Lunedì 8 gennaio

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Viva forever, I'll be waiting

Everlasting, like the sun

(Spice Girls – Viva Forever)


Primo giorno di scuola dopo le vacanze di Natale.

Il tuo banco nell'ultima fila è ricoperto di fiori e bigliettini, anche se in pochi però ci si avvicinano. È un omaggio dovuto quanto scomodo. Tutti lo scansano quando devono uscire dall'aula, come se la morte prematura potesse essere contagiosa. Durerà finché i tulipani non inizieranno ad appassire; poi la bidella pulirà la superficie dalle scritte di pennarello, metterà i messaggi in una scatola che consegnerà a mamma, e quel banco tornerà di nuovo anonimo, vuoto.
Ho sbirciato dalla fessura della porta per un momento, poi sono tornata nella mia classe. È paradossale. La tua scomparsa ha obbligato i miei compagni ad accorgersi di me, anche se non nel modo che vorrei. Non perdono occasione di abbracciarmi e dirmi quanto siano dispiaciuti. Ad alcuni credo, ad altri no. C'è chi manifesta il suo cordoglio e poi alle spalle mi chiama assassina. Martina, per esempio. È un'attrice nata. Dietro le sua falsa disperazione si nasconde il ghigno scocciato di chi, ora, non è più al centro dell'attenzione. Non che mi piaccia esserlo. Sono circondata da fronti aggrottate e bocche storte. Occhi più o meno sinceri mi osservano in attesa di un cedimento, di un mio consueto scatto d'ira che possa rubare del tempo alla lezione. Purtroppo per loro, il tuo ricordo e questo diario assorbono tutte le mie energie.

Non ti farai bocciare di nuovo, vero?

La tua voce tenera accarezza i miei pensieri. Dovrei studiare, lo so. Questo è l'anno della maturità e le insufficienze da recuperare mi sembrano insormontabili.
La prof di filosofia mi ha preso da parte durante la ricreazione. Come portavoce dei suoi colleghi mi ha confidato che capiscono la mia situazione e che faranno il possibile per venirmi incontro.
La mia situazione? Avrei voluto chiederle quale. Quella di una ragazza che ha causato la morte di sua sorella, o quella di un'alunna emarginata di cui nessuno si è mai curato? Non l'ho ringraziata. Ho annuito e mi sono rimessa a scrivere. Non voglio la sua pietà, Cloe, e nemmeno quella degli altri. È una vita che le persone hanno pena di me. Anche adesso non trovano il coraggio di puntare il dito e urlare: "È colpa tua!", nonostante alcuni lo pensino davvero.
La mia esistenza al limite appare come il capriccio di un'adolescente. Passerà, dicono. Invece non passa nulla. Tutto è uguale, sempre. Due passi avanti e tre indietro, senza mai riuscire a imparare dai propri sbagli.
Le lingue maliziose non si sono fatte attendere. Hanno messo in giro la voce che io abbia causato apposta l'incidente perché ero gelosa di te; o che, visto il mio trascorso, quel giorno non fossi proprio lucida. Insinuano che papà mi abbia coperto, inventandosi la storia della bottiglietta incastrata sotto il pedale del freno. Loro non erano lì. Parlano, ipotizzano, sentenziano. Non sapranno mai quanto è difficile alzarsi la mattina con la coscienza a brandelli; e andare avanti, malgrado tutto, consapevole di aver condannato il tuo stesso sangue ad avere sedici anni per sempre. Loro non hanno idea di quanto sia complicato accettarlo.
Nessuno ha mai raccolto le mie grida d'aiuto. Soltanto tu, Cloe. E cosa ci hai guadagnato? Dormi sotto un prato sempreverde che ti fa da cielo, e che di notte si riempie di lucciole. Forse è la mia maledizione. Si salva chi mi sta lontano.
I miei giorni non sono più fatti di ore, ma di canzoni. Misuro il tempo con i brani casuali che si susseguono nel lettore mp3: ne basta uno per mangiare un boccone, due per riempire il resto della ricreazione, tre per tornare a casa, quattro – dopo la doccia – per asciugare i capelli. Chissà quanti, invece, per fare lo stesso con le lacrime che mi ristagnano dentro.
Mi è rimasto solo questo diario. Spero che oltre al tuo nome abbia un po' del tuo ottimismo contagioso. Imposto cinque tracce random e prego che mi aiutino a prendere sonno. Ci sono serate buone in cui sono sufficienti; altre meno dove la batteria non è abbastanza.
Devo essere forte per troppe persone, sorellina. Aiutami a esserlo anche per me stessa.

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