Chapter 28

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Atterro in Cina, all'aereoporto di Pechino a mezzogiorno ed un quarto circa. Christofer dovrebbe essere venuto a prendermi per portarmi a casa sua. In realtà non sono mai stata a casa di un estraneo in un Paese straniero e senza che io conosca la lingua, ma da quanto io sappia in Cina parlano molto bene l'inglese quindi non dovrei avere problemi.
Il capo mi ha dato una fototessera di Christofer e devo ammettere che mi ricorda qualcuno di davvero molto famigliare: ha occhi azzurro oceano con qualche accenno di verde ed i capelli grigi tirati indietro dal gel; sembra un uomo abbastanza alto e forte ed ha solamente sessantacinque anni. Sam mi ha detto di conoscerlo e mi ha assicurato di essere una persona per bene, educata, gentile e disponibile, ma quando si trattava di lavoro nessuno lo batteva e si trasformava in una persona impavida ed insensibile. Dice che per certi versi mi assomiglia... strano come le persone a volte si assomiglino talmente tanto.
Mi sfugge un sorrisetto nel guardare quella fototessera mentre ripenso a tutto ciò che sto facendo ed alla disponibilità che mi ha dato Christofer senza esitazione. So che sua moglie è morta e che il suo unico figlio è altrove assieme alla sua famiglia. Magari gli farà piacere avere qualcuno in casa e non sentirsi solo, è una bruttissima sensazione quella della solitudine e mi auguro di non provarla mai sulla mia pelle.
Sento qualcuno prendermi per il gomito ed immediatamente scatto con un pugno, ma una forte mano mi ferma costringendomi a guardare negli occhi chi ha osato fermarmi.
Immediatamente riconosco quegli stessi occhi della fototessera e tiro un sospiro di sollievo.
" Avevo intenzione di chiedertelo ma da come hai reagito sono sicuro sia tu Kimberly, giusto?" chiede sorridendo
" Sì, scusami davvero tanto sono davvero molto impulsiva e alquanto preoccupata di essere stata seguita... sai cos'intendo" lo guardo in modo complice
" Assolutamente" sospira e si guarda attorno, poi concentra il suo viso sulla mia valigia ed il mio borsone. " Lasciami la valigia, l'uscita è qui vicino" mi informa e ci dirigiamo verso quest'ultima.
* * *
Durante il viaggio c'è silenzio, ma non il classico silenzio imbarazzante, piuttosto lo definirei rilassante. Poggio la testa al finestrino e guardo il panorama scorrermi davanti agli occhi come quei nastri delle vecchie videocassette. È rilassante, è una cosa che mi ha sempre svuotato la mente e tranquillizzato.
Improvvisamente parte la suoneria del mio cellulare e lo tiro immediatamente fuori dalla tasca. Aggrotto la fronte non appena vedo da chi mi arriva la chiamata. Probabilmente vuole solo sapere se io sia arrivata o meno.
<< Capo>> lo saluto
<< Blaze, è arrivata? Ha trovato il signor Blaze?>> sento delle voci oltre alla sua voce, e non sembrano per niente quelle della televisione o della radio o qualsiasi altra cosa, ma sembra piuttosto come se abbia il vivavoce e qualcun'altro stia sentendo. Probabilmente è solo Sam.
<< Certo, anche se a dire il vero è stato lui a trovare me>> sento parecchi sospiri di sollievo, come se ci fosse più di una persona, e subito dopo sento il capo schiarirsi la voce come a richiamare l'attenzione << HA PER DAVVERO IL VIVAVOCE?!>> grido stupefatta dal comportamento del mio capo.
<< Kim, stai bene? Non ti ha seguita nessuno?>> sento un Sam preoccupato
<< Non ci posso credere...>> porto una mano alla fronte e sento altre persone parlare oltre a lui, come fossero preoccupate << Davvero c'è tutta la caserma a sentirmi?!>> continuo incredula << Comunque sì, sto bene e no, non mi ha seguita nessuno... spero>> nel frattempo mi giro per assicurarmene.
<< Mike non si fa vivo da un po'>> esordisce Sam di punto in bianco << Hai per caso sue notizie?>>
<< Chi è Mike? E perchè dovrebbe interessarmi di avere sue notizie?>> chiedo fingendo di non comprendere
<< Kimberly!>> mi riprende Sam sospirando subito dopo << Lo prendo per un no. È sparito, e nonostante lo chiamiamo non risponde, nè a me nè a nessun'altro>>
<< Potrebbe chiamarlo lei?>> chiede infine il capo
<< Ho cose più importanti da fare>> li ammutolisco << Buon proseguimento>> chiudo.
Sbuffo soniramente e ripongo il cellulare in tasca esattamente dov'era prima nella speranza di non ricevere nessun'altra chiamata. Ritorno con la testa sul finestrino e chiudo per qualche secondo gli occhi, cercando di ritrovare il rilassamento perso a causa della chiamata.
" Sam Montgomery?" chiede Christofer sorridendo come se gli riaffiorassero i ricordi in mente
" Già..."
" Che tipo! È sempre stato molto protettivo nei confronti delle persone a cui tiene, ma se lo deludono per lui diventi come morto"
" Da quanto lo conosci?" domando, qualcosa in me dice che erano amici molto stretti. In fondo Sam ha la sua stessa età e quando mi ha parlato di Christofer è come se gli si fossero illuminati gli occhi al solo sentire quel nome. E, come mi aspettavo, la persona che mi sta accanto mi sorride entusiasta.
" Eravamo migliori amici"
" Eravate?!" chiedo confusa. Forse è per questo che sapeva come reagisce Sam se lo deludi... magari hanno litigato?
" Tutti quanti credevano in me quando avevo il caso in mano, un po' come fanno con te" alza le spalle mentre racconta e poi sposta una mano dal volante per cambiare marcia " Ma quando sono ritornato ed ho avvisato della mia partenza a causa di Fletcher, Sam ci è rimasto male. Ma attenzione, non pensare che fosse perchè non ero riuscito a completare la missione, ma perchè lo avrei abbandonato. Insisteva che mi avrebbe protetto insieme a tutti gli altri, ma quando prendo una decisione quella rimane e nemmeno se qualcuno si inginocchia piangendo mi smuovo" spiega e mi scappa un sorriso mentre lui si gira a guardare la mia reazione. Aggrotta la fronte confuso dal mio sorriso che può sembrare fuori luogo, ma non lo è affatto.
" Se ti stai chiedendo perchè sorrido, è semplicemente perchè mi rispecchio perfettamente in te e mi ricordi tanto mio nonno" il mio sorriso si spegne al solo pronunciare quella parola ed al ricordo del suo sorriso, di lui.
" Ci tenevi molto a lui, eh?" chiede interessato Christofer voltandosi un attimo verso di me per poi tornare subito con lo sguardo puntato sulla strada trafficata.
" Era tutto per me, era la persona più importante prima della mia sorellina. Sai, i miei genitori non erano mai a casa, piuttosto preferivano lavorare sempre, come tutt'ora fanno, per non so quale motivo. Poi un giorno, così, all'improvviso, vennero a casa di mio nonno che, sapendo a quanto pare che sarebbe stata l'ultima volta che mi avrebbe visto, mi abbracciava e mi stritolava come non volesse che mi strappassero letteralmente dalle sue braccia, come poi fecero i miei. Mi ripeteva sempre 'Dra Aldrig Tillbaka' e mi spiegava che proveniva dal latino 'Numquam Retro Descendit' che significa 'Mai Tirarsi Indietro' ed infine mi ricordava l'ancora. Eppure quel giorno invece di dirlo come rammemoratore me lo disse con le lacrime agli occhi, come per assicurarsi che lo avessi stampato in mente in modo da ricordarmi sempre di lui" iniziai a raccontare tutto a Christofer, non so perchè ma avevo bisogno di parlarne con qualcuno e, non so per quale assurdo motivo della natura, con lui mi sentivo a mio agio e compresa " E ci è riuscito" affermo sorridendo
" Tuo nonno ti amava" mi guarda dritto negli occhi mentre aspetta che il traffico si muova
" E pensare che sarei potuta andare a Stoccolma con i miei amici invece di venire qua, ed avrei potuto rivederlo" in parte me ne pento, ma sono sicura capirà e sono anche più che convinta che questa fosse la scelta giusta da fare
" Sicuramente anche tu gli sarai rimasta impressa in mente" dice con così tanta certezza nella voce, è come se lo conoscesse
" Ogni notte è presente nei miei sogni, se così si possono definire, in quella scena... ed ogni volta che riapro gli occhi, mi rendo conto che ogni giorno senza lui brucia come il fuoco" poggio il mento sul palmo della mano e mi giro verso il finestrino.
Non riesco ad intrattenere ancora il mio sguardo con il suo, sembra penetrarmi nelle vene e leggere ogni mio più piccolo ed insignificante pensiero. È rabbrividente...
* * *
Arrivati davanti alla porta di casa sua, una piccola casa monofamiliare in mezzo ad una fila di case come la sua a due piani, infila le chiavi nella serratura e dopo qualche giro apre la porta e mi fa entrare.
La sua è una casa molto accogliente e a discapito di quanto mi aspettassi, di stile cinese non ha nulla... aggrotto la fronte e mi volto verso di lui che intuendo la mia domanda alza le spalle.
" Non mi piace lo stile di qui..." e mi scappa una risatina alla sua affermazione " vieni, ti accompagno nella tua stanza, spero il materasso sia abbastanza comodo"
Saliamo delle scale che ci portano ad un corridoio con quattro porte: di fronte abbiamo due camere da letto ed ai lati, una di fronte all'altra, bagno e ripostiglio. Giù ci sono soltanto soggiorno e cucina.
La mia stanza è molto accogliente, come tutta la casa del resto, ed è bianca con delle decorazioni argento ed i mobili di un legno molto scuro... è a dir poco fantastica
" Fai come fossi a casa tua" mi incoraggia e poi scende verso il soggiorno.
Non appena mi rigiro sento il cellulare vibrare in tasca, dopo la chiamata avevo tolto la suoneria per l'imbarazzo di quando è partita nella macchina di Christofer, e lo prendo.
Jason:
Kim! Chiamami subito
Preoccupata scorro nella rubrica fino al numero di Jason e faccio partire la chiamata. <<Cos'è successo? Jessica sta bene?>> parto a raffica e continuerei se non fosse Jason a fermarmi
<< Sisi, stiamo bene... solo che il capo quando stavo in caserma era impazzito perchè è da parecchi giorni che nessuno riesce a contattare Mike ed hanno anche perso il contatto con il localizzatore ed i tuoi ieri non sono proprio tornati>>
<< Segregatevi in casa e non aprite a nessuno, poi guarda nel mio cassetto dei calzini nell'armadio, ci dovrebbe essere una pistola, prendila e non ti permettere a far dormire mia sorella da sola... se i miei non sono tornati è successo qualcosa di grave, non hanno mai lavorato la notte e mai lo farebbero e di questo sono certa>>
<< Ho annullato il viaggio in Svezia>>
<< Fai quello che ti ho detto Jason, per favore!!>> lo prego con l'ansia al limite
<< Kim, io non so sparare! E non voglio uccidere nessuno più>> mi confessa pauroso
<< Lo so, anche io non volevo farlo, ma pensa a tutto ciò che ti hanno fatto e quando spari pensa che devi proteggere qualcuno... lo so che non è per nulla rassicurante o che consoli in qualche modo, ma è impossibile farlo. Non puoi fare altro!!!>>
<< Torna presto Kim, ti supplico>> è disperato, e sapere di non poter far nulla è più che straziante. Chiude la chiamata ed il telefono mi cade dalle mani facendo un gran tonfo contro il parquet di quella casa.
Mi siedo sul bordo del letto nervosa. Vorrei davvero porre fine alla vita di Fletcher e chiunque sia dalla sua parte.
" Tutto apposto?" chiede una voce familiare, e se non ricordassi di stare in casa di Christofer direi che sia la voce di mio nonno. Si può essere talmente uguali in tutto e per tutto con degli estranei?
Annuisco in silenzio alla sua affermazione non spostandomi di un millimetro dalla mia posizione; sento il letto affondare un po' di più e capisco che è accanto a me, a riconfermare ciò è il suo braccio che mi stringe a sè.
" Vuoi dirmi cos'è successo?" chiede dolcemente, quasi avesse a che fare con una bambina, ma al contrario di quanto avrei fatto con chiunque, il suo tono mi calma un poco e non mi infastidisce affatto.
" I miei non sono tornati da ieri sera, ed il mio amico è da solo a casa con mia sorella. Non posso permettermi di mettere di nuovo a rischio la sua vita, e se i miei non sono tornati vuol dire che è successo qualcosa di grave" sputo tutto fuori sentendomi libera di un peso al petto, uno dei tanti e pesanti macigni " Non so nemmeno perchè ti sto dicendo tutto questo" affermo staccandomi di scatto da lui e riprendendo il controllo di me stessa.
" Non c'è da preoccuparsi nel rendersi conto di aver bisogno di aiuto nella vita. Da soli non si risolve nulla" mi consiglia ed in un certo senso mi rimprovera anche e dalla mia bocca scappa un sospiro
" Ho bisogno del tuo aiuto ora più che mai" confesso guardandolo dritto negli occhi.
* * *
Sono seduta sul divano del salotto aspettando il tè che mi sta preparando Christofer e subito dopo inizierà a rispondere alle mie domande. Ora che ho qualche secondo libero penso al fatto che io abbia fatto ore ed ore di viaggio solamente per qualche domanda, di fondamentale importanza sì, ma come lo spiegherò alle ragazze? Vorranno sapere perchè non c'ero o il perchè di qualsiasi cosa abbia usato Jason come scusa.
"Ecco a te" mi porge una tazza fumante Christofer
" Grazie" alzo lo sguardo verso di lui e gli sorrido prima di iniziare a soffiare sulla tazza appena presa. Sento un odore diverso da quello che mi aspettavo, tipo tè verde, così annuso meglio per capire che tè sia e ciò non sfugge agli occhi attenti di Christofer.
" No, non è tè verde, non mi è mai piaciuto... spero ti piaccia quello all'arancia"
" Ma certo, grazie davvero. In aereo mi ero già preparata mentalmente delle scuse per rifiutare il tè verde" sorrido vedendo Christofer ghignare
" Io invece mi sono preparato le risposte alle tue domande, o almeno quelle che mi hai accennato per telefono"
" Mhmh, ti ascolto" lo invoglio a parlare
" Su di lui beh, posso dirti che è un tipo molto furbo, attento ai dettagli, meticoloso ed invisibile riguardo al lasciare tracce. Tiene molto a sua figlia ed è su questo che si basa per ferire chi lo attacca, siccome lui ama la sua famiglia tutte le persone dovrebbero amare la propria, no? Ed il suo ragionamento non fa una piega, eccezioni a parte. Come agisce? Beh, inizialmente ti sembrerà tutto TROPPO semplice: oltrepassare la sua sicurezza e stessa cosa salendo i piani, sarà talmente facile che ti cullerai non sia protetto e che risolverai tutto in poco tempo fin quando arrivi al penultimo piano..."
" Che succede lì?" Lo esorto vedendolo esitare prima di vederlo tirare un sospiro
" Arriva ciò che meno ti aspetti: ti ritrovi un esercito, perchè quello è, di uomini possenti e che equivale come minimo al triplo dei tuoi, almeno nel mio caso. E poi lo senti, è lì che ti parla attraverso delle specie di altoparlanti e ti ricatta con le persone che ami. O ti arrendi immediatamente e rivedrai le persone a te care, raro come caso, e devi anche lasciare il posto alla CIA oppure lui uccide il tuo "esercito" ed i suoi ostaggi davanti ai tuoi occhi e subito dopo tocca a te morire, ma prima ti dà la possibilità di battere il suo esercito, ovviamente senza successo già in partenza"
" E a te com'è andata?" chiedo curiosa
" Ero arrivato al penultimo piano e stavo per attaccare nonostante il suo avvertimento quando poi lo sento dire che aveva sotto tiro la persona più cara in tutto il mondo per me, assieme a mia moglie. Solo che poi nonostante mi sia arreso ai suoi voleri ho dovuto comunque vedere mia moglie morirmi davanti. E fidati quando ti dico che mi è crollato l'universo addosso. Eppure sapevo che mia moglie non avrebbe mai voluto che io lasciassi il lavoro alla CIA, pensava sarei riuscito sempre a proteggere quella persona a me molto cara, ma non credo di riuscirci essendo molto distanti"
" Mi dispiace tanto" gli stringo leggermente il braccio in segno di consolazione e lui forza un sorriso " Ti prometto che lo troverò e vendicherò tua moglie, oltre tutte le altre persone che ha ucciso o messo nei guai. Mantengo sempre le mie promesse!"

Hate To Love {COMPLETATO}Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora