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Capitolo 11: All of me

Selene
Fui svegliata di soprassalto, così in fretta che impiegai diversi istanti per capire che cosa stesse succedendo. La stanza in cui dormivo in compagnia di Mizuki era ancora avvolta completamente nel buio e dalla finestra non filtrava nemmeno un lieve e pallido raggio di sole. Dedussi che fosse ancora notte fonda, perciò mi strofinai gli occhi e mi misi a sedere sul letto sforzandomi di riprendere il contatto con la realtà.
I miei occhi distinsero la figura di qualcuno posta proprio accanto a me e non appena mi abituai al buio, riconobbi vagamente i lineamenti del viso di Shane. Era in piedi vicino al letto, un sorriso smagliante gli allargava le labbra e persino avvolta in tutta quella oscurità ero in grado di percepire la gioia che lo animava e che lui stesso sembrava a stento riuscire a gestire.
Dall'altro lato della casa riuscivo a sentire la voce di Jackson e quella di Ian, ma non riuscii a comprendere di cosa stessero parlando, solo a capire che fossero agitati quanto lo era Shane.

- Yuki, forza alzati. Sta nevicando! Andiamo fuori, è da troppo tempo che non vedo la neve, non posso lasciarmi sfuggire questa occasione – mi incitò Shane, allargando le braccia in modo da enfatizzare le sue parole.

Fu solo in quel momento che realizzai che Mizuki non si trovasse più nel letto, ero in grado di udire una serie di schiamazzi provenire dal soggiorno, perciò ne dedussi che io fossi l'unica che non era stata toccata dalla gioia infantile che aveva contagiato tutti all'interno di quell'appartamento. Shane mi afferrò la mano e mi condusse fuori dalla stanza una volta indossate le scarpe, senza nemmeno attendere che indossassi i pantaloni del pigiama. Perciò mi ritrovai a ringraziare mentalmente la mia buona stella che la felpa che indossavo fosse di due taglie più grande e che, di conseguenza, mi coprisse fino a metà coscia.
Non appena feci il mio ingresso nel soggiorno, fui accolta da una serie di sorrisi smaglianti e da volti colmi di felicità che sembravano essere in trepidante attesa di vedere la neve a distanza ravvicinata.
Tutti i presenti in quella stanza indossavano ancora il pigiama, ma a nessuno di loro sembrava interessare. Per un attimo mi parve di essere stata trasportata all'interno del libro di Peter Pan e che presto Shane ci avrebbe cosparsi di polvere di fata assieme a Mizuki per poi aprire la finestra del soggiorno e invitarci a volare assieme a lui nella notte stellata per condurci verso l'Isola che non c'è.
L'allegria che animava i miei amici sembrava così palpabile che mi pareva di poterla sentire mentre mi accarezzava la pelle e mi riempiva i polmoni ad ogni respiro. Dava quasi l'idea che stesse illuminando la stanza di luce propria. Nonostante fosse ancora notte fonda, i sorrisi di tutti erano tanto brillanti da far invidia alle stelle.

- Ora che ci siamo tutto possiamo andare? – domandò Mizuki, saltellando sul posto dando a vedere che non riuscisse più a contenere la gioia e l'eccitazione di quel momento.

I suoi capelli scuri erano legati in una crocchia scomposta e le sue labbra solitamente tinte di rosso erano della loro tonalità naturale. All'interno della felpa che indossava e che sapevo appartenesse a Nate appariva più giovane di quanto già sembrasse in altre circostanze, le sue gambe magre erano nude e ai piedi portava un paio di sneakers dall'aria consunta.
Guardando il suo viso dai lineamenti delicati e il sorriso che lo illuminava mi fu impossibile riuscire a trattenere un risolino. Per qualche ragione che persino nei giorni in cui il gelo che risiedeva in me sembrava essere così fitto da non lasciarmi scampo, lei sarebbe riuscita, anche solo per poco, a riscaldarmi il cuore.

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