V-RE: set

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Il Lupo avanzava lentamente verso i due. Le sue zampe pesavano sul terreno, e affondavano lasciando un enorme impronta insaguinata. Il vento muoveva il suo lungo pelo nero, ma non sembrava minimamente rallentarlo, la pioggia non lo scalfiva nemmeno. Gli occhi rossi fissavano Nora con uno sguardo omicida, un passo falso e sarebbe morta.
Cherry non muoveva un muscolo, anche lui era impaurito, riuscì solo a dire -Nora, Scappa!-. Ma come poteva riuscirci, quando la possenza e la violenza che trasmettevano quell'animale non le permettevano nemmeno di respirare. La ragazza non voleva rimanere lì, ma non poteva scappare, l'uscita era bloccata dal rampicante, mentre l'entrata dal lupo.
La creatura si avvicinava sempre di più, senza che Nora avesse la vaga idea di cosa fare. Ora poteva addirittura sentire l'alito fetido della creatura scaldarle il corpo. Ora mancavano solo dieci passi, è il lupo l'avrebbe raggiunta. La ragazza tremava, voleva solo andarsene via al più presto possibile, il gatto non poteva aiutarla, spaventato e intimorito pure lui.
Ne mancavano nove. Cominciò a tremare, sentiva freddo, voleva rannicchiarsi e rimanere lì in quel figurato luogo sicuro.
Ne mancavano otto. La respirazione accelerava, il battito era sempre più frequente, sentiva che ad un certo punto sarebbe esplosa.
Ne mancavano sette. Ansia, solo ansia. Voleva scappare da quel luogo, da dove si trovava, da tutto questo.
Ne mancavano sei. Nora portò le mani alla testa e cominciò a urlare più forte che poteva, quell'incubo doveva finire.
Cinque.
Non funziona.
Quattro.
Non funziona.
Tre.
Nora smise di urlare, il lupo si era momentaneamente fermato. Cherry si era posizionato davanti alla ragazza, come cercando di proteggerla. E guardò fisso il lupo. Sembrava non avere più paura, fronteggiava quell'animale con sicurezza. Nora era incredula.
-Mia piccola Nora, ci sono situazioni in cui non si può tornare indietro. In questo caso bisogna darsi da fare e fronteggiarle per quanto possano essere temibili e pericolose. Ci vuole coraggio!-
A quella parola, qualcosa nella ragazza si risvegliò. Il suo cuore ora batteva normale, era calma. Ora
vedeva una soluzione. Raccolse per terra un sasso e con tutta la sua forza lo lanciò all'entrata della foresta.
Il lupo si girò d'istinto. Nora aveva visto giusto, era cieco. Aveva solo quell'attimo, cominciò a correre più veloce che poteva all'interno della foresta. Riuscì a raggiungerlo ed entrò, intanto il lupo aveva già capito e partì al suo inseguimento.
Nora correva senza mai voltarsi, ora non sapeva dove andare, inoltre rischiava di cadere in una delle trappole. Gli occhi di Nora si illuminarono, all'improvviso sapeva cosa fare.
Il lupo era vicino, il suo fiuto ben sviluppato gli permetteva di evitare il sangue e di trovare subito la ragazza, l'intrusa nel suo territorio.
Odeim Ognetet è sempre stato qui, è nato qui. Sempre stato da solo, non voleva che nessuno entrasse nel suo territorio, qualsiasi animale tentasse di entrare non ne usciva vivo. Solo un animale è riuscito a superare la foresta, lo stesso che lo ha acceccato. Da allora è diventato ancora più feroce e non saranno un gatto e una umana a ingannarlo di nuovo. Gli intrusi sono malvagi e vanno fermati.
Nora nel frattempo riuscì a procurarsi dell'ortica e un po' di terra, ora rimaneva solo aspettare il lupo.
Odeim non poteva sbagliare, la ragazza era vicina, proprio dritta a lui. Si fermò.
Nora vide arrivare il lupo, il quale appena arrivato a pochi passi da lei, si fermò. Strinse nel pugno l'impasto di fango e ortica che si era preparata. Non poteva sbagliare. Si avvicinò al lupo lentamente. Lo sentiva fiutare l'aria, fortunatamente in quella zona il vento soffiava verso di lei portando via l'odore.
Il lupo non poteva muoversi, l'umana era sparita, non la sentiva più. Fiutava disperatamente in cerca della minima presenza.
Nora percepiva il panico del lupo, era lo stesso che aveva anche lei. Le sue narici emettevano folate di vento che le muovevano i capelli. Mentre l'odore era veramente nauseante, misto a cane bagnato e fango e sporcizia varia. Cercò di non pensarci e una volta raggiunta la distanza giusta, cercò di allungare la mano contenente il miscuglio, verso il naso della bestia.
Lentamente avvicinava la mano, con la massima cautela. Il minimo sbaglio è sarebbe morta. La mano era sempre più vicina, mancava poco. L'istinto le diceva di non avvicinarla troppo, ma lei continuava imperterrita. La mano veniva rinfrescata in continuazione dalle narici del Lupo. L'impasto le pizzicava la mano, trattenersi diventava sempre più difficile ogni minuto che passava.
Ecco, ora era giusta. Si preparò a lanciare.
Uno
Due
Tre
E tirò. L'impasto disegnò una piccola parabola che andò a finire dritta nella narice destra dell'animale, venendo risucchiata immediatamente.
Il lupo sbraitò e ululò per il dolore. Nora ritirò immediatamente la mano e per lo spavento cadde a terra. A quel punto la raggiunse Cherry che atterrato da un ramo di un albero, le passò davanti e si diresse verso un sentiero -Di qua!-.
La ragazza si rialzò in fretta e cominciò a correre seguendo il gatto, fece più rumore possibile affinché il lupo potesse sentirla. Quest'ultimo ci cascò in pieno. Corse a perfidiato verso il rumore provocato da quell'irritante umana. Nessuno si era mai permesso di oltraggiarlo per ben due volte di fila. Cominciò a vagare nel buio, sapeva di non voler sprecare questa chanche, avrebbe eliminato tutti gli intrusi. Pensò alla sua vita all'inizio, a ciò che gli è sempre mancato, una madre. Cresciuto da solo nella foresta, non conosceva l'affetto, l'amicizia, l'esser apprezzati, lui aveva paura di queste cose, aveva paura di ogni cosa, per questo doveva diventare la paura.
Nora correva seguendo il gatto nero, sperava con tutto il suo cuore che avesse capito le sue intenzioni. Arrivata davanti ad un albero sentì:     -Giù!-. Cherry la chiamò a nascondersi in un cespuglio. Non ci volle molto e anche la bestia arrivò. Correva infuriato verso una direzione ignota a lui. Nora non si fece attendere e lanciò un sasso verso l'albero, che andò a cozzare contro la corteccia. Il rumore si ampliò a mo' di cassa per tutto il sentiero. Anche il lupo non si fece attendere, raggiunse l'albero e poi si fermò.
Odeim sapeva ora dove era, quando sentì qualcosa di bagnato nelle zampe.
L'umana e il micio avevano giocato con lui e lui aveva perso.
All'improvviso dal terreno spuntò un enorme palo appuntito che impalò l'animale in un guaito.
Fissò la scena in mente. Rimase in silenzio, ma non poté fare a meno di tirare un sospiro di sollievo.
-Odeim Ognetet, il guardiano della foresta. Così era chiamato. Mai avrei mai pensato di vederlo morire.-
Cherry osservava anche lui la scena. Poi con un balzo si avvicinò al cadavere, Nora lo raggiunse.
Il sangue del lupo scorreva lungo il palo, finendo per irrigare il terreno. L'animale era morto in piedi, con le mascelle aperte, quasi intente a ululare un'ultima volta alla luna.
La luna.
Finalmente Nora notò la luna in quello spazio. Era gigantesca ed emanava uno strano tepore rosso, come se stesse tramontando.
-Ora possiamo tagliare il rampicante!- esclamò Cherry, interrompendo il flusso di pensieri della ragazza. Quest'ultima si voltò e vide il gatto scavare nella carne della zampa destra del lupo con gli artigli, fino a quando non si staccò un artiglio dell'animale. -Con questo non avremmo problemi!-.
Nora prese l'artiglio e guardò per un'ultima volta il cadavere del lupo. Non seppe perché ma dal suo occhio scese una lacrima. Decise di non farci caso e insieme al gatto tornò all'uscita.
Ora finalmente poteva andarsene da quell'incubo. Nora tagliò il rampicante con facilità, dall'altro lato vide che si estendeva un grande prato. Tagliò con frenesia e ansia, finché tutti i nodi del rampicante non furono slacciati. Si fermò e osservò.
Davanti a lei c'era un enorme villa rustica, di montagna.
-Ora non possiamo tornare indietro!- disse Cherry. Nora, dal canto suo, non poteva fare altro che annuire.

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