Capitolo 1.

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Apro lentamente gli occhi, cercando di capire dove io sia.
Fuori fa caldo, il che non è una novità dato che siamo a Luglio.
È stata la prima notte passata nella nuova casa, il nuovo letto a una piazza e mezza è molto comodo e la mia stanza è molto più grande rispetto a quella che avevo nella vecchia città: le pareti sono grigie e si intonano molto al colore bianco delle porte, ho già attaccato alcune foto scattate in giro al muro, contornate da delle luci festive bianche.
Mi sento molto a mio agio in questa casa, ed è una cosa totalmente nuova per me. Non mi sono mai ambientata così facilmente in tutte le case in cui ho vissuto.
Mi stiracchio le braccia e sbadiglio, poi guardo fuori dalla finestra.
Il sole splende alto, il cielo è azzurro e gli alberi verdi si muovono lentamente, ciò mi fa capire che un leggero vento soffia fuori.
Mi alzo dal letto, e indosso le mie infradito; successivamente scendo le scale.
Noto che ci sono ancora alcuni scatoloni da svuotare...
Arrivo alla cucina, e noto mia madre preparare la colazione.
Adoro mia madre, e adoro tutti i sacrifici che ha sempre fatto per me.
È alta quanto me, snella... come se non avesse mai avuto me in grembo, ha i capelli mossi e biondi che le cadono dolcemente sulle spalle e gli occhi verdi. È una bellissima donna, a parer mio.
«Buongiorno amore! Siediti a tavola, la colazione è quasi pronta.» Mi sorride mentre si asciuga le mani bagnate su un panno.
«Buongiorno, mamma.» Ricambio il sorriso e mi siedo a tavola. Noto una mancanza fondamentale: il mio cane.«Mamma, abbiamo lasciato Robin sull'aereo?» Rido.
«Oh, no!» Ride anche lei.«È fuori, in giardino.» Indica col dito la porta trasparente scorrevole, che lascia entrare molta luce naturale, sul retro. Annuisco.«A proposito, tesoro: non è che potresti passeggiarlo dopo la colazione, io devo scappare subito a lavoro... sai, non vorrei fare tardi il primo giorno!» Mi sorride.
«Certo.» Addento un pezzo di uovo strapazzato.
«Qua ci sono le chiavi, grazie mille amore.» Mi stampa un bacio sulla fronte e sale le scale.
Dopo la colazione vado in bagno per farmi una bella doccia rinfrescante.
Mi spoglio, mi infilo sotto la doccia e lascio che l'acqua fresca bagni tutto il mio corpo, dopo di che insapono lentamente il mio corpo.
Dopo la doccia mi vesto con una canottiera grigia e dei leggings neri, e per finire indosso le mie solite vans. Allungo le mie ciglia con un mascara e coloro le mie labbra di un beige non molto scuro, adesso sono pronta.
Scendo di sotto, prendo il guinzaglio, le chiavi, ed esco di casa.
Proprio davanti la porta mi rendo conto di quanto caldo ci sia fuori, quindi raccolgo i miei capelli in una cosa alla rinfusa e inizio a camminare con Robin, che a quanto pare non vedeva l'ora di uscire, dato il modo in cui sta tirando.
Ad un tratto trovo un sentiero, e allora decido di sganciare Robin, in modo da farlo camminare libero e tranquillo.
Il sentiero e coperto ai lati da degli enormi cespugli, e degli alberi immensi tendono a creare un arco tutto verde... è una cosa davvero bella da vedere!
Regna il silenzio, siamo solo io e il mio cane che annusa le piante attorno a lui.
Questa passeggiata mi serve, almeno così inizierò a conoscere le strade.
Quando tutto sembra andare bene e per il verso giusto, Robin inizia ad abbaiare facendomi sussultare, e dopo ciò inizia a correre.
«Robin ma dove diamine stai andando?!» Inizio a corrergli dietro, cercando di acchiapparlo in qualche modo, ma tutto ciò è inutile, non riesco a prenderlo.
Addirittura inciampo e cado...
Alzo immediatamente lo sguardo, per capire verso che direzione stia andando.
Mi brucia il ginocchio destro, abbasso lo sguardo e noto che mi si è sbucciato.. e il leggings è strappato proprio in quel punto lì.
Strigo la mascella e ringhio chiudendo i pugni.
Il mio cane non ha mai fatto così!
Ricomincio a correre lungo tutto il sentiero, che prosegue tutto dritto.
Sento delle voci provenire da alcuni cespugli, quindi mi guardo intorno, ma non vedo nessuno.
Ho il respiro affannato, mi fanno molto male le gambe, neanche io so quando ho corso.
Proseguo tutto dritto, ad un certo punto trovo una grossa insegna davanti a me: "Horse Riding School." Con sotto scritto: "Benvenuti!"
Mi trovo all'ingresso di un maneggio!
Sento dei nitriti provenire da dentro, delle urla e... un abbaio! È Robin!
Corro immediatamente, cercando di capire da dove venga questa baldoria, e finalmente ecco che ritrovo il mio cane.
«Robin!» Urlo. Corro verso di lui.
«Attenta!» Un ragazzo mi urla contro e mi acchiappa dal braccio. Mi giro immediatamente per vedere chi diamine è questo essere molesto e poco garbato, e davanti a me mi ritrovo un ragazzo alto circa un metro e ottanta, con degli occhi molto chiari e i capelli biondi. Le maniche della sua polo sembrano scoppiare, visti i bicipiti che ha.«Cosa diamine avevi in mente di fare?!»
«Stavo solo recuperando il mio cane.» Rispondo acida e infastidita.
«Beh, il tuo cane» Dice con maniera arrogante.«Ci ha appesantito il lavoro, più di quanto non lo sia già! Non hai visto cosa stiamo tenendo alla corda?!» Noto che due persone stanno tenendo un cavallo baio, con una lista perfetta sul muso, che non fa altro che impennare e alzare la testa, sono quasi spaventata dalla scena: quei due uomini stanno rischiando molto!
«Potresti gentilmente lasciarmi il braccio?! Mi stai facendo male.» Rispondo strattonando il braccio in gabbia.
Lui abbassa lo sguardo sul mio braccio, poi molla la presa.«Riprenditi quel cane e cerca di tenerlo legato, dato che non è molto amichevole con gli animali.» Mi dice guardandomi dritta negli occhi... dopo di che va verso il cavallo.«Mettete Skyfall nel box.» Dice a quei due signori.
Prendo Robin dalla pettorina e gli attacco il guinzaglio.
«Grazie per la bella figura che mi hai fatto fare, Robin.» Sbuffo.
«Dovresti stare più attenta, la prossima volta.» Un'altra voce, stavolta femminile, proviene da dietro e si riferisce a me.
Mi volto e noto una ragazza alta quanto me, con i capelli rossi, raccolti in due graziose treccine che partono dalla radice. Ha una canottiera azzurra, dei pantaloni blu e indossa anche un paio di stivali neri tutti sporchi e infangati. In una mano tiene un casco da equitazione con all'interno un paio di guanti neri in pelle, nell'altra un frustino.
Mi sorride.«Io sono Hanna, piacere!» Mi porge la mano. È molto gentile.
«Io sono Zoey.»
«Adoro il tuo nome! È molto raro trovare ragazze che si chiamano Zoey!» Incrocia le sue mani davanti il viso e mi sorride entusiasta.
«Oh beh, grazie!» Sorrido e sposto una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
«Vedo che grazie al tuo piccolo amico ha già fatto amicizia con Marcus.» Ride mettendo tra virgolette la parola amicizia.
«Oh si, lui è molto gentile e garbato nei modi!» Dico sarcasticamente.
«Devi scusarlo, a volte non misura le parole! È fatto così. È il cugino della proprietaria del maneggio.» Dice accarezzando Robin.
«Ah si? Qual è il suo ruolo qua dentro, comandare a bacchetta tutti?!»
«No, in realtà lui è un istruttore, il più giovane dato che ha solo vent'anni.»
«Oh.. beh, in ogni caso è molto arrogante.»
«Nah, non lo è. È molto nervoso questa settimana. Da quanto è arrivato Skyfall sono arrivati anche alcuni problemi insieme a lui.» Risponde facendo spallucce.
«Skyfall è quel cavallo di poco fa?»
Annuisce.«Vieni, te lo faccio vedere.» Dice facendomi cenno con la mano di seguirla.
E allora, con Robin al guinzaglio questa volta, la seguo.«Queste sono le nostre scuderie.» Dice non appena entriamo.
C'è un lungo e largo corridoio pieno di box... ce ne saranno almeno una cinquantina!
«E qua c'è Skyfall.» Dice avvicinandosi a uno di quei box. Mi avvicino lentamente, quasi un po' spaventata.«È un puledro di 4 anni. L'hanno portato via da un maneggio dove lo maltrattavano ogni giorno. Ha molti traumi. Marcus sta pensando di iniziare la Parelli con lui.»
«Parelli?» La guardo inarcando un sopracciglio.
«È una specie di educazione del cavallo... in pratica al cavallo si fanno vedere oggetti come ombrelli, corde, coperte e si appoggiano su di esso, in modo da fargli capire che non c'è nessun pericolo se quell'oggetto è accanto o sopra di lui.» Risponde.
«Capisco... un lavoro abbastanza complicato.» Rispondo guardando Skyfall.
Lui sta guardando me, ha le orecchie tese e i suoi occhioni mi scrutano per bene.
«Pare che tu gli faccia simpatia!» Ridacchia. Le sorrido e riprendo a guardare il grosso cavallo che mastica fieno.
«Hanna.» Entrambe ci giriamo, c'è Marcus davanti a noi.
«Si Marcus, dimmi.» Risponde lei sorridendogli.
«Vai a sellare Butterfly, tra poco iniziamo.» Risponde. Poi guarda me, e un ghigno gli si disegna sul volto.«Veloce, e smettila di fantasticare su Skyfall, sarà il futuro cavallo di Margaret, non appena lo rieducherò.» Dice. Poi va via.
«Chi diamine è Margaret?» Domando.
«Un'arrogante, presuntuosa e falsa agonista. Lavora con Tom, l'istruttore degli agonisti. Questo genere di persone hanno migliaia di articoli da equitazione, almeno 3 cavalli di proprietà e talmente tanti soldi che potrebbero bruciarli o buttarli.» Risponde lei schifata.
Ah si, un po' come le cheerleader nei licei.
«Vieni, accompagnami a sellare Butterfly.» Mi sorride.
Hanna è una persona dolcissima e molto gentile, mi sta piacendo molto stare con lei.
Arriviamo al box del cavallo che deve montare Hanna.
«Mi passeresti la capezza, per favore?» Mi domanda aprendo il box.
«Oh si, la capezza..» Rispondo. In realtà non ho ben che la minima idea di cosa sia una capezza.«Hanna... cosa è una capezza?»
Lei scoppia a ridere.«Ah già, non hai mai cavalcato! Scusami.» Ride.«È quella cosa beige appesa al muro.» Rido anch'io e gliela passo.
Infila la capezza a Butterfly dalla testa e poi attacca la corda «Okay, adesso usciamolo.» Schiocca alla lingua e lo tira dalla corda.
Butterfly esce da box. Ha la schiena piena di fieno e i crini tutti arruffati.«C'è un bel po' di lavoro da fare.» Dice portandosi le mani ai fianchi e sbuffando.
«Vuoi che ti dia una mano?» Dico gentilmente.
«Oh, si! Mi renderesti il lavoro un po' meno complicato!» Mi sorride e mi lancia addosso due specie di spazzole.
«Cosa sono?»
«Brusca e striglia! Prima passi la striglia con movimenti circolari su tutto il corpo, attenta alle zone con poca carne, rischi di fargli male...» Dice indicando la striglia alla mia destra.«Poi con la brusca spolveri il pelo con movimenti che vanno verso la direzione del pelo. È semplice, no?» Fa spallucce e mi sorride.
Annuisco e sorrido... successivamente mi metto all'opera iniziando dalla striglia. La piccola cavalla sembra gradire.
Finito il lavoro con le spazzole attendo, sperando che Hanna mi dica di fare qualcos'altro.
«Okay, adesso se vuoi puoi pulirgli gli zoccoli!» Dice non appena finisce di spazzolare i crini della grossa cavalla.
«Cosa...» Dico sbarrando gli occhi.
«Dai, è semplice.» Prende dal suo baule una specie di uncino con dietro uno spazzolino.«Devi sollevare lo zoccolo del cavallo...» Dice passando la mano sulla gamba di Butterfly, arrivata allo stinco fa un po' di pressione e l'animale alza la zampa.«E passare il nettapiedi.» Dice, mostrandomi come pulire lo zoccolo.«È importante che tu pulisca bene la forchetta e la corona.» Abbassa lo zoccolo al cavallo e si ricompone.«È semplice, su!»
«Okay, ci provo...» Sono un po' insicura. Diciamo che lo zoccolo di un cavallo in pieno viso non è una delle cose migliori...
Faccio gli stessi passi che ha fatto Hanna al primo zoccolo. Con delicatezza gli accarezzo la gamba, cercando di fargli capire che non c'è nessun pericolo, arrivata allo stinco faccio pressione e Butterfly alza la zampa.
Wow, un gioco da ragazzi!
«Visto? Ce l'hai fatta!» Mi sorride e applaudisce compiaciuta.
Sorrido anch'io.«Okay, adesso mettiamo i paracolpi e la selliamo!» Sembra quasi felice di avere compagnia. Mi passa i paracolpi e mi dice di metterli sullo stinco del cavallo. Successivamente lei lo sella, mettendo un sottosella rosso, un agnellino bianco e la sella nera. Dopo di ciò mette la cuffietta sulle orecchie e in fine la testiera.
«Okay, Butterfly è pronto. Adesso devo solo salire.» Avvicina il cavallo a uno scalino dove lei sale, dopo infila un piede dentro la staffa e con una spinta si tira su.«Vieni? Mi guardi fare lezione!»
Annuisco e la seguo.

Hanna è davvero brava ad andare a cavallo, non ne ha sbagliata nemmeno una... o almeno credo!
In campo ci sono lei e Marcus, il ragazzo di poco fa. Quest'ultimo non smette di fissarmi.
«Dai gambe, Hanna! Sennò non capirà mai che deve saltarlo al galoppo quel verticale!» Urla lui ad Hanna.
Hanna da un colpo di gambe e schiocca la lingua per fare accelerare Butterfly... finalmente parte al galoppo.
Passando accanto a me, Hanna mi sorride e fa una smorfia, il che mi fa molto ridere. Dopo però mi accorgo che Marcus sta venendo verso di me.
Torno seria in viso e cerco di ignorarlo.
Si appoggia alla staccionata e guarda Hanna galoppare.
«È davvero brava, eh?» Dice.
Continuo imperterrita a guardare la mia nuova amica galoppare accanto la staccionata.«Ti sei inghiottita la lingua?» Dice ridacchiando.«Forse è stato il tuo cane... com'è che si chiama, Robin?» Dice guardando il mio cane e accarezzandolo.
Mi sento abbastanza irritata.«Nessuno ti ha dato il permesso di accarezzarlo.»
«Beh, se dobbiamo metterla così... nessuno ti ha dato il permesso di aiutare Hanna a sellare la cavalla.» Risponde incrociando le braccia. Alzo gli occhi al cielo e rivolgo nuovamente il mio sguardo ad Hanna.«Accidenti... il tuo secondo nome è "acida", per caso?»
«Il tuo immagino sia "rompicoglioni", invece... vero?» Rispondo io con un sorrisino tremendamente antipatico. Scoppia a ridere e scuote la testa lentamente.«Sai solo ridere?» Sbuffo.
«E tu sai solo combinare guai?» Risponde lui.«Ti è scappato il cane e stavi per essere calpestata da uno stallone... Hai in mente qualcos'altro per oggi?» Dice guardandomi dritta negli occhi.
«Immagino tu abbia tanti amici, dato il modo in cui ti poni con le persone. Non è così, forse?» Rispondo io ricambiando lo sguardo nero come la pece.
«Potrei dire lo stesso, bambolina.»
«Non chiamarmi bambolina.» Dico poggiandomi pesantemente sulla staccionata bianca.
«Oh, scusami... bambolina.» Si morde il labbro inferiore.«Vai su quell'ostacolo, Han.» Urla.«Scusami, bambolina, ho una lezione da svolgere.»
«Ed io una persona da ignorare ed evitare.» Dico secca.
A fine lezione Hanna esce dal campo con accatto la dolce cavalla.
«Allora, come sono andata?» Dice sorridente, staccandosi il cap.
«Sei stata bravissima. O almeno penso... sai, non ne capisco nulla di questo sport.» Rispondo quasi imbarazzata.
«Oh, ti ringrazio! Sei dolcissima... in ogni caso non è mai troppo tardi per nuove esperienze.» Risponde facendomi l'occhiolino.
Le sorrido. Cavolo, in effetti mi è piaciuto un sacco guardare Hanna mentre svolgeva la sua lezione. Lei è Butterfly sembravano una cosa sola, avevano grazia da vendere durante quel galoppo lento e ritmato...
«Sai che ti dico? Va bene. Proviamoci!» Rispondo portandomi le mani ai fianchi e sfoggiando un bel sorriso.
«Cosa, davvero?!» Spalanca gli occhi e un sorriso le si disegna in volto.«Accidenti, è una cosa fantastica! Dirò a Marcus di metterci insieme durante le lezioni. Sono davvero contenta. Vedrai che non te ne pentirai. Domani ci sarà Sophie in giro... la proprietaria del maneggio. Puoi parlare direttamente con lei! Ti aspetto.» Dice sorridente. Annuisco sorridendo ad Hanna.«Aspetta, prima che tu vada via... devo assolutamente avere il tuo numero di telefono.» Dice porgendomi il suo cellulare. Le scrivo il numero, e dopo essere stata con lei circa mezz'ora, vado via.
È assurdo, non sono qua da nemmeno una settimana e già ho conosciuto alcune persone, e alcuni amici a quattro zampe... tra cui Skyfall...
Quel cavallo mi trasmette un mix di emozioni assurde, mi intimorisce e incuriosisce allo stesso tempo... è un cavallo magico, a parer mio.
Sono molto emozionata... domani andrò dritta da Sophie per mettermi d'accordo con lei per le lezioni...
Il primo ostacolo da superare però è mia mamma...

Skyfall.Leggi questa storia gratuitamente!