Capitolo 3

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Harry fece una smorfia al proprio riflesso. Il semplice abito nero era elegante, ma non poté fare a meno di chiedersi se poteva far pensare che volesse impressionare il principe, il che naturalmente non era quello che intendeva fare.

Il liscio si era rivelato sorprendentemente conciliante dinanzi al cambiamento di programma. "Il signor Jaminson è un uomo molto impegnato" aveva commentato con una nota scherzosa nella voce, e al riccio erano venuti i brividi.
"Temo che si tratti di un’emergenza" aveva risposto, sebbene non avesse idea di cosa trattenesse Chase dall’intrattenere il suo cliente. Quell’improvvisa assenza non era davvero nel suo carattere, e lui cominciava a preoccuparsi.
"In ogni caso, non vedo l’ora di cenare con lei" aveva concluso Louis, ed Harry aveva fatto un pallido sorriso. Non poteva dire lo stesso, anche se, in verità, il problema era che invece poteva.

Non desiderava che il principe Louis gli piacesse, ma fino a quel momento non era come si era aspettato. Sotto quella maschera di fascino arrogante sembrava sorprendentemente alla mano, a volte persino stravagante. Qual era la sua vera personalità? Conosceva uomini che potevano mostrare due facce contemporaneamente, e Harry aveva già dimostrato di non essere in grado di capire quale fosse quella vera..




Si scostò dallo specchio e si avviò verso il ristorante del Mandarin, in Columbus Circle. Era una breve camminata dal suo appartamento, e la notte dei primi di dicembre era luminosa e fredda.

Il principe lo aspettava all’ingresso del ristorante al trentacinquesimo piano dell’hotel, che godeva di una vista a trecentosessanta gradi sulla città.
<<Principe Louis>>  Si fermò davanti a lui, che gli sorrise.
<<Louis,per favore. Non mi piacciono le formalità.>>

Stava flirtando? Pensava di no, eppure in qualche modo pareva di sì. Era troppo mellifluo, il che lo rendeva sospettoso e freddo allo stesso tempo.

Annuì, mentre il maître li conduceva al tavolo migliore della sala, un’alcova privata con comode poltrone e una fantastica vista su Central Park ormai avvolto nell’oscurità. Harry si tenne occupato con il menù, non sapendo esattamente cosa fare delle proprie mani, o persino del proprio viso. Cercava di apparire freddamente professionale, ma l’atmosfera intima e romantica dell’ambiente gli dava l’impressione di avere una maschera sul viso. Il suo cuore batteva decisamente troppo in fretta.

Louis si sporse in avanti per cogliere una vista migliore della città, Columbus Circle visibile giusto oltre il parco, sfolgorante di luci al neon.
<<Meraviglioso.>>
<<Qual è la sua prima impressione di New York?>>
<<Frenetica.>> Tornò ad appoggiarsi all’indietro. <<Devo ammettere di preferire la vita più tranquilla di Louisville, ma come ho già detto prima, è bello visitare New York.>>
<<La vita più tranquilla...?>> Harry udì lo scetticismo nella sua stessa voce. <<Ma la sua vita è tutt’altro che tranquilla, principe...>>
<<Louis.>> Alzò un sopracciglio. <<Non sapevo che conoscesse così bene la mia vita.>>
<<Non è così, infatti>> ammise il riccio in fretta. <<Ho solo visto i giornali.>>
<<Ah, i giornali.>> il castano annuì, gli occhi che si spostarono da lui.

Che cosa voleva dire? Che quello che riportavano i giornali non era vero? <<Lei sembra avere uno stile di vita adeguato al jet set>> disse cauto.
<<Ovviamente.>> Si strinse nelle spalle mentre prendeva il bicchiere del vino. <<Sono un principe.>>

Harry lo guardò incerto: aveva colto una nota scura e insondabile nel suo tono. Poi lui sollevò lo sguardo, l’espressione rischiarata, sebbene per la prima volta il suo sorriso non apparisse molto sincero.
<<Basta parlare di questo, ora>> concluse con leggerezza.
<<Ordiniamo?>>

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