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Waste A Moment - Kings Of Leon


Charlotte


«Avanti, dammi un pugno», mi incita Sean, posizionandosi davanti a me.

Dopo aver costretto me e Cindy a correre per venti minuti, seguendo un percorso immaginario deciso ovviamente da lui, averci fatto fare sei serie di piegamenti e otto di addominali, mi sento vagamente stanca e prosciugata di ogni singola forza. Non può realmente credere che abbia voglia di picchiarlo.

«Dai, Charlotte. Un pugno. Devo conoscere la tua forza», prosegue.

Mi acciglio. «E devo prenderti necessariamente a botte?», chiedo, con il fiato corto.

Cindy è sdraiata sul pavimento morbido di questa palestra privata che Sean ha affittato per non so quanto tempo. Non ci è concesso utilizzare quella ufficiale destinata all'addestramento degli agenti, quindi è stato costretto ad arrangiarsi così.

Lui, a differenza nostra, non ha mosso un solo metro da quando siamo arrivati. Ha solo impartito ordini su ordini, come se per lui fosse facile fare questo genere di attività fisica prima dell'alba e senza una massiccia dose di caffè a dare un minimo di carica. Ci ha solo concesso di mangiare una mela a testa sostenendo che sarebbe bastato ad aiutarci, cosa della quale dubito fortemente.

Fa un ulteriore passo nella mia direzione, lasciando a separarci una manciata irrisoria di millimetri. Si piega appena, raggiungendo la mia altezza. «Dammi un pugno con tutta ma forza che hai. Sullo stomaco», ordina.

L'unico problema di avere Sean come allenatore improvvisato, è l'effetto Madeleine che provoca in me. Il suo profumo mi riporta a quando avevo quindici anni e lo fissavo come solo un'adolescente alle prese con una delle sue prime cotte potrebbe fare. Questo non aiuta assolutamente la mia concentrazione, già scarsa di per sé a causa di vari fattori, tra i quali poche ore di sonno e quantità insufficiente di caffeina in circolo.

«Devo colpirti», deduco, aggrottando le sopracciglia.

Annuisce. «Esatto. Colpiscimi.»

«Non se ne parla», ribatto, indietreggiando.

«Lo colpisco io», annuncia Cindy, mettendosi in piedi a fatica. «Non vedo l'ora di riempirlo di botte per avermi costretta correre», aggiunge borbottando.

«Cindy, sono pur sempre tuo zio», la riprende. «Modera i termini.»

Lei avanza e si para davanti a me, spintonandomi con un gomito per farmi spostare. «No, razza di stronzo.»

Sean ridacchia ma non obietta. Apre le braccia, incitandola silenziosamente a sferrare qualche colpo.
Invito che Cindy prende alla lettera, dato che assesta un calcio contro lo stinco dello zio, che emette un grugnito.

«Ho detto un pugno! Questo era un calcio!», esclama, abbassandosi per massaggiare con le mani il punto dolente.

«Mettiti dritto che te ne do uno anche dove non arrivano i raggi solari», controbatte lei.

«Va' a prendere un po' d'aria. Ne hai bisogno», mi intrometto divertita.

Cindy sembra soddisfatta quando si accorge che Sean non protesta. Probabilmente voleva arrivare proprio a questo. «Sì, ne approfitto per chiamare quel demente di Liam. Mi deve dare un passaggio in ufficio e non voglio fare tardi.»

Doctor Dream (3&4)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora