Capitolo 14

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Aprì gli occhi, era mattina.

Ed ecco che si ricominciava con un'altra stupida giornata alla Luisana.

Da quando la settimana prima, la mia vita e quella di Noah avevano preso strade diverse tutto era...così strano e monotono.

Finalmente mi ero resa conto che non avevo motivi di andare avanti. Quella sensazione di vuoto che percepivo in ogni momento di solitudine, prima di incontrare Noah, era tornata.

Vi è mai successo di alzarvi e pensare "tutto questo non ha senso, la mia vita non ha un senso"? Ecco a me sì. Semplicemente non avevo motivo per andare avanti eppure...lo facevo.

Mi sentivo come se l'intero universo mi stesse facendo dei dispetti, all'improvviso, quando meno me l'aspettavo, quando stavo davvero bene. Dei dispetti troppo pesanti per essere chiamati solo dispetti. Mi sentivo come se l'intero universo volesse vedere fino a quanto riuscivo a resististere. Mi sentivo come se non avessi  motivi per vivere ma lo facevo perché non era del tutto finita, c'era ancora qualcosa, o forse non avevo proprio il coraggio di falra finita. C'era la mia famiglia, e quei pochi amici che mi restavano.

I miei compagni di classe? Probabilmente non si accorgerebbero neanche della mia mancanza. Infondo sono loro che prima di tutto ciò mi hanno portato alla "depressione" (?). Con i loro commenti fuori luogo e le loro occhiatacce.

Fortunatamente ho sempre avuto accanto degli amici stupendi.

Da quando Noah era entrato nella mia vita, la "depressione" era andata via, o almeno l'avevo momentaneamente tolta dalla mia mente, ma ora che di me e Noah non restava che un ricordo, mi sentivo così inutile.

Le mie amiche nonostante non fossero del tutto d'accordo con la mia scelta, mi appoggiarono in tutto e non smisero di starmi vicina. Fortunatamente a causa delle impressionanti temperature dovute al cambio di stagione la scuola fu chiusa per due settimane almeno.

Mi alzai, erano le 9.

Scesi giù e trovai i miei fratelli a guardare la tv e mia madre a cucinare.

-Buongiorno raggio di sole- raggio di sole? Sembravo di più un albero appassito.

-'Giorno-

-Tuo padre è a fare rifornimento con gli zii e Tod- la cosa non mi interessava più di tanto, facevano sempre rifornimento.

-Bene- cominciai a fare colazione.

-Prima ha chiamato Sofia. Voleva sapere come ti sentissi.-

-Perché non mi ha chiamata sul cellulare?-

-L'ha fatto...ha detto che era staccato-

-Ah...già è vero-

Da quando ci eravamo lasciati, Noah non faceva che mandarmi messaggi per chiedermi come stessi e sapere se potevamo vederci per parlarne meglio. Messaggi a cui non ho mai risposto. A parte per una volta in cui gli dissi che avrei spento il telefono e ci saremmo rivisti soltanto a scuola, alla fine di queste vacanze extra, come prof di matematica e alunna.

-Che le hai detto?-

-Che stavi ancora dormendo ma la situazione non era cambiata. Tesoro, se stai così male per Noah perché non ci torni insieme?-

-Mamma hai sentito cosa ti ho detto la settimana scorsa? Ha un figlio! Le madri normali dovrebbero gridare un "te l'avevo detto" alle proprie figlie e imporle di non vedere un uomo che è padre con un'altra donna e che non vuole occuparsene solo per lei-

Un amore matematicoLeggi questa storia gratuitamente!