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Start Again - OneRepublic & Logic


Charlotte

La cameriera sistema sul tavolo due tazze fumanti di caffè ed una di cappuccino di soia. Vedo mia madre storcere il naso quando prende quest'ultima, osservando accigliata la bevanda come se fosse un mostro.

«Siamo sicuri che sia di soia?» chiede a bassa voce, appena la ragazza si allontana.

«Penso di sì, Gin», risponde mio padre.

«Non sembra», commenta scettica.

«Mamma, le cameriere non cospirano contro di te. Non ti rifilano niente che tu non voglia», provo a tranquillizzarla, trattenendo una risata.

«L'ultima volta l'ho chiesto di soia e ti assicuro che non era di soia», controbatte. «E voi due dovreste smettere di bere così tanto caffè. Non è salutare.»

Mio padre alza gli occhi al cielo, limitandosi a prendere la sua tazza e soffiarci sopra. Lo imito, guardando di sottecchi i miei genitori seduti davanti a me. «Dov'è Annabelle?» domando.

«Con il figlio dei Foster», afferma mio padre.

«Lei odia Colton...», constato.

Mia madre solleva le sopracciglia, ammiccante. «A quanto pare, non più.»

Papà emette un grugnito di disapprovazione. «Non ci vedo niente di buono, Gin.»

«È un bravo ragazzo», do man forte a mia madre, che annuisce.

«Sì, infatti. Sicuramente meglio dell'ultimo teppista che ci ha fatto conoscere.»

«Mamma, avere tatuaggi non è sinonimo di teppista», chiarisco. «Li ho anche io, eppure non sono una poco di buono.»

«Che gusto ci trovate a macchiarvi la pelle a vita?»

«Sono carini», affermo con una scrollata di spalle. Lei arriccia il naso, senza commentare oltre. Se solo sapesse che Annabelle si è fatta fare un tatuaggio da poco — senza ovviamente il suo consenso —, darebbe di matto.

Sorseggio tranquillamente il mio caffè, lanciando occhiate di tanto in tanto in direzione delle vetrate del pub che si affacciano sulla strada. Sono le cinque del pomeriggio e tra poco dovrò essere a casa; Sean ha detto che avrebbe fatto di tutto per liberarsi e, nonostante non mi abbia inviato alcun messaggio, preferisco aspettarlo lo stesso.

«Allora, come va il lavoro?» mi domanda mio padre.

«Bene. Come sempre.»

«E Cindy come sta?»

«Bene», ripeto.

Posa la tazza davanti a sé ed incrocia le mani sul tavolo, spingendosi verso di me. «Tu come stai?»

«Una meraviglia», rispondo asciutta, giocherellando con il fazzoletto.

Mia madre mi osserva a sua volta. So che sono preoccupati, che vivono costantemente con l'ansia di svegliarsi e ricevere qualche brutta notizia. Mi hanno perfino chiesto di tornare a vivere con loro, ma ho rifiutato. Voglio che la mia vita prosegua nella stessa maniera di sempre, illudendomi che fuori non vi sia alcun pericolo per me. È già difficile tentare di far finta di niente la maggior parte del tempo e, se dovessi tornare a vivere sotto il loro tetto, accentuerei solo il mio malessere che continuo a celare a chi mi circonda.

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora