The mirror

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PROLOGO

Mi sto specchiando per la millesima volta in questo dannatissimo specchio, in camera mia. Odio gli specchi. Gli odio con tutto il mio cuore. In effetti, però, la cosa che odio ancora di più è la ragazza che mi si rappresenta di fronte . Mi guarda con una faccia abbastanza digustata; mi fa paura. Inizialmente sta ferma, non fa niente in particolare se non vedermi come se fossi la causa della sua sofferenza. Successivamente, comincia a parlare. Incubo. Incubo totale.

"Brutta" prima parola che esce dalle sue labbra.

Non rispondo.

"Grassa"

Che nervoso.

"Perdente"

Rabbia.

"Non servi a nulla"

Fastidio.

"Non farti vedere mai più né da me, né da nessun altro."

Mi faccio avanti:"Perché?"

"Hai anche il coraggio di proferire parola?"

La guardo spalancando gli occhi.

"Stupida"

L'ira che provavo nei suoi confronti si sta man mano dissolvendo.

"Idiota"

Tristezza.

"Pazza"

Indifesa.

"Non hai neanche un amico. Ti sei mai chiesta il perché?"

Sento gli occhi inumidirsi.

"Avevi una migliore amica. Se ne é andata. Non ti vuole più. "

Le guance sono ricoperte d'acqua salata ormai.

"Non ti vuole più nessuno"

"Smettila. Ci sono persone che mi vogliono ancora bene." dico alzando un po' il tono di voce.

"Ah sì?" ride malvagiamente. "Chi?"

Ci penso su. "Mia madre"

"Tu ti stai allontanando sempre di più da lei, la odi e lei pure ti odia "

"Basta, ora basta hai superato il limite"

ormai le mie iridi color Cioccolato sono rossi. Potrebbero far invidia al sangue.

"Muori" dice come se niente fosse.

"C-come s-scusa?" balbetto.

"Muori.Non tutti meritano di vivere. E tu cara sei una di quelle che devono andare all'inferno. Sicuramente starai meglio." ride di nuovo. stessa ed identica risata di prima.

Bastarda.

"Apri quel cassetto alla tua destra, dai piccola. Ci sono io qui con te. Ti aiuterò a toglierti la vita. Non sarà difficile."

"Noooo" urlo più che posso.

"Dai, lo sai benissimo anche tu che non vuoi rimanere a soffrire qui. Preferiresti essere bastonata piuttosto che sopportare tutto ciò."

Solo adesso che ascolto attentamente le sue parole mi accorgo che ha ragione. Ha perfettamente ragione.

ingoio la saliva che era rimasta lì per troppo tempo. Lecco un'ultima volta, per bene, le labbra, faccio un bel respiro e raggiungo quell'affare che mi sta chiamando da troppo tempo.

Appena prendo l'oggetto la ragazza parla. Parla, ma questa volta con dolcezza:"Piccola, basta piangere. Sai come fare ormai. Questa volta devi solo farti più male. Devi andare più in profondità."

Poso la lametta sul braccio sinistro. La mano mi sta tremando, ma non è la prima volta. Ci sono abituata.

Quando finisco il mio capolavoro su tutte e due le braccia, la fanciulla davanti a me sbuffa.

"C-che c'è?" chiedo con la poca forza che mi é rimasta.

"I polsi. Le vene. Continua. Voglio sentire il suono dell'ambulanza qua fuori.Ora."

Non ne ho coraggio. Faccio veramente bene?

"Vuoi una morte lenta vero? Vuoi punirti ancora meglio. Lo capisco. Allora ti consiglio di togliere ancora più energia, ma da un'altra parte. La pancia andrà più che bene."

"Muoviti" aggiunge.

"Mmm" dico.

Alza un sopracciglio.

Ed inizio a togliere del liquido rosso anche lì. Successivamente anche alle cosce, spalle, ginocchia, piedi e mani.

"Brava, Ora tocca alla gola. Lì, ti darai il colpo di grazia."

Prima di darmi il corpo di grazia, do un ultima occhiata al pavimento, ricoperto totalmente di lacrime e sangue, sangue

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