Capitolo 2

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Il liscio lasciò la mano di Harry con un lieve sorriso, si accorse che l'altro era rimasto a fissarlo come un’idiota. Schiarendosi la gola, fece un cenno verso l’uscita. <<Una limousine ci attende.>>
<<Eccellente. Lei viaggia con stile.>>
<<Come sicuramente fa lei, principe Louis.>>
Il castano sorrise più profondamente, rivelando un sorriso mozzafiato. <<Ovviamente.>> Lo seguì alla limousine mentre lo sguardo del riccio era perso su quella snella eppure potente figura inguainata in un completo elegante e molto costoso.
<<E riguardo i suoi uomini...>> disse accennando alle due guardie del corpo.
<<Possono prendere un’altra auto. Sono solo di rappresentanza...>> Il principe fece una smorfia ironica. <<Ovviamente per la mia immagine.>>

Proprio quello che detestava di più, considerò Harry salendo sull’auto: un uomo ossessionato dalla propria immagine. Eppure c’era quasi una nota di ironia nel commento di Louis, quasi come se si prendesse in giro da solo. Non lo aveva capito bene, e non desiderava farlo.

Quando il castano prese posto sul largo sedile di pelle, per un attimo le sue cosce sfiorarono quelle di Harry, che di nuovo si sentì investire da una fiammata di consapevolezza.
<<Scusi>> mormorò Louis, gli occhi che luccicavano maliziosi.
Harry arrossì.

Si rendeva conto di che effetto aveva su di lui? O era solo abituato ad avere quell’effetto, con tutte quelle donne e/o uomini che gli svolazzavano attorno come falene intorno alla fiamma di una candela?

Non aveva importanza. Lui non gli  avrebbe dato importanza, era un professionista e stava facendo il suo lavoro. Schiarendosi di nuovo la gola, si voltò verso il principe. <<Abbiamo riservato una suite per lei al Mandarin. L’accompagnerò là, poi il signor Jaminson la raggiungerà per cena alle otto.>>
<<Eccellente. Grazie per essere così efficiente.>> Louis gli sorrise di nuovo e il riccio digrignò i denti. Smettila di essere tanto affascinante. 
<<Ho sentito dire che il ristorante ha una vista magnifica su Central Park.>>
<<Sì...>>
<<Si tratta della mia prima visita a New York, sa?>>

Harry non disse nulla. Ma in verità era sorpreso. Pensava che un giocatore come il principe avesse frequentato tutte le metropoli del mondo, o quasi. <<La prima volta negli USA, anzi>> aggiunse Louis, con una nota ironica.
<<Spero che si goda la visita>> gli augurò Harry, la voce contratta. Non riusciva a parlare naturalmente con quell’uomo. Gli ricordava troppo del suo passato, dei terribili errori che aveva commesso.
<<Sono sicuro che sarà così. Spero di avere il tempo di guardarmi attorno.>>
<<Certamente.>> Quello sarebbe stato compito di Chase, non suo, pensò Harry con sollievo. Tuttavia immaginava di dover fare almeno un po’ di conversazione. <<Che cosa le piacerebbe vedere?>>
<<Mi interessa la Pierpont Morgan Library.>>
<<Davvero?>>si meravigliò Harry. Non era ciò che si era aspettata dal principe.
L'altro sollevò un sopracciglio. <<Sorpreso?>>
<<Un pò>> ammise il riccio. <<Non è una tra le dieci attrazioni turistiche più richieste delle città.>>
<<Lei c’è stato?>>
<<S-sì>> ammise riluttante. La biblioteca era uno dei suoi luoghi preferiti in città. Si recava là ogni volta che aveva necessità di un luogo calmo e silenzioso.
<<Allora forse potrebbe accompagnarmi>> suggerì Louis, e Harry non udì alcun sottinteso nel suo tono, solo sincero interesse. Non sapeva cosa rispondere, così annuì guardando fuori del finestrino.
<<Siamo fortunati, non c’è troppo traffico.>>

Nessuno dei due parlò più per il resto del tragitto. Quando Harry scese dall’auto davanti al Mandarin Hotel, il telefonò ronzò annunciando un messaggio. Era da parte di Chase. 

<<Non posso essere presente per la cena. Prendi tu il mio posto.>>






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Nooooota: Louisville esiste eccome, città del Kentucky precisamente. Fingiamo che non appartenga agli Stati Uniti....
Fingiamo insieme.... Fingiamo insieme taaante cose!

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