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Believer - Imagine Dragons

Harry

Varco la soglia di quest'edificio che promette solo di crollare rovinosamente sulle nostre teste da un momento all'altro, con Liam al mio fianco. Alan e Theo davanti a noi, a farci strada, e un Louis piuttosto confuso che mantiene le mani infilate dentro le tasche dei jeans e cammina trascinando le suole sul pavimento ormai lercio e polveroso. Immagino che si stia domandando tante cose ed avrò modo di rispondergli. So che Liam e Daisy l'hanno tenuto all'oscuro di tutto, ma, dal momento in cui sono tornato, ho intenzione di raccontargli la verità.

Percorriamo un lungo corridoio dai muri anneriti ed il tanfo di naftalina e pesce andato a marcio mi fa storcere il naso. Avrebbero potuto scegliere un luogo meno lugubre come base temporanea, ma non voglio obiettare anche su questo perché non è la mia priorità. Per quanto mi riguarda, potrebbero anche riunirsi dentro un cassonetto della spazzatura posto in qualche angolo di un quartiere malfamato.

Alan non mi ha rivolto la parola per tutto il volo di ritorno sull'aereo privato appartenente alla CIA ed io non ho potuto chiedere ciò che avrei voluto perché Tristan e Victor erano con noi fino ad un'ora fa.

Dei passi alle nostre spalle mi fanno voltare appena; Daisy e Sean sono appena entrati nell'edificio. «Non c'era nessuno», spiega lei.

«Sarà stato un gatto», taglia corto Alan. «O qualche spacciatore.»

Ci conducono all'interno di una stanza quadrangolare, illuminata da una lampadina al neon che vacilla dal soffitto. Al centro, un tavolo ampio di legno scuro logorato dal tempo e, intorno ad esso, alcune sedie pieghevoli. Noto anche un frigorifero sistemato nell'angolo più lontano e Sean si avvicina ad esso e lo apre. Mi sorprende che non ci siano dentro licheni, bensì svariate lattine di birra che lui sistema poi al centro del tavolo.

Mi siedo vicino a Liam e districo i miei capelli con le dita. Ho un assoluto bisogno di fare una dannata doccia e non vedo l'ora di ritornare nel mio appartamento.

«Quindi...», comincia Theo, con il solito tono di voce pacato. Mi chiedo costantemente come faccia a mantenere la calma in questo modo; in nove anni, infatti, non l'ho mai visto arrabbiato. «Cos'è successo? Come mai siete stati rimandati qui?»

«In che senso? Harry, tu non eri a Seattle?», domanda Louis, corrugando le sopracciglia.

«Evidentemente no», ribatte Liam in un borbottio.

«Non so cosa sia successo, ma sono contenta che tu sia stato rispedito qui», si intromette Daisy, guardando me. Lei, a differenza di Sean e Theo, non ha esattamente fatto i salti di gioia quando ha saputo della mia partenza con Alan. «Sai che non mi piace quando vai a fare queste cose. Rischi la vita ed io non posso vivere con l'ansia di perdere anche te.»

Abbozzo un sorriso e lei ricambia. È come una seconda madre e, nonostante tutto, mi dispiace farla preoccupare.

«Victor mi ha chiamato qualche giorno fa, sapeva di Harry», prosegue Sean, allungandosi per afferrare una lattina di birra. «Non so chi abbia svuotato il sacco, ma sapevo che sarebbe venuto a cercarvi.»

«Dante ha riconosciuto Harry», spiega Alan, giocherellando distrattamente con le chiavi dell'auto. «Non so perché non ne abbia prima parlato con me, ma avrei dovuto immaginarlo.»

Doctor Dream 2 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora