragione. Toccai quelle calde e bagnate ferite della mia anima, incredula.
Il mio cuore sembrava essersi fermato, il mio petto aveva iniziato ad avanzare e ritrarsi in modo incredibilmente veloce mentre l'ossigeno pareva non voler entrare nei miei polmoni.
Dovetti reggermi al muro per non cadere ma non sembrò aiutare molto,perché le mie ginocchia, poco dopo toccarono quel pavimento freddo. Chiusi gli occhi con la speranza di calmarmi, fortunatamente così avvenne. Mi rialzai e mi voltai verso la porta asciugandomi le lacrime che continuavano imperterrite ad uscire.

-aspetta- lo sentii sussurrare, notando anche la sua voce strozzata. Mi voltai un'ultima volta verso di lui con l'intenzione di salutarlo ed andarmene ma mi fu difficile. Vederlo piangere mi fece bloccare sul posto.
-perché?- chiese confuso toccandosi il volto.
Ripresi a camminare uscendo dall'ospedale.

Non si ricordava di me, cosa avrei fatto adesso? Non dovevo portarlo a casa con me...era tutta colpa-
Già, era colpa mia, ormai chi avrei dovuto fare? L'unica persona che avrebbe potuto salvarmi si era dimenticata di me.
Di sicuro non potevo tornare a casa. Mi diressi verso la stazione con l'intenzione di scegliere la mia destinazione una volta salita sul treno.

Camminando i miei pensieri si facevano sempre più contorti e stavo iniziando ad odiarmi più di quanto non lo stessi già facendo.
Arrivata alla stazione mi sedetti su una di quelle squallide panchine, facendo sorgere un particolare interesse in quelle rotaie sporche.
Cominciai ad avvicinarmi a quei vecchi e rugginosi ferri, mettendo entrambi i piedi su quella linea gialla sbiadita. Arrivata sul margine dello scalino scesi da esso e, chiudendo gli occhi mi sedetti sulle rotaie.
Poco dopo sentii il rumore del treno che avrei dovuto prendere, fra poco sarebbe giunto a destinazione, proprio come la mia vita, quella vita che tanto odiavo.
L'udito iniziò ad offuscarsi, non volevo più sentire niente di tutto quello che sarebbe successo dopo, volevo che tutto finisse e basta. Ma per la fortuna della ragazza che ero quel giorno, qualcuno dai capelli biondi, l'unica cosa che riuscii a vedere prima di svenire, mi tirò su non appena mi vide.

Kaminari's POV
La raccolsi da quelle rotaie e poi svenì mentre la tenevo in braccio. La fissai per un po' , non sapendo dove portarla, ma alla fine optai per casa mia... pensai "beh se questa deficiente ha tentato di..." sospirai. "...Beh di certo non vorrà tornare a casa sua". Mentre rimuginavo sul perché avesse tentato di compiere una cosa tanto orribile, arrivai a casa. Presi le chiavi e la posai sul mio letto, prendendo un panno bagnato e posandoglielo delicatamente sulla fronte.

Ora che ci pensavo... non sapevo assolutamente nulla di lei. Perché era sempre così chiusa? Mi avvicinai al suo volto per analizzarla meglio, quei lineamenti così morbidi e dolci mi stavano facendo interessare, e poi lei...aveva un non so che di così misterioso. 

-Perché T/n?- dalle mie labbra uscì quasi un sospiro ma probabilmente dovevo essere davvero troppo vicino, poiché dopo un sonoro sbadiglio esordì un "perché cosa?" 

Mi allontanai di scatto, arrossendo violentemente, lei sgranò gli occhi c/o e cercò di mettersi seduta sul letto in maniera meno goffa possibile, ma evidentemente non ci riuscì.

- Perché hai tentato di toglierti la vita?- 

Si afferrò la testa con entrambe le mani ed iniziò a balbettare parole incomprensibili, iniziò a trasmettere un senso di panico anche a me, dovevo calmarla in qualche modo, così iniziai ad avvicinare una mano alla sua spalla e quando arrivai abbastanza vicino allo sfiorarla...

-NON TOCCARMI!- dopo attimi di silenzio tombale, la ragazza che prima mi aveva urlato contro cominciò a singhiozzare come se le fosse crollato il mondo intero addosso. 

-T-T/n?- chiesi con incertezza sul da farsi, non mi era mai capitata una cosa del genere, non avevo idea di come comportarmi in questa situazione. Ma non era così che dovevo farlo...io dovevo trasmetterle quello che non avevo, farla sfogare, permetterle di fidarsi di me. In quel momento non pareva interessarle niente, voleva solo piangere, allora mi avvicinai di nuovo, e stavolta la abbracciai. Lei non smise di piangere un solo istante, aveva abbassato tutte le difese e mi ha permesso di aiutarla. Non ricambiò la stretta,  affondò solo la testa nel mio petto.

T/n's POV

Non so di preciso quanto a lungo piansi ma probabilmente, in quel momento, vidi in Kaminari un rifugio, un punto di riferimento. Kaminari fu ciò che mi ci voleva in quel momento, un amico. Un amico come era Shouto ma ... con lui era diverso, provavo sentimenti più forti, strani e contorti della semplice amicizia. Mentre l'abbraccio che Denki mi donò in quel momento fu una scialuppa di salvataggio, mentre io stavo affondando. Il biondo mi strinse delicatamente, probabilmente capì che in quel momento ero vulnerabile, fragile, avrebbe potuto rompermi con un soffio se solo avesse voluto, ma Kaminari non è quel tipo di persona.

Dopo un pò in quella posizione iniziò ad accarezzarmi la testa, affettuosamente. Le mie lacrime cessarono, mentre i miei occhi rimasero gonfi ed arrossati per altri venti o trenta minuti. L'abbraccio si sciolse dopo una quarantina di secondi. 

-Tutto ok?- chiese per rompere il ghiaccio. Mi limitai a scuotere la testa a destra e sinistra.

-Ti va di parlarne?- con un filo di voce riuscii a dire un po' di parole messe in fila.

-Credimi, vorrei tanto parlarne...- rimasi zitta per qualche istante -...ma non ci riesco-

Mi guardò in un modo che non saprei decifrare e mi rispose -è così tanto difficile per te, aprirti?-

anche stavolta mi limitai ad annuire, non riuscivo più a dire mezza parola, la mia voce se ne era andata insieme al mio cuore, che probabilmente è stato frantumato da qualche camion. 

-Sei sicura?- si prese qualche attimo di riflessione -per quanto possa far soffrire, sfogarti potrebbe essere utile, non credi?-

-Forse non hai capito...non riesco a farlo-

-Ok, allora...- si alzò ed andò verso un'altra stanza, facendomi accorgere solo in quel momento di essere a casa sua. Carina, a dirla tutta. Mi guardai intorno, scrutando ogni minimo dettaglio della sua stanza dal letto, non avevo abbastanza  forze per alzarmi dal letto. Dopo poco tornò con una tazza che straripava di tè fumante tra le mani. Me lo porse con cautela ed io cercai di prenderlo senza fare danni ma le mie mani tremavano ancora e finii con lo sporcargli la camicia bianca. 

-S-scusa- balbettai tra l'imbarazzo e la tristezza. -Oh tranquilla, è tutto okay- sorrise ed alzò un pollice mentre con l'altra mano mi aiutò a reggere per bene la tazza.

Si mise seduto accanto a me, reggendomi, perché aveva ormai notato che faticavo anche a stare con la schiena dritta. Così, con le mie mani tremolanti, mi portai il tè alla bocca ed iniziai a sorseggiarlo tranquillamente. 

-Quindi...- 

-Mh?-

-Mi dici per quale motivo stavi cercando di ucciderti?-


OOOOOKAY... VADO A FINIRE IL TEMA PER DOMANI... Sì, è MEZZANOTTE MA FA NULLA, IO PUò


Quel sorriso ||TODOROKI SHOUTO X READERDove le storie prendono vita. Scoprilo ora