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Back to you - Selena Gomez

Charlotte

«Sean, basta!», esclamo ormai esasperata, sollevandomi in piedi con non poca fatica e passandomi le mani sulla fronte imperlata di sudore. «Basta flessioni, basta piegamenti, basta corse.»

Incrocia le braccia muscolose al petto e mi osserva divertito con un sopracciglio sollevato. «Devi migliorare la resistenza.»

Mi porto una mano all'altezza del cuore, con il fiato corto. «Sto per morire.»

«Tragica come poche», mi prende in giro.

«Vorrei ricordarti che stavo lavorando fino a due ore fa e non dormo da ventotto. Permettimi di essere tragica e vedere la luce divina che mi richiama», commento, dandogli una leggera gomitata mentre lo sorpasso.

«Non sei giustificata; potrai dormire quanto vuoi, più tardi. Se non sbaglio, lavori di nuovo direttamente domattina», prosegue imperterrito.

«Non insistere», cantileno, recuperando la borsetta e frugando all'interno finché non trovo il cellulare. Ho telefonato a Cindy un paio di volte, ma non ha risposto. Non so dove diamine si sia cacciata; ieri sera è uscita con una sua "vecchia conoscenza" ed è sparita nel nulla. «Tua nipote non risponde. Inizio a preoccuparmi», aggiungo, voltandomi verso Sean.

«Rilassati, mi ha scritto poco fa che avrebbe fatto un po' di ritardo.»

«Un'ora di ritardo, Sean», lo rimbecco, buttando nuovamente il cellulare dentro la borsa. «Un'ora, dannazione. Spero che le abbiate ficcato uno dei vostri fantastici GPS nel telefono, perché sono preoccupata.»

Ride. «In realtà sì, le abbiamo ficcato, ovvero installato, uno dei nostri GPS nel telefono. Anche a te, se è per questo.»

«Ovviamente», sbotto, per niente sorpresa. È la prima volta che ne ho la conferma, ma, tenendo conto di tutte le volte in cui Daisy, Sean, Theo e perfino mio padre conoscevano i miei spostamenti nelle settimane passate, ammetto di averlo dato per scontato. Decido di non protestare perché so che aiuta mio padre a stare più tranquillo e di conseguenza anche mia madre, che si sta sforzando di non opprimermi per il mio bene ma so che vive nell'angoscia.

Mi siedo sul pavimento, con le gambe incrociate, ed appoggio la schiena contro la parete, lasciando andare un sospiro. Oggi mi sento prosciugata di ogni genere di forza più degli altri giorni; non solo forza fisica, ma anche mentale. Mi capita e non posso fare assolutamente niente per attenuare il dolore al petto che sento. Senza contare l'ansia continua che provo per il ritorno di Harry, che va addirittura in giro con una pistola infilata dentro i pantaloni senza alcun motivo apparentemente valido.

Io provo a non pensare a tutto questo, ma ci sono dei momenti in cui mi sento soffocata, come se perfino gli angoli dei muri si piegassero per chiudermi in una morsa.

Sfrego i palmi delle mani sul viso e socchiudo gli occhi. Sean si avvicina e, in silenzio, si siede al mio fianco, allungando le gambe fasciate da un paio di jeans davanti al corpo.

«Che succede?», mi chiede, voltando la testa per guardarmi.

Sospiro. «Troppe cose.»

«Prova a dirne una.»

Mi giro a mia volta ed intercetto le sue iridi chiarissime con i miei occhi. Raramente sento il bisogno di sfogarmi con qualcuno, ma a volte il crollo definitivo è proprio dietro l'angolo ed ho l'istinto di urlare e strapparmi i capelli. Ciononostante, Sean potrebbe comprendermi; d'altronde, lui è uno di quelli che si occupa della mia protezione.

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora