Capitolo 14

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«"Sarò sobrio per oggi" certo, come no!» esclama Lisa una volta sulla via di ritorno. Non sa imitarmi per niente.

«Lisa, ci stanno guardando tutti...» mormora Giulia mentre, intorno a noi, la gente si fa perfettamente i fatti propri.

«Sono sobrio, quel tizio se l'è merit...» Ma mi accorgo appena in tempo di parlare ad alta voce e che, presto, la notizia girerà già in televisione. Mi abbasso verso Lisa. «Quel tizio se l'è meritato.»

«Potevi farlo sanguinare un po', e invece no: Raffaele doveva ucciderlo» borbotta lei cercando di parlare piano, nonostante il fracasso intorno a noi riuscirebbe benissimo a coprire le nostre voci. 

«Avrebbe fatto ancora del male a quella ragazza, anzi, forse sarebbe stato peggio.»

«Le avrebbe fatto credere che era stato per colpa sua» continua Giù con un tono stranamente gelido, leggendomi nel pensiero.

Lì sospira, arresasi. «E di certo non potevamo davvero portarla con noi al Covo. Avremmo potuto chiamare la polizia.»

«Sì, e che avrebbe fatto? Non la stava neanche minacciando di morte» ribatto riportando la voce al tono normale, mentre con una mano rifiuto l'offerta di una pizza fritta a un euro: dopo quello che è appena successo, sento il babà di stamattina rivoltarsi nello stomaco.

«No, ma la picchiava e c'erano i testimoni. Di certo ora non saremmo nei casini per colpa di voi due!» Questa volta Lisa guarda anche Giulia, che rimane sorpresa nel ritrovarsi coinvolta.

«Che c'è?» domanda lei con l'aria più innocente possibile, ma Lì non si fa intenerire.

«Ti ricordo che sei stata tu ad attaccare quel tipo per prima! "Evitiamo di parlare di queste cose qui", perché mostrare i nostri poteri invece è meglio?!» sibila lei e rimango stupito nel vederla così aggressiva nei confronti di Giù. L'altra ragazza si stringe nelle spalle.

«Mi ha fatto perdere la pazienza e ho agito d'istinto» si giustifica lei, ma sappiamo tutti cosa l'ha portata davvero a spazientirsi, solo che non vuole ammetterlo.

Sento che Lisa sta per dire qualcos'altro, così decido prontamente d'interromperla.

«Ascoltate, ragazze, cambiamo argomento» propongo, portandomi nervosamente una mano ai capelli. «Che cosa raccontiamo al master?»

«A proposito del master: non ho voglia di risalire a piedi la collina, qualcuno lo chiama?» chiede Giù.

Lisa sbuffa, allargando le braccia. «Non lo so. O gli diciamo la verità o stiamo zitti e aspettiamo che ci legga nella mente, come al solito. Oppure pensiamo ad altro.»

«Non è facile pensare ad altro dopo ciò che è successo» commento, mentre la scena di poco fa mi ritorna in mente come in loop: non ci posso credere che sia stata opera mia.

«Ok, allora vada per la verità» decreta Lisa, seppur poco convinta.

Quindici minuti dopo raggiungiamo la salita per la collina. I lamenti di Giulia sul non voler salire a piedi si fanno più insistenti, così ci nascondiamo dietro un cespuglio per usare il teletrasporto e, un attimo dopo, ci ritroviamo dentro il giardino della Villa, davanti al cancello chiuso. Attraversiamo il lungo sentiero verso l'ingresso, incrociando Ezio il giardiniere, un ometto basso dai corti capelli grigi intento a sfoltire un cespuglio di rose bianche. Ci saluta appena ci vede, ma riesco a ricambiare solo con un sorriso, mentre sento le gambe farsi sempre più pesanti man mano che ci avviciniamo alla Villa. Eppure, improvvisamente, la paura della reazione del master viene sostituita da un'altra ben peggiore: quello che è successo non passerà inosservato. Hanno già chiamato la polizia e avranno cercato di descrivere il nostro aspetto, quello che abbiamo fatto e, se è così, siamo fottuti. Capiterà proprio ciò che il master ha tentato di evitare in tutti questi anni... oppure no.

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