Prologo

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«Il conformismo, Gerda. Il conformismo è il vero male dei nostri tempi».

Meyer l'aveva fissata con uno sguardo vacuo, una mano che accarezzava sovrappensiero la tazza, l'altra che, nel solito gesto consuetudinario, risistemava sul naso la sottile montatura di metallo degli occhiali.

«Il conformismo. Sai come lo definiva Freud? La miseria psicologica della massa. La miseria psicologica, capisci? Il nulla, l'essenza stessa del nulla. E noi ne siamo impregnati, completamente impregnati, al punto che non siamo più capaci di un pensiero nostro, e nemmeno sappiamo accorgercene. Il conformismo diventa l'unica forma di giudizio. Il pensiero segue le mode, ieri erano i fasti del Kaiser, oggi sono altre; ma sono mode, e barbare».

Gerda aveva annuito, distrattamente, le dita che correvano ancora a lisciare l'ampio colletto bianco del suo vestito.

Dietro le spalle di Meyer, dietro la sottile tenda azzurra che oscurava a malapena la vetrina del caffè, le prime luci elettriche rischiaravano il tardo pomeriggio di Berlino.

***

La spilletta non gli era sfuggita. Come avrebbe potuto?

«Sei entrata nella Frauenschaft?» le aveva chiesto, in tono vago e casuale, colpendosi appena il petto con un dito, nello stesso punto in cui, sul cappotto di Gerda, brillava il piccolo simbolo nero.

Gerda aveva sollevato una mano in un cenno vago. «È per i corsi che sto seguendo. Quelli del Frauenwerk».

Meyer non aveva commentato. Ed era stato un bene, a dire il vero. Sarebbe stato solo penoso spiegargli che l'unico buon motivo che aveva trovato per recarsi così spesso a Berlino erano proprio quei corsi. Cucina, sartoria, economia domestica: cose che Peter approvava e che la sua educazione non aveva mai contemplato. E quella spilletta, così in bella vista sul cappotto, faceva sì che la giovane moglie di Peter non sembrasse più così strana, così inappropriata, agli occhi degli abitanti del quartiere di Charlottenburg dove la famiglia di Peter viveva da generazioni. Era un lasciapassare, quella spilla. Ma Meyer non avrebbe capito. Era abituato a star lontano dalle opinioni correnti e dai luoghi comuni, lui; disincantato, forse. Non aveva bisogno di una scusa per incontrarla, né per passare del tempo con lei - anche il matrimonio, del resto, era una banale invenzione borghese, una moda del momento, e non comportava conseguenze etiche o morali.

Non per Gerda. Ne sentiva tutto il peso, etico, morale e sociale, quando rientrava nella bottega di Charlottenburg dove lavorava, sul davanti, e viveva, sul retro, e si sentiva costretta dal viso stanco di Peter a mettere in pratica quello che si era sentita dire durante il corso del Frauenwerk cui aveva partecipato. Un bel sorriso, un grembiule bianco immacolato e inamidato, e due pezzi di carbone da gettare nella cucina economica per trasformare qualche patata e un pezzo di carne - quella dura, di scarto - in qualcosa che la facesse sentire una moglie migliore e più degna.

E la sera, quando finalmente Peter tirava giù la saracinesca della bottega e portava sul retro la cassetta di metallo con l'incasso della giornata, si sedeva docile al tavolo, lo sguardo perso tra i sacchi di zucchero e farina ammassati lungo una parete - e mai, prima di sposarsi, avrebbe pensato che casa sua potesse avere sacchi, e non dipinti, alle pareti. Con seria precisione, ricontava a una a una le monete e le banconote che Peter impilava in mucchietti ordinati, tirava le somme e annotava con una bella grafia i totali.

«Non male, non male. Le cose vanno meglio. Si vede che hanno due soldi da spendere, eh, anche quaggiù!» esclamava Peter, un'occhiata al registro dove annotavano le entrate del negozio. «Te l'avevo detto, eh? Con Edeka le cose vanno meglio. E andranno sempre meglio, sempre meglio».

***

Le cose andranno sempre meglio.

Fuori dai finestrini del tram, innumerevoli sagome infagottate nei cappotti beige e neri riempivano la Potsdamer Platz. Le vetrine illuminate dei negozi proiettavano ombre bizzarre sul selciato.

Meyer, la sua sagoma familiare, continuava a fissarla, in mezzo alla folla, ma sembrava che non la stesse guardando davvero. Aveva accennato appena un saluto, quando il tram aveva richiuso le porte e si era avviato sferragliando verso Charlottenburg.

GerdaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora