Riunioni di lavoro

21 5 1


Come preveduto Enrico aveva perso fiato, appena Carlos aveva saputo che Mary era lì con lui annunciò che lui e sua madre entro un ora sarebbero arrivati.

- Non essere nervosa.- le aveva detto Enrico a chiamata terminata. - Se li dici la verità sarà comprensivo.-

Poi per distrarla l'aveva sfidata a ruba mazzetto.

Stavano giusto ritirando le carte ( dopo un otto a tre per una schiacciante vittoria di Mary e per il nuovo record di imprecazioni internazionale per Enrico) quando sentirono il campanello suonare. Carlos ( vestito per la prima volta non da ufficio ma più da casa se così si può chiamare uno con i jeans bianchi, il capotto in pelle e una elegante sciarpa rossa) e sua madre ( dotata di un lungo vestito sul viola, orecchini in oro, rossetto rosso, smalto anche esso viola e gli immancabili tacchi solo più bassi del normale) entrarono.

I loro sguardi caddero subito su di Mary che dovette usare tutta la sua forza di volontà per non abbassare subito il suo come una poppante.

- Marianna dovrei stupirmi?- chiese Carlos.

Era chiaramente arrabbiato. Dopo tutto quello che aveva passato, ci mancava solo più una sfuriata di Carlos per farla andare definitivamente fuori di melone.

Giuseppina ed Enrico rimasero zitti, le toccava rispondere.

- Se avessi potuto ti avrei chiamato Carlos.-

Carlos la fulminò con lo sguardo, sentì la paura prenderla

- E come mai non hai potuto?- alzò la mano sinistra - No, non rispondere. Rischieresti solo di farmi arrabbiare ancora di più.- Mary stava per perdere la pazienza, chi era lui per parlarle in quel modo?

- Allora lasciate che vi dica cosa ho scoperto su Padre Ernesto così sarete contento, monsieur.-

Enrico sgranò gli occhi e Giuseppina si portò la mano alla bocca. Aveva risposto a Carlos. Era fottuta.

- Pensi che solo perché non c'è un contratto scritto che dimostra che tu sia una mia dipendente tu puoi rispondermi? Credi che io sia al tuo pari?-

Mary deglutì, la conversazione stava degenerando

- Carlos io...-

- Sta zitta!- Si ammutolì, con le guance rosse dalla vergogna

- Nessuno ti ha dato l'autorizzazione di parlare! Sono stato bravo con te Mary, ti ho dato dei soldi in anticipo, cosa che non avevo mai fatto. Mi sono preoccupato per te, ho controllato se stavi bene, che nessuno ti facesse del male. Ti ho dato la libertà che non ho mai concesso a nessuno dei miei dipendenti e tu? Mi disubbidisci! Prima con Vittoria, poi non aggiornandomi quotidianamente sulla ricerca. E io cosa vengo a sapere? Che ti hanno stuprata. Infine sparisci, non rispondi al telefono e a casa manchi. Adesso ritorni e pretendi anche che non ti chieda spiegazioni?!- le lacrime iniziavano a stuzzicarle gli occhi, non era preparata a una cosa del genere.

Quei giorni era stata provata da stress, forti emozioni, stanchezza e mancanza di sonno perché se Strozzatore pensava che dormisse al pomeriggio si sbagliava. Lei pensava a come recuperare il telefono, aveva dormito molto poco.

E ora anche lui?

Carlos aprì la bocca per dire qualcos'altro ma Giuseppina li mise una mano sulla spalla scuotendo la testa

- No Carlos.- lo fermò parlandoli inglese in modo che Mary non capisse cosa si stavano dicendo - Guardala non ne può più, se poi sarà il caso di dirle ancora qualcosa glielo diremo.-

- E che dovrei fare, lasciar passare?-

- Prima sentiamo cos'ha da dire, penso proprio che ci sorprenderà.- Carlos respirò affondo

Affari da Assassini L'ombra del preteLeggi questa storia gratuitamente!