I-Selva Oscura +parte 1+

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"Non importa quanto lontano andrai, il buio inghiottirà anche le tue tenebre"

Buio.
C'era solo buio nella sua testa, non riusciva a percepire niente, non vedeva niente e non sentiva niente. Provare a fare un passo era troppo pericoloso, sarebbe potuta cadere nel vuoto, oppure poteva rimanere ferma, ma chissà che posto era quello, chi vi era intorno a lei, chi la stava osservando. Poi da quanto era lì? Mesi, settimane, giorni, lei non poteva saperlo e forse non l'avrebbe mai saputo. Quella povera ragazza ricordava solo una cosa, il suo nome, Nora. Un nome senza significato, senza età e senza volto.
Nora sapeva che non poteva rimanere là ancora a lungo, doveva decidere in fretta. Lei sapeva che c'era qualcosa, in quel buio, la fissava e aspettava che lei facesse qualcosa. All'improvviso sentì un piccolo formicolio lungo il braccio, non sapeva cosa fosse, qualcosa di bagnato che le scendeva sul braccio e segnava il suo percorso fino a cadere nel vuoto, ma poi...
TIC!
La goccia non era caduta nel vuoto, di era scontrata con un suolo duro. Lei non poteva cadere, e quella cosa che la osservava poteva raggiungerla in qualsiasi momento. Inspirò profondamente e infine alzò il piede destro. Sembravano passare minuti mentre la gamba terminava la sua azione, per quanto pericolosa, inevitabile. Il piede cominciava a scendere verso chissà dove, intanto la sua mente aveva solo un pensiero "Non cadere". Il piede toccò qualcosa di solido, lei era completamente in equilibrio. Completò il passo anche con l'altro piede. La sua mente subito si calmò, era andato tutto bene. Inspirò e fece un altro passo, poi un altro e un altro ancora. Camminò con calma lungo quel buio infinito.
Non passò tanto, questa volta ne era sicuro, che cominciò a sentiri mille gocce bagnate scenderle per tutto il corpo senza fermarsi. "Pioggia" le disse il suo subconscio. Le dava fastidio, ma la confortava anche nello stesso momento. Per la prima volta in quel buio sapeva di possedere un corpo intero e di occupare un determinato spazio. Alzò la mano verso il cielo e sentii ogni goccia che si schiantava su di essa. Le dava prurito, una strana sensazione, le faceva spostare la bocca in una posizione assurda, allungandola lungo le guance ed emettere un flebile verso. "Risata", ecco come si chiamava. Poi tutto ad un tratto luce e...
KABABROM!
Un boato che smosse il suo intero corpo, seguito da un incredibile flash di luce. Abbassò la mano di scatto e finalmente sapeva dove si trovava.
La luce mostrava immense ombre intorno a lei, era piene di braccia che miravano verso l'alto con un lungo e robusto busto. Mentre per terra era pieno di piccoli filamenti e ciò che riuscì a identificare come terriccio. Lo stato di confusione mentale durò poco, come il tuono, cominciò a ricordare molte cose, si trovava in una foresta.
I suoi piedi affondavano nel terriccio bagnato, mentre l'erba intorno le solleticava le gambe. Davanti a lei c'era un albero e il tronco era macchiato di sangue. Di chi fosse non lo sapeva, ma sapeva leggere i simboli che il sangue formava.
La scritta diceva: "Non seguire il sangue".

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