Capitolo 9

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Gli stava piacendo troppo, lo sapeva.

Abbassare la guardia, rilassarsi, ridere.

Dopo la visita alla biblioteca, Louis l’aveva condotto in un ristorante molto esclusivo, solo una manciata di tavoli nei pressi di Madison Avenue.
Quando era stato servito un vino eccellente, non aveva resistito, anche se si trattava solo di un pasto leggero. E non aveva potuto sopprimere un tremito del cuore quando si era seduto contro lo schienale guardandolo con gli occhi di ghiaccio blu.

<<Allora, parlami di te, Harry.>>
Bevve un sorso di vino, dal sapore ricco e vellutato.
<<Non c’è molto da dire.>>
<<C’è sempre qualcosa.>>
<<Cosa vuole sapere?>> domandò, avvertendo una nota di flirt nel proprio tono. E dallo scintillio d’argento negli occhi dell'altro, si rese conto che anche lui l’aveva colta.
<<Dove sei cresciuto?>>
<<Worcesterchire.>>
<<Quanti anni hai?>>
<<Ventotto.>>
<<Un fidanzato?>>
Il ragazzo esitò solo un attimo, il cuore che prese a battere forte. <<No.>>

Louis sorrise lievemente e bevve un sorso di vino. <<Perché hai completato solo un anno di università?>>
Il riccio quasi sussultò, sorpreso dal repentino cambio di soggetto. <<Mia madre si ammalò>> rivelò dopo una attimo. <<E mio padre non c’era. Così ho lasciato la scuola per prendermi cura di lei.>>
Vide le ombre calare negli occhi di Louis, la linea seria delinearsi sulle labbra, e capì che provava empatia. In modi diversi avevano entrambi obbedito al richiamo del dovere, e ne avevano pagato il prezzo. <<Mi dispiace>> disse lui. 

Harry annuì, la gola chiusa. <<E lei, principe Louis? Perché non ha mai desiderato essere re?>>
Si strinse nelle spalle. <>Suppongo fosse perché non avevo mai pensato di doverlo essere.>>
<<E cosa faceva invece?>>
<<Insegnavo storia alla Sorbona.>> Per una attimo pensò che stesse scherzando, ma poi il liscio piegò le labbra. <<Ti ho sorpreso, di nuovo.>>
<<Vero>> ammise. <<Così è un accademico.>>
Scrollò le spalle. <<Non più.>>
<<Lo rimpiange?>>

Per un lungo momento non rispose, facendo roteare il vino nel bicchiere. <<Né rimpianti né rimorsi>> disse alla fine. <<La vita è quella che è.>>
<<Sì, ma...>>
<<Vieni...>> Si alzò, un sorriso sulle labbra. <<Hai finito? Perché ho sempre voluto pattinare in Rockfeller Plaza.»>>
<<Pattinare...>>
<<Sai pattinare?>>
<<Un poco...>>

Lui gli tese la mano e il riccio la prese, le dita di lui che gli si chiudevano intorno. <<Andiamo allora. È tempo di passare alla seconda parte del nostro appuntamento.>>
Sentì una scossa riverberargli in tutto il corpo. <<Questo non è un appuntamento!>>

Il sorriso di Louis si fece lupesco mentre lo faceva allontanare dal tavolo.

<<Oh, sì, lo è.>>

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