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Stressed Out - Twenty One Pilots


Charlotte


"Non posso, scusa."

«Colpisci più forte», urla Sean, mantenendo il sacco da boxe per permettermi di colpirlo.

È la prima volta che lo faccio, ma ho talmente tanta rabbia repressa che Sean ha perfino evitato di provare a spiegarmi come dovrei fare. Ha capito l'aria che tira e mi sta lasciando fare. In effetti, non ho la minima idea del perché stamattina abbia deciso di farmi colpire un sacco, ma non mi lamento.

Provo a dare un calcio contro di esso, ma perdo l'equilibrio e, per evitare di capitombolare, abbasso la gamba e sbuffo. «Non stai colpendo una palla, Charlotte», commenta.

«Perché mi stai facendo picchiare un sacco?»

Le sue labbra si incurvano in un sorriso sghembo. «Perché, insieme all'autodifesa, devi saper dare qualche colpo, altrimenti è tutto inutile.»

«Un uomo non pesa quanto questo», ribatto, indicando appunto il sacco nero.

«Non so, se vuoi puoi colpire me. Che dici?»

«Sì, forse è meglio.»

Inarca un sopracciglio. «Stavo scherzando. Devi ovviamente colpire il sacco, non me.»

Gli rivolgo un'occhiataccia. Non abbiamo parlato del bacio di ieri sera, ma a questo punto credo sia meglio così. Non ho voglia di aggrovigliarmi in una discussione spinosa, perché non saprei nemmeno come giustificare il mio gesto. Se lui prendesse la parola non potrei evitarlo, ma, dato che non l'ha fatto, mi crogiolo nella convinzione — seppur sbagliata — che non lo farà.

Stringe le mani intorno al sacco e annuisce. «Avanti, dai un pugno.»

Roteo gli occhi, carico il braccio destro e colpisco con tutta la forza che ho. Forza mista a rabbia, perché oggi mi sento come se fossi un contenitore di ira pronto ad esplodere da un momento all'altro.

Questa mattina, al mio risveglio, Harry non c'era. Al suo posto, però, un bigliettino sul cuscino scritto di suo pugno diceva: "Non posso, scusa."

«Un altro», ordina Sean.

Colpisco ancora, con la mascella serrata e i pugni chiusi dentro i guantoni che francamente non ho idea da dove siano sbucati fuori questa mattina, ma non mi interessa.

Non credo di essermi mai sentita così stupida prima d'ora. Ieri notte ho davvero creduto che Harry stesse compiendo dei passi avanti e l'idea che avrebbe poi indietreggiato non mi ha neanche sfiorata. Certamente avevo intuito che non avrebbe svuotato tutto il sacco, ma non immaginavo che se la sarebbe data a gambe, di nuovo.

Dannazione, non sono il suo giocattolo; non può comportarsi in quei modi discutibili, tornare come se niente fosse e sparire ancora. Ho imparato, nel tempo, che in qualsiasi rapporto è necessario che due persone vadano incontro l'una all'altra ed io non posso continuare ad avanzare verso Harry mentre lui indietreggia e basta. Lo amo come forse non ho mai amato nessun altro, è vero, ma non posso proseguire su questa strada che ho la netta sensazione non porterà a niente di concreto.

Mi accorgo solo adesso di essermi fermata a fissare il sacco, mentre Sean mi guarda con un cipiglio confuso e sospettoso a increspargli i lineamenti del viso. Sollevo appena la testa, intercetto i suoi occhi chiari, ma distolgo immediatamente lo sguardo. Do un altro colpo al sacco e sbuffo, sfilandomi poi i guantoni e lanciandoli sul pavimento.

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora