Capitolo 15 - Part 1

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Lisa abbassa il display del telefono, su cui compare una schermata di "Google Maps", mostrando una lunga strada – simile ai tanti vicoli antichi di Napoli – brulicante di persone.

La ragazza porta di nuovo il cellulare sotto il naso, facendo scorrere il dito dall'alto verso il basso e, infine, premere con decisione il tasto del blocco.

«Ok, dobbiamo andare dritto. La scuola è a pochi passi» annuncia, rimettendo il telefono nella tasca degli shorts. È incredibile come ci sia ancora così caldo...

Ricominciamo a camminare, rinfrescandoci sotto l'ombra dei palazzi che oscurano la via, mentre il profumo delle paste appena sfornate m'invade le narici, facendomi pentire la decisione di voler mangiare al Covo.

«Ripetimi come si chiama la sua scuola» dico nel frattempo, insieme a Lisa, inizio a guardarmi intorno.

«Liceo classico "Vittorio Emanuele"» risponde lei svogliatamente, senza guardarmi. «Dovrebbe essere poco più avanti.»

«Lisa, sbaglio o non siamo mai venuti qua?» domando mentre ammiro quella strada e quelle mura così sconosciute.

«No, nemmeno io sono mai passata in questa zona. Forse quand'ero piccola, ché una volta la mia scuola ci ha portato a Palazzo Venezia, qui vicino, ma non son mai passata per via San Sebastiano. Ah, ecco!»

Lisa si ferma di colpo di fronte a un portone di metallo spalancato, sulla cui sommità si erge una lastra con il nome della scuola scritto a caratteri cubitali. Per un momento rimango esterrefatto nel trovarmi davanti a un'entrata così spoglia per un liceo, ma poi mi guardo per un momento intorno e mi rendo conto che, in effetti, ha abbastanza senso.

Senza dirmi niente Lisa attraversa la porta aperta, mimetizzandosi in una folla di ragazzini con lo zaino in spalla. Per fortuna sembrano tutti dei primi anni, così non perdo di vista la chioma castana di Lì e, una volta nel giardino, riesco a raggiungerla. Si ferma di fianco all'entrata dell'istituto, in un angolino che permette una visuale completa sulla folla di studenti in attesa di entrare.

I suoi occhi si assottigliano. «Dimmi se vedi Camilla» mormora.

Annuisco e il mio sguardo inizia a vagare per i gruppetti di studenti sparsi per il piazzale, intenti a parlare tra loro o a ripassare tenendo i grossi dizionari aperti tra le mani. Per fortuna non ho mai avuto la sfortuna di tenere in mano quei volumi tutto il giorno: al liceo scientifico non servivano. Vorrei poter dire che questa situazione mi fa venir malinconia della mia vecchia scuola, ma non è così. Ho odiato quei quattro anni e, forse, quella sospensione è stata la mia salvezza.

«Eccola» la voce di Lisa mi riporta alla realtà. Il suo indice punta, per un attimo, alla mia destra, indicando un albero e una ragazza bionda appoggiatasi. Non c'è nessuno intorno a lei, ma non sembra importargliene. Tra le mani stringe un libro dalla copertina beige.

Prima di avviarsi, Lisa si volta per un momento verso di me. «Ok, senti: vado io a parlarle. Dopo quello che è successo ieri, è meglio se parli solo con me. Per ora, almeno.»

«Va bene, tranquilla. Ti aspetto qui» replico, afferrando già il cellulare dalla tasca così da poter combattere la noia. Lei accenna un sorriso confortato, quindi si volta e si dirige a passo cauto verso Camilla.

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